I mostri utili (a volte ) fanno paura ma sono il motore del cambiamento

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A Tel Aviv, programmi di ricerca transdisciplinare fanno fiorire startup globali. L’interazione culturale tra industriali e scienziati è il punto di forza di Bangalore. 

A Stoccolma vanno a braccetto cultura, produttività e crescita economica. Nell’aeroporto della capitale svedese, un manifesto recita che quella città è uno stato mentale, un’ampia disposizione d’animo. Quel manifesto è un’immagine vivida della massa critica in campo culturale e del gioco di squadra con protagonisti partecipanti al circuito internazionale dei talenti. Insomma, cultura diffusa fatta di fatta di confini aperti, educazione senza frontiere, nuovi collegamenti, viaggi fisici e virtuali in altri luoghi e discipline.

Come osserva Leif Edvinsson, pionere degli studi sul capitale intellettuale, in un libro di prossima pubblicazione a cura di chi scrive (Piero FormicaEntrepreneurial Renaissance: CitiesStriving Towards an Era of Renaissance and Revival, Springer, New York), la città della cultura è uno spazio aperto in cui ciascuno di noi può nutrire aspirazioni e dedicarsi a progetti personali e collettivi in un clima di dinamismo, armonia e creatività. Da questa prospettiva, la città potrebbe essere paragonata a un super cervello, com’è emerso dalle ricerche condotte da Debra Amidon e Bryan Davis sulle “Knowledge Innovation Zones”. 

Le città che attingono alle scoperte, invenzioni e innovazioni per generare imprenditorialità trasformativa rinverdiscono la lezione impartita dai club e dalle società informali d’apprendimento come la Lunar Society di Birmingham e gli Honest Whigs a Londra – i rivoluzionari scientifici e industriali del 18mo secolo che in Inghilterra aprirono quel sentiero che poi prese il nome di “rivoluzione industriale”. Quel corpo variamente articolato di rivoluzionari – ne facevano parte scienziati, inventori, imprenditori, artigiani, artisti, politici – condivideva le idee in modo assolutamente libero anche perché svincolato da incentivi monetari che incoraggiano la formazione di interessi particolari. Il fluire delle idee in movimento e la conseguente influenza che costoro esercitarono sulla società del loro tempo agì da moltiplicatore della produttività e della crescita.

Per concludere, le startup trasformative sono mostri utili perché offrono alla città le giuste motivazioni per afferrare le opportunità emergenti. L’interazione tra mutamenti tecnologici e nuovi modelli di comportamento è all’origine di fenomeni imprenditoriali che influenzano profondamente la vita della città. E-commerce, droni, auto elettriche senza guida umana sono esempi di trasformazioni di spazio e tempo della logistica e della mobilità urbana. Lunghe filiere di professioni che hanno contraddistinto la vita lavorativa della città entrano in crisi irreversibile. 

Il bello delle idee che cambiano il mondo è nel circuito di energia da esse innescato. Quando Henry Ford aprì la pista dell’industria automobilistica, si chiuse il circuito delle carrozze. L’auto senza guida non ha futuro? Non vi è alcuna leggerezza di tocco che possa placare i timori dei più coriacei tradizionalisti. Nella stessa loro ottica, il 22 giungo del 1902 il New York Times sentenziò “non ha futuro”, allorché Henry Ford mostrò al mondo la sua novità. Non commetteranno lo stesso errore le città che riconosceranno e apprezzeranno i mostri utili.