Tra “pezzi di vetro ”accademici:
– A) studi/dialoghi: degli Universitari Giorgi – Prota e Losasso (*)- Ed Il “pensiero scientifico-prospettico” di Giovannini:
– B) Dal “credo” ASviS/Mallen-Stefanini-Giovannini ispirantesi all’ONU, in tema di rischio climatico
FEED IA di GeminiGOOGLE, assistente di Claudio Quintano (**)
- IL RISCHIO LEGATO AL CAMBIAMENTO CLIMATICO
Filippo Giorgi, Techne: Florence Vol. 31. (2026): 29.34 )//
DOI: 10.36253/techne-20470
International Centre for Theoretical Physics, Italia – giorgi@ictp.it
Abstract. Il sistema climatico terrestre è un sistema complesso e non lineare, la cui evoluzione futura non può essere prevista in modo deterministico, ma solo stimata in termini probabilistici attraverso scenari di emissione e simulazioni modellistiche. In questo quadro, il rischio associato al cambiamento climatico può essere definito come l’interazione tra probabilità di eventi meteoclimatici, esposizione e vulnerabilità. Le evidenze osservative e le proiezioni modellistiche indicano un aumento senza precedenti delle concentrazioni di gas serra e della temperatura media globale (IPCC, 2021), con conseguente intensificazione del ciclo idrologico, incremento della frequenza e severità degli eventi estremi, fusione dei ghiacciai e innalzamento del livello del mare. Le aree urbane e costiere risultano particolarmente esposte, mentre regioni quali il Mediterraneo si configurano come hotspot climatici, caratterizzati da un riscaldamento superiore alla media globale. La riduzione del rischio richiede un approccio integrato che combini mitigazione delle emissioni e politiche di adattamento su scala locale, al fine di evitare il superamento di punti di non ritorno del sistema climatico e mantenere i rischi entro soglie compatibili con lo sviluppo sostenibile.
Parole chiave: Rischio climatico; Eventi estremi; Vulnerabilità; Esposizione; Adattamento; Mitigazione. Pezzi di vetro
Il sistema climatico terrestre è formato da diverse componenti che interagiscono fra di loro in maniera non-lineare: atmosfera, oceani, biosfera, criosfera e litosfera (tramite il vulcanismo). A queste, dall’inizio dell’era industriale, o il cosiddetto Antropocene, dobbiamo aggiungere l’antroposfera, cioè la società umana. Ciascuna di queste componenti, poi, è essa stessa un sistema complesso, non-lineare e caotico, cosa che rende il sistema Terra uno dei più complessi studiati dalla scienza odierna. Questa complessità intrinseca rende di fatto impossibile prevedere in maniera deterministica l’evoluzione del clima futuro. A questo riguardo, per esempio, nessuno può prevedere come si evolveranno i forzanti esterni del clima, come le emissioni di gas serra dovute allo sviluppo socio-economico della società, le eruzioni vulcaniche o l’attività del sole. L’obiettivo della “previsione” climatica non è dunque quello di prevedere con accuratezza l’evoluzione del clima, ma di stimare il ventaglio di possibili condizioni climatiche future in risposta a ipotesi plausibili (chiamate scenari) di evoluzioni future dei forzanti esterni (per esempio gli scenari di emissione di gas serra). Questo processo deve anche incorporare il contributo della variabilità naturale interna del sistema climatico legata alla sua natura non-lineare e caotica. Ai possibili stati climatici futuri si può poi assegnare una certa probabilità usando tecniche per lo più basate sull’uso di insiemi di molte simulazioni di clima futuro con diversi modelli climatici, scenari di emissione e condizioni iniziali delle componenti più lente del sistema climatico (e.g. gli oceani). In altre parole, l’obiettivo della “previsione” climatica non è di simulare quale sarà l’evoluzione precisa del clima futuro ma di riprodurre il più accuratamente possibile la distribuzione di probabilità di tutte le plausibili evoluzioni. Il concetto di rischio legato al cambiamento climatico va dunque considerato all’interno di questo contesto. In generale, il rischio viene definito come l’intersezione (o il prodotto) di tre variabili (Fig. 1): la probabilità di un certo impatto meteoclimatico; l’esposizione di un soggetto a questo impatto; e la vulnerabilità del soggetto esposto all’impatto considerato. La probabilità di impatto meteo-climatico può poi essere decomposta nella probabilità che accada un certo evento meteoclimatico moltiplicata per l’impatto di questo evento sul territorio. Infatti, eventi ad alta probabilità ma basso impatto possono dare lo stesso contributo al rischio di eventi ad alto impatto ma bassa probabilità. Se una sola delle quantità che compone ecc. ecc. ———–
- DALL’INTEGRAZIONE DEI SAPERI ALLE RICADUTESUI TERRITORI: PER UNA INNOVATIVA “CULTURA DEL RISCHIO”
La Fondazione RETURN nasce con il Partenariato Esteso (PE3)
– Multi-Risk sciEnce for resilienT communities Under a changing climate (RETURN), finanziato con fondi PNRR ed ha l’obiettivo di rafforzare le filiere della ricerca sui rischi naturali, ambientali e antropici. Presidente della Fondazione: il prof. Andrea Prota + Mario Losasso, Università degli Studi di Napoli Federico II.
