I misteri di Parthenope

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di Nico Dente Gattola

A prima vista, leggendo il titolo “i misteri di Parthenope”, l’esordio letterario di Giancamillo Trani può apparire un libro giallo, in realtà è tutt’altro: un viaggio nella storia della città e che nel contempo è una carrellata nei tanti misteri e nelle tante leggende che popolano Napoli, città in cui il sacro e il profano si confondono ed in cui le leggende possono avere per tutti un fondo di verità: del resto siamo la città del “non è vero ma ci credo”.

Volume davvero interessante che riesce ad appassionare e interessare il lettore sin dall’inizio, in un viaggio nella sua anima e nella sua essenza, arricchito dalla prefazione dell’Arcivescovo Emerito di Napoli, Cardinale Crescenzio Sepe.

Un viaggio nelle antiche credenze, nelle tradizioni che sono l’anima di questa metropoli, fatta anche di storie, sulla cui attendibilità l’autore non si pronunzia, limitandosi a riportarle in vita con una narrazione, sia chiaro, sempre attenta e precisa, senza errori o imprecisioni; alla fine va riconosciuto come questa sia opera meritoria, poiché con il tempo gran parte di questo patrimonio rischia l’oblio e di finire dimenticato.

Tutto ciò si innesta in un inquadramento storico riferito di volta in volta al momento della narrazione e che aiuta il lettore a comprendere anche il contesto da cui gli episodi traggono origine; in ogni caso, alla fine possiamo dire che non si è trattato di un qualcosa di fine a se stesso, ma al contrario di un contributo a comprendere meglio la nostra città che, piaccia o meno, vive anche di contraddizioni.

Opera di cui dobbiamo essere grati a Giancamillo, perché l’essenza napoletana è data anche da questi episodi misteriosi, che per secoli sono stati tramandati di generazione in generazione e che ora la globalizzazione culturale che stiamo vivendo rischia di annientare; da qui l’esigenza di tramandare in qualche modo questo patrimonio.

Un viaggio, questo compiuto dall’autore, che ha anche il merito di porre l’accento sulla storia millenaria di Napoli, ex capitale di un regno, un ruolo troppo spesso dimenticato o, peggio, ignorato e che invece ci fa capire come non sia fuori luogo parlare di “nazione napoletana” nel senso d’identità partenopea.

Un libro, lo ripetiamo, assolutamente originale e coinvolgente che non ha l’intenzione di giudicare la veridicità o meno di ciò che narra, ma piuttosto di riportare una serie di storie, di leggende, di tradizioni e di miti che concorrono a definire Napoli e che ne sono diventati un tratto caratteristico; sta poi al lettore farsi la sua idea, se lo desidera.

Forse chi non conosce Trani può pensare che il libro sia un omaggio nostalgico a una città che non c’è più e che sia slegato dall’attualità, legato a tradizioni e miti inesistenti, ma in realtà non è assolutamente così, perché quello che Napoli è oggi, l’atmosfera che si respira e soprattutto il modo di vivere dei suoi abitanti è frutto anche di queste leggende.

Del resto il volume ci ricorda come l’antica Neapolis sorse ad opera degli antichi Greci sulla scorta di precisi calcoli astronomici cui si deve la forma armonica che riporterebbe sul terreno, secondo la leggenda, la proiezione della volta celeste, dando vita così ad una realtà ideale.

Ora, scorrendo le pagine, ci rendiamo conto come il tempo sia passato, ma è rimasta ancora oggi dalle origini la sensazione di un luogo in cui il sacro ed il profano convivono, dando vita ad un connubio particolare ed unico in cui il sacro ha il suo posto, come giusto sia, ma il profano è un perfetto contorno che concorre a dargli la dimensione che merita.

Certo, questa commistione può sembrare una contraddizione e forse lo può anche essere, ma dal libro traspare come sia un tratto caratteristico della napoletanità che senza perderebbe la sua identità.

Del resto Trani, con il suo vissuto professionale, incarna perfettamente questa particolare commistione, come del resto tutti noi perché, diciamolo, parliamo di un tratto comune a tutti i napoletani ed è naturale essere attirati da tutto ciò.

Una città in cui, come sottolineato nelle pagine del libro, il Cristianesimo ha dovuto da sempre confrontarsi con le reminiscenze dei culti pagani, ma che si sono adattati alla nuova realtà.

Senza però che mai questa convivenza allentasse il senso religioso dei fedeli o scivolasse nella blasfemia o altro, perché si tratta di un qualcosa che attiene al modo di vivere la vita ed è connaturale a qualsiasi cosa un napoletano faccia.

Un libro, “I Misteri di Parthenope”, che al termine della lettura lascia la consapevolezza di come Napoli sia una realtà complessa, di non immediata comprensione, perché la sua essenza risiede anche nei miti, nelle leggende e nei misteri che da sempre vi abbondano.