I balbettamenti della Boschi e la vera identità di Elena Ferrante

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1.

Domenica si vota per eleggere il Consiglio della Città Metropolitana. Sono elezioni di secondo grado. Non vota il popolo, ma i consiglieri comunali, con voto ponderato a seconda del numero di abitanti del Comune nel quale i consiglieri stessi sono stati eletti. Questo significa che i consiglieri eletti nel comune di Napoli, di tutte le espressioni politiche, faranno man bassa di eletti, essendo di gran lunga i più “pesanti”. E questo è uno dei punti deboli, fra i tanti, di questa figura Istituzionale di “nuovo” conio. Quando ero “piccolo”, fui Assessore e poi Presidente della Provincia di Napoli. Da Assessore, fra le altre, chiesi che mi venisse assegnata una delega, che non interessava a nessuno, quella all’ufficio Studi. La chiesi perché volevo riempirla di contenuti e la “utilizzai” per alimentare il dibattito sul governo dell’Area Metropolitana. Si fronteggiavano, a quel tempo, due tesi: una sostenuta dai Sindaci delle grandi Città (Novelli, Vetere, Aniasi e poi Tognoli) e da Marco Pannella, che proponeva la figura della “grande” città, che fagocitava, e assorbiva, l’Area metropolitana; l’altra sostenuta da me e pochi altri che ipotizzava un governo equilibrato dell’Area Metropolitana, che presupponeva anche la “perdita” di poteri da parte dei Comuni. Avevo impegnato il Censis di Giuseppe De Rita e Michele Dau in una ricerca che partisse dagli usi, dai costumi e dai bisogni dai cittadini dell’Area Metropolitana, per dimostrare la loro omogeneità poneva l’esigenza che a quei bisogni omogenei ci fosse una risposta omogenea sul piano istituzionale. La nostra Area Metropolitana, poi, presenta una conurbazione vastissima e popolosissima, senza soluzione di continuità, e non si capisce perché la risposta debba essere disomogenea. L’attuale organizzazione istituzionale dell’Area Metropolitana, a parte le competenze, che sono identiche a quelle delle antiche Province, determina, proprio con il peso di Napoli, sostanzialmente una sorta di “Grande Napoli”, che fagocita tutto il resto dell’Area Metropolitana,  senza assicurare la rappresentanza equilibrata di tutti i territori, come avveniva con i vecchi “collegi” elettorali. Il tutto aggravato dalla circostanza che il Sindaco del Comune Capoluogo è, per legge, anche il Sindaco della Città Metropolitana. Sostanzialmente quelle attuali impropriamente proliferate, registrano solo un deficit di democrazia e non assicurano governo equilibrato dei problemi omogenei di tutta l’Area Metropolitana. Spezzerò, non per nostalgia, una lancia a favore delle vecchie Province, anche esse impropriamente ed irresponsabilmente proliferate, perché la loro abolizione, prevista nella rivista costituzionale, non viene surrogata dell’individuazione di una nuova figura istituzionale, che risolva i cosiddetti problemi di “area vasta”, che non si risolvano né con i consorzi fra Comuni, né con l’unione dei Comuni, che può riguardare solo problemi specifici. Il Ministro Boschi, oltre a limitarsi a “replicare” il Presidente del Consiglio, su questo argomento particolare, a Porta a Porta, l’ho sentita balbettare. Letteralmente. Ci vuole ben altra preparazione istituzionale per affrontare tematiche che riguardano, in definitiva, la vita dei cittadini.

2.

Per quanto possa interessare, non condivido l’ “accanimento” che Il Sole 24 Ore ha messo in campo per individuare la vera identità della scrittrice Elena Ferrante. Alla fine sappiamo, ma la notizia non è confermata, che Elena Ferrante sarebbe Anita Raja. A differenza di tanti, ed a prescindere da questioni fiscali e di reddito, penso che quell’“anonimato” nascondesse un fascino sottile, che non poteva che fare bene al Valore della Lettura. E della Cultura. E non importa, ma non è certo che sia così, se una parte del successo fosse dovuto proprio a questo “nascondersi”. Il successo, anche internazionale, dice che la Ferrante è davvero brava e, per giunta, anche “modesta”, se ha deciso di non “mettersi in mostra”. Sia come che sia, credo che non sia stata una operazione-verità, quella messa in campo dal prestigioso giornale economico, di cui comunque non si sentiva grande bisogno, ma solo la ricerca, ben riuscita, di realizzare uno scoop. Credo che il valore della Lettura non abbia tratto alcun vantaggio e che quel fascinoso mistero alimentasse la sana curiosità, che a volte aiuta, o incoraggia, le persone a leggere.

Franco Iacono