i recenti eventi estremi – dalla frana di Niscemi all’impatto devastante del ciclone mediterraneo Harry – hanno ancora una volta messo in evidenza la fragilità del territorio italiano, ma anche il manifestarsi, ormai con frequenze e intensità amplificate, di fenomeni naturali e ambientali rispetto ai quali rischiamo di essere impreparati e impotenti nella capacità reattiva. Cosa è accaduto in questi ultimi anni e quanto siamo preparati a questi cambiamenti di scenario? Andrea Prota. Direi che soprattutto nel nostro Paese abbiamo oramai strumenti e prassi che ci consentono di gestire in maniera molto efficace le conseguenze di importanti eventi naturali. Mancano invece azioni di lungo termine che siano rivolte allo sviluppo di progettualità tese a prevenire gli impatti di tali eventi che oggi si verificano spesso con intensità e modalità fortemente collegate al cambiamento climatico. Questa non è una critica ma una riflessione su quanto vediamo intorno a noi ogni giorno; d’altra parte, in molti casi anche quando la politica si focalizza su importanti azioni di prevenzione, le contingenze non consentono di dare continuità amministrativa e finanziaria perché le necessarie risorse si rendono indispensabili per risolvere i problemi “dell’oggi” che anche i cittadini percepiscono come più importanti rispetto a quelli che potrebbero verificarsi “domani”.
M.L. Le città si configurano sempre più come contesti esposti a scenari multirischio e questa nuova condizione richiede una revisione dei modelli di pianificazione e di progettazione: la mitigazione dei rischi dovrebbe diventare un fattore-guida nel concepire e adattare sistemi urbani ad essi resilienti. Quali possono essere gli elementi capaci di determinare un’inversione di tendenza rispetto agli approcci convenzionali?
A.P. Gli esiti di recenti e importanti ricerche nazionali – quali quelle condotte nell’ambito del progetto di Partenariato Esteso PNRR RETURN – ci confermano che la ricchezza di conoscenze, competenze e strumenti tecnico-scientifici non si può tradurre in efficaci azioni di pianificazione e progettazione di interventi di mitigazione e adattamento senza il ruolo centrale delle comunità. È davvero prioritario aumentare il livello di percezione che i cittadini devono avere rispetto al verificarsi di diversi pericoli e alla rilevanza dei loro impatti affinché si mettano in moto naturali meccanismi di condivisione e coprogettazione in cui sia il cittadino stesso il primo motore delle politiche di prevenzione.
Eventi estremi
Scenari multirischio e
sviluppo urbano
| a cura di/IHMXIHF] Mario Losasso, https://orcid.org/0000-0003-3251-8747
Un Dialogo di/%(MEPSKYISJ Mario Losasso1 con/[MXL Andrea Prota2 |
1 Presidente SITdA, Dipartimento di Architettura, Università degli Studi di Napoli Federico II, Italia – Presidente della Fondazione RETURN
Ecco un’analisi e una sintesi strutturata dei due testi forniti, che affrontano il tema del rischio climatico sia dal punto di vista della fisica del clima che da quello della pianificazione e della cultura della prevenzione sul territorio.
