I suoni rilassanti usati per favorire l’addormentamento – pioggia, vento, fruscii naturali, spesso definiti “rumori dolci” o, talvolta impropriamente, “rumore rosa” – non migliorerebbero la qualità del sonno. Anzi, potrebbero risultare controproducenti, riducendo in modo significativo la fase Rem, essenziale per la rigenerazione cognitiva ed emotiva.
È quanto emerge da una ricerca accademica statunitense pubblicata sulla rivista scientifica Sleep e rilanciata dalla stampa internazionale.
Lo studio della Perelman School of Medicine
La ricerca è stata condotta dai ricercatori della Perelman School of Medicine, scuola di medicina dell’Università della Pennsylvania.
Attraverso il monitoraggio dei parametri del sonno, lo studio evidenzia come l’esposizione continuativa a stimoli sonori durante la notte possa interferire con la struttura fisiologica dei cicli notturni, in particolare con la fase Rem, cruciale per memoria, equilibrio emotivo e recupero mentale.
Il dato assume rilievo soprattutto per i bambini, più vulnerabili a interferenze sulla qualità del riposo. Una conclusione che ridimensiona una pratica ormai diffusa, anche grazie ad app e piattaforme digitali dedicate al benessere.
Il sonno è un processo biologico complesso
A commentare la ricerca è Fabio De Rienzo, imprenditore digitale ed esperto di e-commerce nel settore del riposo, fondatore del sito Materassimemory.eu.
“La ricerca pubblicata su Sleep – afferma – ci ricorda un principio semplice ma spesso trascurato: il sonno è un processo biologico complesso, non un meccanismo che può essere ottimizzato con un sottofondo audio. Inserire uno stimolo costante durante la notte può alterare la fisiologia del riposo, anche quando la percezione soggettiva è quella di dormire meglio”.
Secondo De Rienzo, il rischio è soprattutto culturale: “La diffusione di strumenti digitali per dormire ha creato l’idea che basti attivare un suono per risolvere problemi che, nella maggior parte dei casi, dipendono da fattori strutturali”.
Supporto fisico e ambiente: le basi del riposo
Per l’esperto, il primo elemento su cui intervenire resta il supporto fisico: “Un materasso adeguato deve garantire sostegno corretto alla colonna vertebrale, riduzione dei punti di pressione e continuità del sonno”.
La qualità del riposo, sottolinea, non può prescindere da condizioni ambientali e fisiologiche adeguate: temperatura della stanza, assenza di stimoli luminosi, regolarità degli orari e qualità del piano di riposo.
“Un materasso non idoneo – spiega – genera micro-risvegli, tensioni muscolari e movimenti compensativi che frammentano il sonno. In questo contesto, aggiungere uno stimolo sonoro non risolve il problema di fondo e, alla luce delle nuove evidenze scientifiche, può persino peggiorarlo”.
Meno stimoli, non di più
La ricerca pubblicata su Sleep riporta l’attenzione su un punto essenziale: il sonno non migliora con l’aggiunta di stimoli, ma con la rimozione delle cause che ne compromettono la qualità.
“Prima di affidarsi a soluzioni accessorie di discutibile utilità – conclude De Rienzo – è necessario intervenire sulle basi: supporto adeguato, postura corretta e ambiente coerente con le esigenze fisiologiche del riposo. Il buon sonno inizia da lì, non da uno smartphone a pochi centimetri che simula il suono di un ruscello”.







































