Hiv, al via progetto #trattamibene

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Roma, 29 ott. (AdnKronos Salute) – Nella battaglia contro l’Hiv c’è un obiettivo ancora lontano da raggiungere al più presto e in poco tempo: il quarto 90. Secondo quanto definito dal programma Unaids (United Nations Programme on Hiv/Aids), infatti, la soppressione del virus deve passare dal raggiungimento di 3 ‘target’ 90: che il 90% delle persone affette da Hiv siano diagnosticate; che il 90% delle persone affette inizino il trattamento corretto; che il 90% delle persone sotto trattamento non abbia tracce riscontrabili del virus nel sangue. A questi però la comunità Hiv ha aggiunto un ulteriore 90, legato alla qualità di vita, ossia garantire che il 90% delle persone con Hiv abbia una buona qualità della vita correlata alla salute (Hrqol), su cui ancora bisogna lavorare molto.

La strada da percorrere per raggiungere questo quarto 90 può essere sintetizzata con un solo concetto chiave: ‘Trattare Bene’ le persone con Hiv in ogni contesto, da quello lavorativo a quello sociale/sanitario, fino all’ambito politico/istituzionale. #TrattamiBene è quindi il nome della nuova iniziativa sull’Hiv, che nasce come ulteriore capitolo della campagna ‘HivGuardiamOltre’ puntando al miglioramento della qualità di vita grazie al contributo di 9 associazioni di pazienti attive a livello nazionale (Anlaids Onlus, Ala Milano Onlus, Arcigay Onlus, Asa Onlus, Circolo Mario Mieli, Arcobaleno Aids Onlus, Nps Italia Onlus, Nadir Onlus, Plus Onlus), con il patrocinio di Icar (Italian Conference on Aids and Antiviral Research) e Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali), e il supporto incondizionato di Gilead Sciences.

Un nuovo spazio di informazione e discussione che, grazie alle associazioni e ai clinici partecipanti, scatta una nuova fotografia dei bisogni delle diverse popolazioni con Hiv – dagli Msm (uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini) ai detenuti, ai migranti, ai transgender, ai coinfetti Hiv/Hcv – identificando 7 aree principali su cui lavorare per andare incontro a questi bisogni. “Questo quarto 90 vuol dire vivere con Hiv e, nonostante l’Hiv, vivere con una buona qualità di vita. Non basta più vivere senza la replicazione di Hiv nel sangue, ma la qualità di vita diventa un aspetto fondamentale”, afferma Antonella D’Arminio Monforte, direttore Malattie infettive dell’Ospedale San Paolo di Milano.

“E questo è reso possibile dal valore rappresentato dall’innovazione terapeutica e da cure sempre più efficaci – sottolinea Massimo Andreoni, professore di malattie infettive all’Università Tor Vergata di Roma, che insieme a D’Arminio, Silvia Nozza del dipartimento Malattie infettive San Raffaele di Milano e Lorenzo Badia, infettivologo dell’Ospedale Sant’Orsola di Bologna, ha contribuito a dare una chiave di lettura dal punto di vista clinico – Persone con Hiv oggi si trovano a invecchiare con Hiv e quindi a concentrarsi su aspetti fino a oggi tralasciati, andando oltre l’orizzonte medico-sanitario per focalizzare l’attenzione al valore della persona con Hiv”.

Le voci narranti dei clinici e dei presidenti delle associazioni che sostengono il progetto possono essere ascoltate insieme a quelle delle associazioni dei pazienti sul sito www.trattamibene.it; sul sito è possibile leggere e scaricare anche il documento/manifesto TrattamiBene, che contiene i 7 concetti chiave per Trattare Bene chi convive con il virus.

#TrattamiBene diventa anche l’hashtag ufficiale del progetto. Un modo per aggiungere ulteriori voci sulla quotidianità di chi è colpito da Hiv o che lo conosce da molto vicino. Chiunque voglia contribuire al progetto potrà farlo utilizzando l’hashtag e raccontando la sua esperienza sui propri canali social. I contributi ritenuti rilevanti saranno presi in considerazione per lo sviluppo futuro del progetto, che mira soprattutto a identificare e affrontare i nuovi bisogni di chi convive con il virus.

“La qualità della vita non è solo un presidio medico o un presidio diagnostico – precisa Simone Marcotullio, vicepresidente dell’associazione Nadir Onlus – E’ tutto quello che c’è attorno, è come si sta in società, è come si è inseriti, l’assenza di stigma, la serenità, la capacità di progettare”.

In questo processo di attenzione verso la qualità della vita anche le aziende possono giocare un ruolo rilevante, a partire da Gilead che ha contribuito alla nascita e sviluppo dell’iniziativa. “Per noi di Gilead Italia #Trattamibene significa tenere il paziente al centro di tutta la nostra attività, dalla ricerca allo sviluppo dei farmaci – dichiara Cristina Le Grazie, direttore medico di Gilead Italia – In particolare, per l’ambito dell’Hiv vuol dire sviluppare e portare ai pazienti farmaci che siano efficaci e sicuri nel lungo termine e che, allo stesso tempo, permettano di raggiungere e mantenere nel lungo termine una qualità di vita ottimale”.