- Il Rischio Legato al Cambiamento Climatico
(Filippo Giorgi – International Centre for Theoretical Physics)
- Complessità del Sistema Climatico e Impossibilità di Previsioni Deterministiche: Il sistema Terra è formato da diverse componenti in interazione non-lineare e caotica (atmosfera, oceani, biosfera, criosfera, litosfera e l’antroposfera). Per questo motivo è impossibile prevedere in modo deterministico l’evoluzione esatta del clima futuro.
- Scenari e Probabilità: La ricerca climatica non fornisce “profezie”, ma valuta una gamma di possibili evoluzioni future (scenari) in risposta alle emissioni di gas serra e alla variabilità naturale, assegnando a ciascuno scenario una distribuzione di probabilità tramite l’uso di insiemi di modelli (ensemble).
- Definizione Scientifica di Rischio Climatico: Il rischio è definito come l’intersezione (o prodotto) di tre fattori fondamentali:
- Probabilità dell’evento meteo-climatico (e la portata del suo impatto).
- Esposizione di un soggetto o di un territorio all’evento.
- Vulnerabilità del soggetto o del sistema esposto.
- Evidenze e Aree Critiche: L’aumento dei gas serra sta causando l’intensificazione del ciclo idrologico, la maggiore frequenza e severità di eventi estremi, la fusione dei ghiacciai e l’innalzamento del mare. Le zone urbane e costiere sono le più esposte, mentre il bacino del Mediterraneo rappresenta un hotspot climatico con ritmi di riscaldamento superiori alla media globale.
- Soluzioni: È necessario un approccio integrato che combini la mitigazione (riduzione globale delle emissioni) e l’adattamento locale, prevenendo il superamento dei punti di non ritorno (tipping points).
- Dall’Integrazione dei Saperi alle Ricadute sui Territori: Per una Innovativa “Cultura del Rischio”
(Dialogo tra Mario Losasso e Andrea Prota – Fondazione RETURN)
- Il Progetto RETURN (PNRR): La Fondazione RETURN (Partenariato Esteso PE3) nasce per rafforzare la ricerca sui rischi naturali, ambientali e antropici e promuovere comunità resilienti.
- Emergenza vs Prevenzione in Italia: L’Italia possiede eccellenti strumenti di risposta per gestire la fase post-emergenza. Tuttavia, mancano azioni di lungo termine per la prevenzione, penalizzate dalla mancanza di continuità amministrativa e finanziaria e dalla tendenza della politica a concentrarsi sulle emergenze immediate piuttosto che sui rischi futuri.
- Scenari Multirischio nelle Città: I contesti urbani sono sempre più vulnerabili a scenari multirischio amplificati dal cambiamento climatico. La mitigazione del rischio deve diventare il principio guida per la pianificazione e la progettazione delle città.
- Il Ruolo della Comunità e la “Cultura del Rischio”: Le sole conoscenze scientifiche e le soluzioni tecniche non sono sufficienti. Occorre aumentare la percezione del rischio nei cittadini, rendendoli consapevoli e coinvolgendoli attivamente nella co-progettazione delle politiche di prevenzione.
Sintesi Generale
Entrambi i contributi convergono su un concetto chiave: il rischio climatico non è una fatalità ineluttabile, ma la conseguenza dell’interazione tra eventi naturali ed elementi umani (esposizione e vulnerabilità). Se da un lato la scienza climatica (Giorgi) fornisce i modelli probabilistici e identifica le aree a maggiore criticità come il Mediterraneo, dall’altro la pianificazione territoriale e la politica (Losasso e Prota) devono tradurre questa conoscenza in strategie urbane di adattamento e in una diffusa “cultura del rischio” della cittadinanza.
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Una breve linea di incontro di questa rassegna con il “credo” tratteggiato dall’ASviS di cui è Direttore Scientifico il prof. Enrico Giovannini – esperto Onu.
