Il 27 agosto ricorrono ben due anniversari per la famosa band grunge americana: la pubblicazione di ‘Ten’ nel 1991 e quella di ‘No Code’ nel 1996. Il primo album pubblicato agli inizi degli anni ‘90 segna il debutto discografico che ha cambiato la storia del rock vendendo più di 13 milioni di copie solo negli Stati Uniti e contenendo al suo interno inni generazionali come “Alive”, “Jeremy” ed “Even Flow”. Ha rappresentato e rappresenta ancora oggi la voce di una generazione che esprimeva il proprio disagio, affrontando tematiche difficili da esternare per l’epoca come il bullismo, la depressione e l’isolamento sociale.
Cinque anni dopo il loro folgorante esordio, il 27 agosto del 1996, i Pearl Jam pubblicano il quarto album ‘No Code’ che sancirà un’inversione di rotta: la rabbia del grunge cede il passo all’introspezione psicologica sviscerando quei traumi del passato per poter andar avanti. Un lavoro quasi catartico orientato alla ricerca della guarigione emotiva. “Present Tense” è il brano che riflette sulle trappole innescate dagli errori ed esorta a vivere nel presente lasciando alle spalle ciò che non può essere cambiato. In ‘No Code’ i Pearl Jam affrontano anche i temi dell’amicizia, delle relazioni instabili, della spiritualità, della redenzione, e della crisi d’identità provocata da una fama che spesso assume un ruolo distruttivo dell’anima. Dopo anni di sovraesposizione mediatica e la tragica morte di Kurt Cobain, scomparso il 5 aprile 1994 a Seattle, Eddie Vedder, frontman della band, analizza attraverso la stesura dei brani presenti nell’album gli effetti devastanti della celebrità e del successo: “Lukin”, “Mankind” e “In My Tree” racchiudono liriche che testimoniano l’evoluzione di una band che ha lasciato il segno nella storia del rock alternativo.
Cinque anni di distanza tra un album e l’altro per ritornare a quel 27 agosto, scritto nel destino come il giorno del cambiamento, che ha consacrato nel 1991 il successo planetario di una rock band che ha sempre creduto in un sogno e, nel 1996, il rifiuto totale dello star system per difendere l’identità artistica del gruppo. I Pearl Jam, infatti, abbandonano i videoclip, rifiutano i metodi di promozione tradizionali e fanno causa al colosso Ticketmaster per il prezzo troppo caro dei biglietti, sperimentando sonorità rock acide, tribali ed ostiche.
Una scelta etica, strategica e consapevole per preservare l’integrità della band.
Due album condivisi con la collettività umana nello stesso giorno, a cinque anni di distanza, che rappresentano le due pietre miliari antitetiche dell’essenza dei Pearl Jam, una band che, arrivata all’apice del successo mondiale, decide deliberatamente di autodistruggersi commercialmente per salvare l’anima.





































