I nuovi emigranti partono dal Nord

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Siamo tutti migranti. E tutti viviamo a sud di qualcun altro (quasi tutti, ma l’eccezione rinforza la regola). E se la fotografia dell’Italia ci restituisce l’immagine ferma e ben conosciuta di un Mezzogiorno prevalente nel numero di persone che nel tempo si sono trasferite altrove, una visione dinamica del fenomeno ci mette di fronte a un’altra realtà: i cittadini che nel 2013 hanno abbandonato il Paese appartengono innanzitutto alle regioni del Nord.

I dati sono contenuti nella bella e ricca ricerca della Fondazione Migrantes (Rapporto italiani nel Mondo) che ogni anno ci aiuta a capire un fenomeno col quale conviviamo da quasi un secolo e mezzo a partire dal 1876, anno in cui cominciò il grande e tragico esodo degli ex regnicoli meridionali che mal si adattavano al giogo della dominazione sabauda – vincitrice sui Borbone – e cercavano fortuna oltreoceano per non morire di fame.
Da allora di acqua sotto i ponti, come si dice, ne è passata molta. E i 4.482.115 italiani iscritti all’Associazione dei residenti all’estero (Aire) rappresentano una realtà molto diversificata dove il ricordo della valigia di cartone tenuta stretta da contadini in fuga sbiadisce per fare spazio al trolley elegante trasportato con scioltezza dal giovane imprenditore, studioso o professionista in cerca di soddisfazioni che in patria non crede di poter cogliere.

Ed ecco che nel 2013 a stabilirsi all’estero sono innanzitutto lombardi (16.418), veneti (8.743), laziali (8.211) e solo quarti i siciliani (7.818) per tornare a essere piemontesi (7.267), romagnoli (6.682) e quindi campani (6.249), calabresi, pugliesi per un totale di 94.126 persone: 15.000 in più dell’anno precedente confermando un andamento che comincia ad assumere dimensioni di tutto rispetto.
A ben vedere, dunque, il contributo di gran lunga più grande alla nuova emigrazione viene dalla regione più ricca del paese ed è composto in prevalenza da persone nel pieno del loro vigore tra i 18 e i 35 anni. Anche i luoghi di destinazione cambiano e oggi le mete preferite sono nell’ordine Regno Unito (un vero e proprio boom), Germania, Svizzera, Francia, Argentina, Brasile, Stati Uniti, Spagna, Belgio, Australia, per stare tra i primi dieci.

Giusto per fornire un quadro più completo, gli italiani complessivamente distribuiti nel mondo sono innanzitutto presenti in Argentina, Germania, Svizzera, Francia, Brasile, Belgio, Stati Uniti, Regno Unito, Canada e Australia (la Cina conta ancora poco) provenienti da Sicilia, Campania, Lazio, Calabria Lombardia, Veneto, Puglia, Piemonte, Abruzzo, Friuli Venezia Giulia.
Nonostante gli uomini siano ancora in maggioranza, aumenta il numero delle donne in movimento. Anche i giovanissimi partecipanti al programma universitario Erasmus sono in costante crescita e si dirigono con preferenza in Spagna. Complessivamente si tratta di una forza che l’Italia stenta a utilizzare per le proprie politiche d’internazionalizzazione e che invece si presterebbe volentieri a dare un contributo, antico o recente che sia il distacco.

Tanto più che per la prima volta in tanti anni di divisioni e reciproci sospetti le sedici Federazioni nazionali delle Associazioni degli italiani all’estero più le Consulte regionali sull’emigrazione hanno deciso di convergere in un unico progetto che dovrebbe materializzarsi i primi mesi del prossimo anno quando è previsto che si terranno gli Stati generali dell’Associazionismo di emigrazione.

Ps. Abbiamo raccontato nelle precedenti puntate della Rubrica di come si stia discutendo al Sud sulla necessità o meno di dare vita a un Movimento (non un partito o almeno non ancora) che riunisca le diverse anime del meridionalismo vecchio e nuovo per tornare a dare voce a un Mezzogiorno che, consapevole delle sue colpe e responsabilità, vuole recuperare ruolo e forza contrattuale all’interno di un paese che da troppo tempo lo ignora. La crisi economica morde più che altrove. I fallimenti aziendali sono all’ordine del giorno. Disoccupazione e povertà hanno superato il livello di guardia. Aumenta l’incidenza delle attività sommerse e criminali. Rischia di andare in pezzi il contratto sociale. In attesa di novità si è individuato un nome: Movimento di Rinascita Meridionale (in sigla, Mrm).