I punti d’incontro tra i testi analizzati (l’analisi fisica di Giorgi e la prospettiva tecnico-gestionale di Prota/RETURN) e il “credo” dell’ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile), promosso e declinato dal suo Direttore Scientifico Enrico Giovannini, si articolano su quattro pilastri fondamentali:
- Superamento dell’emergenzialismo in favore della prevenzione
- Nello studio/dialogo: Si evidenzia come l’Italia sia eccellente nella gestione del post-evento, ma carente nelle politiche di lungo termine e di prevenzione continua.
- Nel credo ASviS/Giovannini: L’ASviS denuncia da anni lo squilibrio tra le risorse impiegate per le emergenze e quelle destinate alla prevenzione. Il “pensiero prospettico” di Giovannini chiede di abbandonare la logica del mero soccorso immediato per passare a una programmazione strutturale obbligatoria, sostenuta da strumenti come il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) e una Legge Nazionale sul Clima.
- Visione sistemica del rischio e interconnessione
- Nello studio/dialogo: Il sistema climatico è un sistema complesso, caotico e non lineare. Le città sono esposte a scenari “multirischio” che richiedono di integrare sia la mitigazione sia l’adattamento.
- Nel credo ASviS/Giovannini: L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite si basa sul principio della complessità e dell’interconnessione. Per l’ASviS non ha senso trattare il rischio climatico (Goal 13) separatamente dalla pianificazione urbana sostenibile (Goal 11), dalla sicurezza delle infrastrutture (Goal 9) e dalla riduzione delle disuguaglianze (Goal 10). La gestione del rischio richiede una governance sistemica che eviti la frammentazione decisionale.
- La “Cultura del rischio” e la partecipazione civica
- Nello studio/dialogo: Prota e Losasso sostengono che modelli e dati tecnici non bastano se manca il ruolo centrale della comunità e una corretta percezione del pericolo da parte dei cittadini.
- Nel credo ASviS/Giovannini: La sostenibilità e la resilienza non sono traguardi esclusivamente tecnologici, ma processi culturali e sociali. L’ASviS promuove la mobilitazione diffusa della società civile, dell’accademia e del mondo d’impresa: la comunità non deve essere un soggetto passivo di soccorso, ma un attore consapevole e co-progettista della sicurezza del proprio territorio.
- Responsabilità intergenerazionale e superamento dei tipping points
- Nello studio/dialogo: Giorgi evidenzia la necessità di agire prima che il sistema climatico superi i punti di non ritorno (tipping points), compromettendo lo sviluppo sostenibile.
- Nel credo ASviS/Giovannini: L’impegno per l’inserimento della tutela dell’ambiente, degli ecosistemi e dell’interesse delle future generazioni nella Costituzione Italiana (Artt. 9 e 41) rappresenta il cuore etico di ASviS. Ritardare l’adattamento o scaricare le spese della mancata prevenzione sul futuro significa violare il principio fondamentale della giustizia intergenerazionale.
Per approfondire la posizione di ASviS su come integrare le politiche pubbliche per fronteggiare la crisi climatica, puoi guardare questo intervento di Giovannini su mitigazione e adattamento nel Piano nazionale, che illustra l’importanza strategica di unire la riduzione delle emissioni alla gestione preventiva dei rischi sul territorio.
(*) pervenuto a Avvisi Google Scholar a: scienziato13ETgmail.com il 31/08/2026
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(**) Prof. Claudio Quintano, Emerito di Statistica Economica, già Rettore dell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope” (2010 –2016) – dal 2016 – insegna “Le Misure del domani per il raggiungimento degli Obiettivi ONU sulla sostenibilità” nel Corso di laurea triennale (I livello) – Economia Aziendale e Green Economy e nel Corso di laurea biennale magistrale (II livello) – Economia Management e Sostenibilità del Dipartimento di Scienze Giuridiche ed Economiche dell’Università di Napoli “Suor Orsola Benincasa”.







































