Hydrogest Campania, cattiva gestione depuratori: danno erariale di 53 milioni di euro

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Non solo ha riconsegnato i depuratori di Napoli non rifunzionalizzati, ammodernati e adeguati alla normativa ambientale, come era previsto dalla concessione, ma addirittura in uno stato peggiore rispetto al 2006. Per questo la societa’ ”Hydrogest Campania Spa”, ed altre due Non solo ha riconsegnato i depuratori di Napoli non rifunzionalizzati, ammodernati e adeguati alla normativa ambientale, come era previsto dalla concessione, ma addirittura in uno stato peggiore rispetto al 2006. Per questo la societa’ ”Hydrogest Campania Spa”, ed altre due ad essa collegata, sono finite nel mirino della Guardia di finanza partenopea che, su incarico della Corte dei conti, ha accertato un danno erariale complessivo di 53 milioni di euro. La Hydrogest è, infatti, la società appositamente costituita nel 2006 per gestire, in regime di project finance, cinque impianti di depurazione delle acque reflue di Napoli, per una durata di 15 anni. L’azienda si aggiudicò la concessione presentando un Piano economico finanziario (Pef) che prevedeva investimenti privati per 120 milioni di euro, a fronte della gestione e l’incasso dei canoni sulle acque reflue, per un volume di introiti stimato in oltre un miliardo di euro. La vicenda – Ricostruendo la complessa vicenda, i finanzieri hanno appurato che in base a una clausola inserita nella convenzione l’erario si accollava, in caso di mancata riscossione dei canoni sulle acque reflue, tutto il rischio imprenditoriale, garantendo con risorse proprie il ”volume dei ricavi attesi”, pari a 62 milioni di euro annui. In tal modo, la società concessionaria non aveva alcuna convenienza nell’intraprendere azioni nei confronti dei Comuni morosi, in quanto la differenza, tra l’incassato e i ricavi attesi sarebbe stata garantita dalla Regione Campania. Dall’agosto del 2012 gli impianti sono passati a una gestione commissariale, che riesce, allo stato, a garantire una gestione efficiente, certificata dalle analisi condotte a valle della depurazione, a fronte di una spesa mensile di circa 4 milioni di euro. Sequestro dei beni – Nel frattempo, sulla base degli elementi investigativi forniti dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Napoli, la Procura contabile ha contestato – a titolo di dolo e/o colpa grave – a ”TM.E Spa”, ”Giustino Costruzioni Spa” e ”Hydrogest Campania Spa”, nonché a 7 soggetti – dei quali due pubblici amministratori, due dirigenti pubblici e tre dirigenti d’azienda, la responsabilità di un danno erariale quantificato in circa 53 milioni di euro complessivi. Per tali responsabilità, la Guardia di finanza ha notificato ai medesimi soggetti un decreto emesso dalla Corte dei conti per la Campania, che ha disposto – a scopo conservativo – il sequestro di beni mobili e immobili e valori sino a concorrenza dell’intero danno erariale contestato.