I fantasmi di Piazza Mercato: la Napoli di Giacomo Esposito tra storia, mito e memoria

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di Fiorella Franchini

Con I fantasmi di Piazza Mercato (D’Amico Editore, 2025), Giacomo Esposito firma un libro che è insieme saggio storico, racconto corale e atto d’amore verso Napoli.
L’autore sceglie come punto di partenza una delle piazze più antiche e dense di significato della città — Piazza Mercato — per intrecciare secoli di vicende, arte e mito in una narrazione che restituisce voce ai “fantasmi” della storia: non spettri inquieti, ma presenze che continuano a vivere nella memoria dei luoghi.

L’opera si colloca a metà strada tra il saggio storico, la narrazione memoriale e la rievocazione letteraria. L’autore costruisce un tessuto narrativo rigoroso, ma allo stesso tempo avvolgente. La sua prosa, limpida e densa di immagini, restituisce con precisione filologica e con sensibilità letteraria il carattere stratificato del luogo; il rigore della cronaca si fonde con l’emozione epica del racconto. Le esecuzioni, le rivolte, le preghiere e i monumenti si fanno materia viva e la storia non è più semplice ricostruzione.

Nelle sue pagine si muovono figure leggendarie come Corradino di Svevia, giovanissimo re decapitato nel 1268, Masaniello, il pescivendolo che osò sfidare il potere spagnolo nel 1647, Luigia Sanfelice.
Attorno a loro, Esposito disegna un affresco di straordinaria intensità: la folla del popolo, le campane che suonano “a morte”, la voce dei martiri del 1799, i bombardamenti del 1943. Tutto confluisce in un racconto che mescola rigore storico e sensibilità narrativa, dove le vicende documentate si fondono con le leggende e le emozioni collettive.

Molto toccanti sono i capitoli dedicati alla madre di Corradino, Elisabetta di Baviera, che giunge troppo tardi a Napoli per salvare il figlio: in quelle pagine Esposito trova un tono drammatico e poetico insieme, capace di trasformare la cronaca in tragedia shakespeariana. Anche la figura di Masaniello, rivisitata senza retorica, diventa simbolo di un popolo che ciclicamente si ribella e poi si rialza, fedele solo a sé stesso e alla sua storia.

Particolarmente interessante è il modo in cui l’autore alterna la descrizione storica all’analisi del patrimonio artistico. Le descrizioni delle architetture — dalla chiesa di Santa Croce e Purgatorio alla Basilica del Carmine, dall’arco di Sant’Eligio alle fontane neoclassiche di Francesco Sicuro — rivelano un autore colto e appassionato, capace di far parlare le pietre come testimoni del tempo.
Ogni pagina sembra respirare con la città. La scrittura è chiara, a tratti solenne, e accompagna il lettore in un viaggio che è anche una riflessione sulla fragilità della memoria urbana. Piazza Mercato diventa così un microcosmo di Napoli: luogo di fede e di sangue, di giustizia e ingiustizia, di arte e di ideali, il volto stesso del popolo napoletano.

Un fil rouge lega le vicende più drammatiche che, lungi dall’essere meri atti giudiziari, si configurano come momenti rituali che hanno segnato il destino di intere epoche. La morte di Corradino pose fine non solo a una dinastia, ma a un’intera visione del mondo. L’Italia meridionale di Altavilla e Svevia fu una terra di conquiste sì, ma anche di conquiste della mente, dove le Costituzioni di Melfi, i trattati medici, i poemi cortesi e le fortificazioni difensive disegnarono un paesaggio mentale e morale che parla ancora oggi alle nostre coscienze. La cultura fu messa a fondamento del vivere civile, e si dimostrò che anche la politica poteva farsi arte. La parabola di Masaniello e il tradimento di Giulio Genoino riportarono i napoletani sotto lo stretto controllo del potere spagnolo, mentre il processo e la condanna degli intellettuali e dei patrioti della Repubblica Napoletana del 1799 segnarono di fatto il trionfo delle vecchie monarchie restaurate sulle nuove idee di indipendenza e di uguaglianza.  Vittime di ogni esecuzione furono gli ideali di libertà e di giustizia, un tributo di sangue e valori che condizionerà la storia partenopea.

“La memoria: lo spazio in cui le cose accadono per la seconda volta”, ha scritto Paul Auster, e i “fantasmi” sono le voci che ancora si levano da queste pietre, a ricordare che la storia non si estingue, ma continua a vivere nelle coscienze e nei luoghi, monito per il presente e soprattutto per il futuro.

In un panorama spesso dominato da immagini stereotipate di Napoli, I fantasmi di Piazza Mercato restituiscono non la città del folclore, ma quella della dignità e della memoria, dove mito e realtà si intrecciano in una continua ricerca di riscatto sociale ed economico.

Il risultato è un libro che si legge come una passeggiata tra la polvere dei secoli e la luce che ancora filtra dai monumenti. Esposito ci ricorda che una città è viva solo finché qualcuno ne ascolta i fantasmi.