I ritardi della Ue e le preoccupazioni di Draghi

in foto Mario Draghi durante il suo intervento al Meeting di Rimini

 

Venerdì scorso, il professor Mario Draghi, non occorre aggiungere dettagli sui suoi titoli, è intervenuto al Meeting di Rimini come già era accaduto altre volte nel passato, quello prossimo. Per indicarlo nel suo ruolo attuale, già da prima di quelle occasioni “in qualità di’, bastava riferirsi a lui in qualità di docente, ovvero premettere al cognome solo Professore. Tanto era e sarà sufficiente per sapere da che tipo di botte o di altro contenitore proveniva e proviene il liquido linguisti che ne fuoriesce. È da considerare normale che qualche scribacchino, autoconvintosi di essere il direttore di una qualunque testata giornalistica, si lasci andare al rilascio di commenti che non farebbero mai, neppure se torturati, due commercianti di paglia sciolta al “bancone” di un furgone tavola calda. La scelta di scriverne oggi e non ieri, il giorno successivo a quell’intervento, è dovuta alla necessità di aver dovuto rifletterne la portata per chi sta scrivendo questa nota. Tanto per rimanere in sintonia e coerenza con l’argomento che è trattato qui di seguito. La premessa: Draghi dimostra di essere europeista convinto nonché assertore senza dubbio alcuno che la costruzione della Casa Comune, cioè la Ue, debba essere ultimata e al più presto. Tanto in un crescendo che accompagna quel proposito per l’intera durata del mandato a primo ministro del professore. Gli era stato conferito dal Primo cittadino, Mattarella, quando la pandemia provocata dal Covid e altri malanni tormentavano gli italiani. Il professor Draghi sin da quel tempo e anche successivamente alla scadenza dell’incarico nazionale, si era dato da fare per combattere situazioni del genere e tanto è ancora oggi sotto gli occhi di tutti. Vale lo stesso per uno dei passaggi chiave dello stesso intervento a Rimini. Questa è
la UE non è né carne, né pesce, pertanto non è in grado di interloquire alla pari con le mega realtà esistenti e quelle che stanno per raggiungerle. Intanto le conclusioni le ha fatte venire a galla alla fine dell’intervista rilasciata prima della ripartenza. Con altre parole ha voluto ricordare ai presenti che il passaggio dal dire al fare non è automatico. E c’é dell’altro; non è a costo zero.