I viaggi, i moniti e le condanne: il 2017 di Papa Francesco

37

(AdnKronos) – La pace in cima a tutti i pensieri, i discorsi, le preghiere. E poi: i giovani, i migranti, i poveri del mondo affamato colpito da guerre, violenze e carestie e quelli davanti al portone di casa, i disoccupati, gli anziani, i missionari. Ancora una volta, anche in questo 2017 che volge al termine, Papa Francesco ha guardato soprattutto alle periferie geografiche ed esistenziali del mondo, agli ultimi, agli scartati.

Lo ha fatto con le omelie quotidiane e con messaggi scritti e in video, nelle udienze generali in piazza San Pietro, rivolgendosi ai fedeli durante la recita dell’Angelus e nei discorsi ufficiali davanti a capi di Stato e di governo, ricevuti in Vaticano o in occasione dei suoi viaggi apostolici.

Proprio le visite del Pontefice ai quattro angoli del mondo – in Portogallo ultimo lembo d’Europa davanti all’oceano Atlantico per l’anniversario di Fatima; in Africa con l’Egitto; in America con la Colombia; in Asia con l’ultimo duplice viaggio in Myanmar e nel Bangladesh – sono servite a ribadire le posizioni della Chiesa universale su temi considerati più ‘sensibili’, sia per tradizione che per emergenza politica.

Il Papa ha parlato “con parresia” – come ama dire, ovvero con estrema franchezza, rispondendo a un diritto-dovere di dire la verità ma sempre nell’intento di unire e non di dividere – di temi come il dialogo interreligioso e la “bestemmia” del terrorismo nel nome di Dio, la lotta alla tratta degli esseri umani, il no ai muri che respingono chi fugge da un destino di morte, la condanna del commercio delle armi e la messa al bando degli armamenti nucleari, la messa all’indice della finanza che uccide, del lavoro nero o precario che si trasforma in nuova forma di schiavitù, della sanità ‘aziendalista’ che ha come obiettivo primario il profitto anziché il malato.

Anche se questo anno visto da Oltretevere non ha registrato la pubblicazione di encicliche papali né di costituzioni o esortazioni apostoliche, non sono mancati gli interventi del Pontefice e della Santa Sede, anche attraverso le parole e l’azione diplomatica del cardinale Pietro Parolin segretario di Stato vaticano; mentre è continuata l’opera di trasparenza nello Ior, ha preso forma la nuova struttura informativa ed è proseguito il programma di riforma della Curia Romana attraverso le periodiche riunioni del C9, il Consiglio dei Cardinali chiamato dal Papa per un sostegno al governo della Chiesa.

Chiesa che, nel caso specifico di quella italiana, ha visto il ‘cambio della guardia’ alla guida della Cei tra l’uscente cardinale Angelo Bagnasco arcivescovo di Genova e il subentrante cardinale Gualtiero Bassetti arcivescovo di Perugia, il primo a essere stato scelto dal Pontefice all’interno di un ventaglio di tre nomi indicato dalla Conferenza Episcopale italiana.

Per restare in Italia, Jorge Mario Bergoglio – oltre a visitare alcune realtà della diocesi di Roma – ha compiuto sette visite apostoliche significative: a Milano, a Genova, a Bologna e Cesena, a Carpi, a Bozzolo e a Barbiana nel ricordo in questi due ultimi casi di due preti ‘scomodi’ ma indicati come ‘esemplari’ del calibro di don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani.

Un tema universale ma di estrema attualità in questa fine anno politica italiana è stato quello legato al fine vita e al biotestamento, con quella è stata letta dai più come una ‘apertura’ di Papa Francesco, che nel condannare senza rimedio l’eutanasia si è detto anche contrario all’accanimento terapeutico e a quelle misure considerate sproporzionate rispetto alla reale speranza di risultati nei pazienti oramai inguaribili.

Ma anche il tema dei migranti, dei loro drammi e dei loro diritti, se configura un evento epocale che vede nel nostro Mediterraneo soltanto uno dei centro nodali, anche se probabilmente il più grave e il più irto di conseguenze geopolitiche, ha avuto una ‘lettura’ che ha caratterizzato il dibattito interno italiano, dal tema dell’accoglienza a quello dello ius soli e del riconoscimento della nazionalità per i figli di immigrati regolari che abbiano compiuto il ciclo di studi della scuola dell’obbligo.

Sono comunque innumerevoli gli argomenti toccati da Papa Francesco con la consueta franchezza e con uno stile anche linguistico che ha conquistato fedeli e non credenti: il futuro dei giovani cui sarà dedicato specificamente il prossimo Sinodo; la cura degli anziani; il ruolo delle donne; la condanna ribadita della pena di morte, anche con un ‘mea culpa’ per il passato della Chiesa.

E persino la spinta a rivedere un passo della preghiera numero uno per tutti i cristiani, quella insegnata direttamente da Gesù Cristo, il ‘Padre nostro’, lì dove si prega il Signore di “non indurci in tentazione” con una “cattiva traduzione” come riconosciuto direttamente dal Pontefice, che presto dovrebbe lasciare il posto a un più corretto “non lasciarci cadere nella tentazione”.

Tentazione dove il potere e il denaro la fanno da padroni, come ha più volte avvertito Papa Francesco nei suoi continui e reiterati moniti, indirizzati dentro il Vaticano ma anche con destinatari fuori della Chiesa.