I commessi piaggiatori

66
in foto da sinistra Nino Masiello e Luigi de Filippo

1
La saga della piaggeria. Sindaci, operatori, opinionisti, cittadini, tutti a “farsi vedere” con Matteo Salvini, a farsi fotografare, ed applaudire. E lui, felice di aver “conquistato”, dopo la Calabria, anche un luogo celebre come l’Isola d’Ischia, si è “concesso” volentieri. Perfino nelle mani di un nostro celebrato barbiere di Lacco Ameno. Poi ha distribuito alcune “sentenze”: “Per i terremotati non si è fatto niente.” Ed è vero. Ed ha alimentato la speranza da riporre nel nuovo governo, magari da lui presieduto. Poi ci ha fatto sapere che l’”abuso è abuso, ma una cosa è la villa in riva al mare, o vista mare, un’altra (ohibò!) il soppalco, un garage o una tettoia”. Non ci ha dato il suo autorevole “parere” sulla via di mezzo, che qui è maggioritaria, cioè sulle case “normali”, costruite abusivamente. Ha dato la colpa, come al solito, alla Regione, governata dal PD, ma non ci ha detto altro. Pur tuttavia è stato applaudito lo stesso da tutti coloro che avevano, di un colpo, dimenticato le sue posizioni contrarie all’idea “condonistica” di berlusconiana memoria, come pure avevano dimenticato tutti i suoi insulti al Mezzogiorno ed ai Meridionali, gli emigranti della prima ora verso il nord dell’Italia, rinnovati oggi verso i migranti di questi giorni. Così va il mondo, ma quello che disturba, non meraviglia, è la piaggeria di tanti, di troppi. Naturalmente, nessuno gli ha ricordato che, prima di lui, qualche altro Milanese era passato da queste parti ed aveva lasciato ben altri segni, davvero indelebili. Angelo Rizzoli non solo aveva rivoluzionato l’economia dell’Isola d’Ischia, ma aveva donato agli Ischitani l’Ospedale Anna Rizzoli ed il campo sportivo di Forio, inaugurato dal Milan di Schiaffino e Liedholm nel 1958. Eppure il “nostro” è tifoso del Milan. L’altro milanese è stato Luchino Visconti che questa terra scelse come sua dimora terrena, facendone il centro delle sue “creazioni” più importanti, con il gruppo dei suoi fedelissimi da Zeffirelli a Delon, a Mastroianni, a Berger, a Umberto Orsini, a Suso Cecchi D’Amico. E, dopo, la volle dimora delle sue ceneri, che, neglette, sono sotterrate nel parco adiacente alla Colombaia. Intanto, i nostri solerti “piaggiatori” hanno fatto sicuramente bene a non parlargli del Museo di Villa Arbusto e della Coppa di Nestore. C’era il rischio che il prode Nestore fosse scambiato per un guerriero… Longobardo. Tutto nella “norma” di questo tempo: gli stessi che solo qualche mese fa si spellavano le mani per il fu Cavaliere, ora applaudono Matteo Salvini, che da Claudio Amendola viene definito “il politico più importante degli ultimi 20 anni”! Ipse dixit!

2.
La scomparsa di Luigi De Filippo ha provocato un cordoglio unanime ed il corale riconoscimento alla sua Arte e a quella della sua famiglia. In lui, anche in vita, si sono composti i contrasti che pure avevano diviso quegli autentici “mostri sacri” che furono Eduardo, Peppino e Titina De Filippo. Ho avuto la ventura di incontrare e conoscere Don Luigi, come amavo chiamarlo. Merito della moglie Laura Tibaldi, figlia di un antico dirigente socialista di Benevento, Antonio Tibaldi, che io conoscevo bene. Il nostro incontro, piacevole, interessante, vivace ha… prodotto alcuni piccoli eventi con Luigi De Filippo protagonista. Sia a Villa Arbusto, nell’ambito delle iniziative che organizzavo per conto del Comune di Lacco Ameno, sia in quelle curate per le Cantine di Pietratorcia, nell’antica Libreria Mattera, a Forio. In queste occasioni Don Luigi si “dava” con la sua generosità, con la sua umanità, con la sua Arte. Al centro delle conversazioni, ovviamente, la saga di quella grande famiglia: fra aneddoti, racconti, letture. Ma protagoniste furono anche le canzoni napoletane preferite in famiglia, per non dire della gastronomia di casa De Filippo. Nei racconti risultava centrale il rapporto con suo padre Peppino, ma intrigante era la descrizione del rapporto con zio Eduardo e zia Titina. E qui mi piace ricordare il “coduttore” di quelle serate: il compianto Nino Masiello, uomo di cultura profonda, innamorato di Forio e dell’Isola d’Ischia. Serate indimenticabili non solo per me, ma per le centinaia di suoi ammiratori che ebbero la possibilità di vederlo da vicino, di sentirlo non dal palco di un teatro. Toccando con… mano il suo calore umano e percependo direttamente la sua gioia di donarsi al pubblico. Grazie Don Luigi della tua preziosa amicizia. E, se Laura vorrà, potremo, anche qui ad Ischia, avviare una iniziativa che lo ricordi nel tempo. La terra ti sia lieve.