I giovani talenti italiani all’estero ora hanno voglia di tornare. I risultati sorprendenti di una ricerca di Pwc

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di Andrea Spagnuolo

Le interviste sono oltre mille. Per la precisione il campione è composto da 1104 italiani che per il 95% vivono all’estero, età compresa tra i diciotto e i trentacinque anni (per il 74%), quasi equamente divisi fra maschi e femmine (57% contro il 43). Con una caratteristica speciale: si tratta di giovani talenti che sarebbe importante riavere nelle aziende, nei centri di ricerca e nelle università italiane ora che il nostro Paese di avvia a una difficile fase di ripartenza post pandemia. Obiettivo della ricerca condotta da Pwc (PricewaterhouseCoopers), in collaborazione con l’associazione Talent in Motion e la Fondazione con il Sud, è la comprensione di come il lockdown del Covid-19 abbia influenzato stili di vita, percorsi professionali e aspettative dei talenti italiani con un profilo internazionale. I risultati i cui risultati sono stati presentati di recente a Roma alla presenza del ministro per il Mezzogiorno e la Coesione territoriale Giuseppe Provenzano.

LE RISPOSTE
Gli oltre mille intervistati sono stati invitati a rispondere a una serie di domande che vanno dalla propensione al ritorno in Italia, le previsioni sull’impatto del virus sul sistema Paese, sugli stili di vita e il mondo del lavoro, fino a spingersi a un giudizio sull’operato dell’Italia e dell’Unione europea e una valutazione dell’esperienza di smart working.
Tre quarti del campione prevede una crisi lunga, con effetti su tutto il 2021, se non addirittura oltre. Quasi altrettanti (71%) dichiarano che prima della diffusione del Coronavirus stava valutando l’ipotesi di un rientro. Per un intervistato su cinque il Covid-19 aumenta la propensione a tornare in Italia, dato che si potrebbe riverberare positivamente sulla ripresa del sistema Paese, se sapremo creare le condizioni per favorirlo. Sta di fatto che la possibilità di “stare vicini ai familiari”, dopo circostanze tanto preoccupanti come la sofferta esperienza del lockdown, è divenuto un elemento che influisce fortemente sulla valutazione del rientro in Italia, in maniera più incisiva rispetto al passato, quando a prevalere erano le considerazioni di carattere economico relative a retribuzioni in genere più soddisfacenti all’estero. “Nel 2019 – si legge nella nota analitica del Pwc – il 48% lasciava l’Italia per ragioni economiche e il 34% dichiarava la volontà di tornare in Italia solo a fronte di una posizione più prestigiosa e remunerative, mentre il 31% riteneva che le limitate prospettive di carriera rappresentassero un freno al rientro”. Ma il Covid-19 ha cambiato, almeno in parte, le priorità dei giovani talenti italiani: il desiderio di stare vicini ai propri cari può essere uno stimolo robusto, in grado di aprire la strada a una possibile stagione di rientri.
Oltre il 40% dei talenti italiani prevede grandi cambiamenti nel proprio stile di vita e gli effetti più forti sono attesi nel mondo del lavoro, dove la prospettiva più evidente è lo sviluppo del ricorso al lavoro a distanza, alla quale essi si sentono pronti, anche se temono che l’Italia non lo sia per competenze, organizzazione aziendale e infrastrutture. A larga maggioranza ritengono che lo smart working possa avere effetti positivi su ambiente benessere e produttività ed è per questo motivo che il 69% del campione vorrebbe che diventasse a pieno titolo un complemento delle attività in ufficio, mente solo il 15% auspica che diventi una modalità di lavoro prevalente.

UN SEGNALE ALLA POLITICA
Anche tra i talenti più internazionalizzati e residenti all’estero, una persona su cinque ha perso o sospeso il lavoro. E chi ha continuato l’attività, lo ha fatto prevalentemente in smart working. A questo punto sorge spontanea una considerazione che dovrebbe suonare come un sonoro “alert” per la politica. Se alle istituzioni di governo sta a cuore il rilancio del sistema Paese, allora dovrebbero fare attenzione alla propensione al ritorno in Italia delle nostre migliori risorse e intelligenze, poiché “la crisi simmetrica che ha colpito i Paesi occidentali – si legge ancora nell’abstract della ricerca – potrebbe ridurre sensibilmente l’attrattività esercitata dai principali competitor dell’Italia. Non è senza significato, inoltre, che nonostante sia prevista la perdita in genere di un gran numero di posti di lavoro, una quota importante di talenti italiani prevede nuove opportunità sia a livello di sistema Paese (50%) che per la propria carriera (24%). Molto interessante, anche ai fini del rimbalzo che il giudizio può avere sull’azione di governo e sull’opinione pubblica, il fatto che le azioni messe in campo dall’esecutivo guidato da Giuseppe Conte sono percepite come maggiormente efficaci di quelle dell’Unione europea come risposta alla crisi Covid 19. Non solo. La risposta del governo italiano è diffusamente percepita come una delle migliori dopo quella tedesca.

I COMMENTI
Pier Luigi Vitelli (senior partner di PwC)
“Bisogna concentrare l’attenzione sulla necessità di trasformare questi giovani in imprenditori, soprattutto nei settori chiave dell’economia digitale e nei nuovi campi relativi alla sostenibilità e all’economia circolare”.

Patrizia Fontana (presidente di Talents in Motion)

“E’ necessario cogliere l’opportunità con azioni mirate per fare incontrare aziende, pubblica amministrazione e giovani talenti”.

Carlo Borgomeo (presidente Fondazione Con il Sud)

“L’opinione espressa dai ragazzi italiani che vivono all’estero coincide con quella dei ragazzi che sono rimasti, il che dimostra che gran parte del futuro del nostro paese dipenderà da questa alleanza e dalla capacità di chi governa di saper non deludere queste energie”.

Vito Grassi (vicepresidente Confindustria)

“La leva del capitale umano è decisiva per il progetto-Paese. All’estero c’è più rispetto per il merito e i nostri giovani trovano condizioni di vita migliori. Dall’indagine emerge la fiducia nel futuro dell’Italia. È la leva più importante, questa crisi può portare nuove opportunità lavorative, oltre che negli stili di vita e nel lavoro di tutti”.

Patrizia Lombardi (presidente Rus – Rete delle università per lo sviluppo sostenibile

“La formazione rimane il tema centrale dopo la pandemia. Per il nostro Paese ormai è chiaro a tutti che la scuola, l’università, la trasformazione digitale, saranno le priorità per molti anni”.

Giuseppe Provenzano (ministro Mezzogiorno e Coesione territoriale)

“Lo Stato deve garantire sviluppare con più coraggio le Academy come attrazione per i talenti, all’interno di un programma di innovazione sociale forte. La trasformazione urbana, la rigenerazione, le reti di cittadinanza, restano lo sbocco più concreto per chi vuole lavorare in Italia. Dobbiamo accelerare la trasformazione dell’economia digitale. Lo smart working è un grande cambiamento del mondo del lavoro anche per spezzare l’isolamento delle aree rurali e delle zone interne. Bisogna quindi costruire un’alleanza tra chi è andato via e chi è rimasto”.