I nuovi consoli italiani a Buenos Aires fanno il punto sui servizi ai connazionali

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In foto Marco Petacco

Nella interessante intervista di Edda Cinarelli sul sito  Italianiabuenesaires si evincono i punti deboli di un servizio consolare nostrano in una realtà come quella argentina, ove sono cambiate le autorità del Consolato Generale e sono arrivati il nuovo Console Generale Marco Petacco e il nuovo Console di Buenos Aires, Antonio Puggioni.  Al secondo, in particolare, è stato chiesto l’approfondimento sulla questione in loco: “ La gestione precedente è stata all’origine di significativi miglioramenti in termini di razionalizzazione delle procedure e di incremento dei servizi. Il numero degli utenti è cresciuto dai 294.000 del 2015 ai 341.000 del 2019, se consideriamo i soli iscritti all’anagrafe consolare. Come dato significativo, si può citare il numero di passaporti emessi, ormai pari a circa 2000 ogni mese. In termini di risorse umane si assiste ad un leggero decremento, ma l’informatizzazione fa sì che si mantengano livelli elevati di servizi all’utenza e, in ogni caso, Roma guarda con grande favore al Consolato Generale a Buenos Aires e cerca sempre di assegnare un numero di persone congruo per portare avanti la missione della struttura e non “metterci in difficoltà” nel lavoro di tutti i giorni. Rispetto alle sedi in cui eravamo in precedenza, i carichi di lavoro sono certo consistenti, ma vi è il personale necessario per completare i precisi compiti quotidiani. Anche dal punto di vista finanziario la situazione è buona, per gli stessi motivi di cui sopra “. In particolare, ha continuato ad affermare il Console, l’appuntamento via ‘Whatsapp’ è una delle misure prese per disincentivare il ricorso alle cosiddette “mafie degli appuntamenti”. 12 turni al giorno vengono assegnati, a fronte di una richiesta di circa 800 chiamate contemporanee al minuto. La procedura garantisce trasparenza e libero accesso a tutti, con un numero di turni che è necessariamente basso, ma che sommato alle domande per figlio diretto fa sì che quasi 200 persone a settimana possano chiedere al Consolato il riconoscimento come cittadino italiano. La costante critica riguarda l’assenza di risposta alle chiamate: “ In realtà non è così, sono stato anch’io in primis dall’altra parte dello schermo per due giorni. Il problema è nel sistema Whatsapp, che è congegnato per videochiamate punto a punto, e non per dare assistenza a migliaia di persone in contemporanea; in sostanza, le persone tentano di chiamare: una prende la linea, e le altre non ricevono risposta perché i segnali ricevuti sono in sovrannumero rispetto alla capacità del sistema, che non riesce a mandare il suono di “occupato” a tutti. L’assistenza consolare è parte della missione del Consolato Generale, a favore dei cittadini italiani indigenti o in difficoltà. Un’apposita circolare del Ministero degli Esteri, la n. 2/2018, stabilisce le tipologie e i criteri (assistenza economica, sanitaria, ai detenuti, ai turisti in difficoltà). Da parte nostra, ogni anno l’Ambasciata, dietro suggerimento della rete consolare italiana in Argentina, stabilisce dei parametri economici per l’assistenza, sulla base della situazione socio-economica del Paese (pensione minima, livello dell’assistenza sanitaria, inflazione, etc.). Una volta stabilito il parametro, la situazione delle persone che si presentano al Consolato Generale viene scrupolosamente analizzata da parte dei funzionari in servizio, con l’ausilio di un’assistente sociale e anche di un medico, se del caso. L’anno scorso gli assistiti sono stati circa 500, sulla base delle singole valutazioni effettuate “. “ Ferme restando le considerazioni sulla gestione precedente, ci stiamo impegnando per mantenere i livelli alti di servizi in materia di passaporti e cittadinanza, potenziando al contempo il settore notarile e dell’assistenza (pensi solo che ogni impiegato di quel settore, al termine del 2019, aveva “prodotto” più di 4000 atti a testa) sia in termini di quantità, sia di qualità. Due altri progetti sono in cantiere: il completamento della digitalizzazione degli archivi cartacei, che permetterà di rendere ancora più rapidi ed efficienti i servizi, e una maggiore diffusione delle informazioni, con i canali già in uso (Facebook e Twitter) e con nuovi strumenti (l’apertura di un account Instagram e di un call centre per tutti i quesiti consolari). In questo ambito di comunicazione va anche incluso un rafforzato avvicinamento all’utenza, soprattutto giovane (ma non solo), con eventi in città e con l’ampliamento dei momenti di “consulta abierta” del mercoledì “. Il Console Antonio Puggioni ha raccontato di essere nato a Roma da padre sardo e mamma metà siciliana e metà umbra, frequentando la scuola italiana, la francese; quindi : “ La domanda sulle tradizioni è dunque particolarmente complessa e la scelta della professione del diplomatico non concorre a “sbrogliare la matassa”. Diciamo che l’identità italiana ed europea è ben definita attraverso appartenenze multiple (come le definisce lo scrittore franco-libanese Amin Maalouf) che non si escludono l’una con l’altra, ma si rafforzano vicendevolmente, e che il lato regionale italiano lo confermo dal punto di vista linguistico e culinario! In una città così “italo-argentina” come Buenos Aires un discorso del genere passa facilmente, in quanto crocevia di più mondi, e la stessa, costante richiesta di riconoscimento della cittadinanza italiana da parte di tutti gli “italo-descendientes” argentini è testimonianza del fatto che si possono conciliare questi mondi in modo efficace e che si può cogliere ciò che di buono c’è in entrambi i sistemi – culturali, sociali, di pensiero. Prima di essere assegnato come Console a Buenos Aires sono stato Capo dell’Ufficio Economico e Culturale dell’Ambasciata d’Italia a Baghdad e a Roma avevo svolto le funzioni di Capo Segreteria del Servizio Giuridico della Farnesina: l’esperienza in Sudamerica con funzioni consolari è quindi nuova e particolarmente affascinante in questa città così ricca di cultura. Adoro leggere e andare al cinema e, qui a Buenos Aires, potrò anche godere dell’enorme numero di teatri e di una programmazione artistica davvero straordinaria e comparabile – se non superiore – a quella romana o parigina”.