I flussi turistici hanno bisogno dell’interpretazione per numeri vincenti

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In foto turisti a Pompei

Il momento dei bilanci è arrivato e, anche se non si fa che leggere quanto indovinate, moderne e produttive siano state le iniziative intraprese per aumentate il numero di visitatori di mostre, esposizioni e musei, dell’incremento del flusso turistico nelle nostre città, è doveroso tenere presente che la sinusoide che descrive i flussi del turismo nei luoghi d’attrazione segnala visibilmente che nel momento in cui si raggiunge il punto più alto della curva comincia la fase di stagnazione cui segue quella del declino. È possibile però evitare di bere fino in fondo l’amaro calice della fine di quest’epoca che si vuole vedere turisticamente dorata. Se la fase di crescita è studiata e non lasciata a fattori casuali, si può scegliere di scaglionare le politiche di sviluppo in modo che ci sia sempre in atto un processo di crescita. Basta non considerare la città, il sito o il museo come un unico blocco da trattare allo stesso modo e con gli stessi tempi, e curare diverse modalità d’offerta al pubblico dando impulso ad esse anche in tempi diversi, magari scaglionati. Le diverse tecniche d’offerta al pubblico, tutte da ascrivere alla messa in pratica dei principi dell’interpretazione, sono la chiave che preserva le località turistiche dal declino. “Dietro le quinte. Federico Fellini negli scatti di Patrizia Mannajuolo”, a Villa Fiorentino a Sorrento, cerca di avvicinare il pubblico sfruttando la curiosità dei visitatori nel vedere foto che ritraggono personaggi notissimi ripresi mentre giravano le scene di film celebri o ancora mentre ascoltavano i consigli del grande regista. Le foto sono esposte un vicino all’altra, in fila, senza musiche o particolari richiami visivi, olfattivi o sonori, negli ambienti sempre affascinanti della villa sorrentina. Cosa manca? Ad esempio un grande pannello con un enorme foro a forma di serratura attraverso la quale sbirciare quei momenti tra attore e regista che certamente non erano destinati al pubblico. Non si coltiva la curiosità del turista, tutto è offerto in maniera impersonale per cui anche una mostra potenzialmente attrattiva ed emozionante per turisti d’ogni età e cultura, diventa una veloce passeggiata tra le immagini che serve a dare un tono culturale ad un’escursione che altrimenti avrebbe solo uno sfacciato fine mangereccio. Al piano terra c’è una sezione dedicata ai manifesti dei film in qualche modo legati a Sorrento. Si contano più presenze che al piano superiore. Acciderbolina che mistero. Il pubblico ha un età non giovanissima. I manifesti richiamano alla memoria non solo i film ma anche le vicende personali di coloro che li ammirano. Contatto. Scatta il ricordo, l’emozione, l’autoidentificazione. Il visitatore ricorda un momento particolare della propria vita, riconosce i luoghi, prova emozione. A quel punto sale anche, perché no, ai piani superiori, guarda le foto, oh si quella era la moglie, ah Mastroianni che uomo, poi-è-tardi-andiamo-a-mangiare. La mostra più attrattiva, quella dei manifesti di film, ha portato pubblico anche a quella meno emozionante. Molto più produttivo sarebbe stato se anche la mostra “dietro le quinte” fosse stata offerta curando i modi per suscitare le emozioni di coloro che l’avrebbero visitata. Metodo semplice ma poco considerato.