I Guardiani della Biodiversità: oltre 1.200 studenti coinvolti nel progetto di Legambiente

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Dieci aree protette, trenta scuole, oltre 1.200 alunni coinvolti, sessanta iniziative tra escursioni, biotrekking e attività educative, e più di 300 alberi messi a dimora. Sono i numeri finali de “I Guardiani della Biodiversità”, il progetto di educazione ambientale promosso da Legambiente Campania, realizzato in partenariato con Federparchi e finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Politiche della Famiglia.

I risultati conclusivi sono stati presentati in occasione della Giornata mondiale delle zone umide, presso il Parco Borbonico del Fusaro a Bacoli, area naturale protetta del Parco regionale dei Campi Flegrei, alla presenza degli studenti dell’Istituto di assistenza per l’infanzia Tonino Schiano e di rappresentanti istituzionali regionali e locali.

Tra i partecipanti all’incontro, Fiorella Zabatta, assessora alla biodiversità e alle politiche di riforestazione della Regione Campania, Maria Rosaria Della Rocca, dirigente Uod sviluppo sostenibile, acustica, qualità dell’aria e radiazioni, e Josi Gerardo Della Ragione, sindaco di Bacoli.

Un anno di educazione ambientale sul campo

Il progetto si è sviluppato nell’arco di un anno e ha coinvolto giovani e adulti in un percorso educativo centrato sulla conoscenza diretta della biodiversità e sulla tutela del territorio. Laboratori, uscite sul campo, piantumazioni, campi di volontariato e attività didattiche hanno coinvolto una rete di scuole primarie e secondarie, trasformando le aree protette in veri e propri spazi di formazione, cooperazione e cittadinanza attiva.

L’obiettivo dichiarato de “I Guardiani della Biodiversità” è stato quello di rafforzare la comunità educante nelle aree protette campane, integrando educazione ambientale, partecipazione intergenerazionale e responsabilità civica.

L’indagine: cittadini consapevoli, ma preoccupati

All’interno del progetto, Legambiente Campania ha promosso anche un’indagine su un campione di 200 persone tra studenti, genitori e cittadini residenti nei comuni che ricadono nelle dieci aree protette coinvolte. Il questionario ha restituito un quadro articolato, caratterizzato da una forte sensibilità ambientale e da una diffusa consapevolezza del valore delle aree protette.

Quasi il 90% degli intervistati attribuisce alle aree protette un ruolo fondamentale per il territorio e oltre l’81% percepisce la presenza di biodiversità attorno a sé. Tuttavia, emergono anche criticità significative che incidono sulla qualità della vita quotidiana.

L’inciviltà e l’illegalità diffusa rappresentano il problema più avvertito: oltre il 74% degli intervistati le considera “molto” o “abbastanza” presenti. Seguono la cattiva gestione pubblica, la scarsa partecipazione civica e lo spopolamento delle aree interne.

Quando viene chiesto chi sia responsabile del degrado ambientale, la maggioranza indica i comportamenti individuali e collettivi. Il 40,9% attribuisce la causa a inquinamento e produzione di rifiuti, mentre un altro 35% alla scarsa educazione civica.

“Questo significa che la popolazione riconosce un ruolo diretto dei cittadini nella cura del territorio e non scarica la responsabilità solo sulle istituzioni”, sottolinea Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania. “La percezione che ‘siamo noi’ a poter incidere, in positivo o in negativo, è un indicatore di maturità civica molto importante”.

Cambiamento climatico e gestione dei rifiuti

La sensibilità verso il cambiamento climatico risulta molto elevata: l’81,4% degli intervistati non ritiene che se ne parli “troppo”, segno che la crisi climatica è percepita come concreta e attuale. In tema di rifiuti, quasi la metà degli intervistati ritiene prioritario migliorare la raccolta differenziata, mentre circa il 30% punta sulla riduzione della produzione di rifiuti, dimostrando una comprensione matura della gerarchia europea dei rifiuti.

Non manca però una quota, pari al 7%, che vorrebbe semplicemente “esportare” i rifiuti per risolvere il problema. Più articolata la posizione sull’eventuale costruzione di impianti sul territorio: il 19,5% è contrario in ogni caso, mentre il 33,6% chiede di essere coinvolto nei processi decisionali e il 23,2% comprende l’esigenza territoriale, pur con cautela. Un ulteriore 23,6% accetterebbe misure di compensazione.

Nel complesso emerge una comunità poco ideologica, che chiede trasparenza, informazione e processi decisionali aperti.

Un progetto che guarda al futuro

“L’analisi dei dati evidenzia un alto livello di sensibilità ambientale e una sorprendente maturità nella lettura dei problemi del territorio”, conclude Mariateresa Imparato. “Docenti, genitori e studenti riconoscono le criticità sociali e ambientali e attribuiscono ai comportamenti individuali un ruolo centrale nella cura del paesaggio. Il progetto ha posto le basi per una comunità educante intergenerazionale, capace di sostenere nel tempo processi di tutela, rigenerazione e valorizzazione del patrimonio naturale”.

Secondo Legambiente Campania, questo impegno dal basso richiede ora una risposta politica chiara, con le aree protette poste al centro delle strategie regionali, affinché tutela ambientale e prevenzione diventino anche opportunità economica nel quadro della transizione ecologica.