sto video fa parte della rubrica InsightS di ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile), condotta da ENRICO GIOVANNINI (Direttore Scientifico di ASviS) e realizzata con il supporto di UniCredit. Tale testo è rielaborato da CLAUDIO QUINTANO con l’assistenza IA di GeminiGOOGLE
- Titolo / Tema: ESG: (La sostenibilità è davvero un costo o genera valore?) – Do sustainable companies grow more? Data on revenue and jobs
- I Dati ISTAT: Secondo le analisi del Rapporto di Primavera ASviS, le imprese manifatturiere italiane (con più di 10 addetti) con un elevato profilo di sostenibilità hanno registrato una crescita del valore aggiunto superiore di oltre il 16% rispetto a quelle che non hanno investito in sostenibilità.
- I Dati dell’Istituto Tagliacarne: Le aziende con un profilo High ESG tra il 2017 e il 2024 hanno visto aumentare il valore aggiunto del 65% (rispetto al 55% delle aziende Low ESG), con impatti ancora più marcati sulla crescita dell’occupazione.
- Conclusione: Investire in sostenibilità, innovazione e finanza sostenibile non è un semplice costo a fondo perduto, ma incrementa la competitività e la produttività aziendale.
Ecco la trascrizione del parlato estratta dal video:
Spesso si sente dire che la sostenibilità sia un costo: un costo per le imprese, un costo per i cittadini. In realtà è un investimento.
Ma è proprio vero che le imprese che scelgono di investire in sostenibilità guadagnano produttività, guadagnano competitività, o è anche questa una storia che non ha fondamento?
In realtà i dati mostrano molto chiaramente che è esattamente così, cioè le imprese italiane che investono in sostenibilità, in finanza sostenibile, in innovazione, guadagnano competitività. Io sono Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS (l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile), e questa è la rubrica InsightS.
Il Rapporto di Primavera dell’ASviS, pubblicato all’avvio del Festival dello Sviluppo Sostenibile, propone dati e analisi che confermano esattamente questo messaggio: investire in sostenibilità conviene.
Le analisi realizzate dall’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) per questo rapporto indicano che le imprese manifatturiere con più di 10 addetti che hanno un profilo elevato di sostenibilità hanno avuto negli ultimi anni una dinamica più veloce del valore aggiunto, oltre il 16% in più rispetto alle imprese che invece non hanno investito in sostenibilità. Ovviamente questo dato è diverso a seconda dei settori: è più alto per il settore alimentare e tessile, più basso per la meccanica, ma questo non vuol dire che anche investimenti meno a tutto campo non aiutino, e il rapporto mostra proprio queste evidenze.
Parallelamente, l’Istituto Tagliacarne è andato a guardare l’impatto di una scelta non solo nella rendicontazione, ma nelle politiche aziendali cosiddette ESG (Environment, Social, Governance). Ebbene, secondo i dati del Tagliacarne, le imprese italiane che hanno un profilo High ESG tra il 2017 e il 2024 hanno visto aumentare il loro valore aggiunto del 65%, a fronte di un aumento del 55% delle imprese Low ESG. Ma questi dati sono ancora più forti per l’occupazione…
Per ridurre le disuguaglianze territoriali possiamo fare molto di più, ma dobbiamo essere convinti che questa è la strada da intraprendere e che la velocità è un fattore decisivo.
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InsightS di ASviS
InsightS è la rubrica video di approfondimento e analisi curata dall’ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) in collaborazione con UniCredit.
Condotta dal Direttore Scientifico dell’ASviS, Enrico Giovannini (ex Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili ed ex presidente ISTAT), la rubrica nasce per spiegare in modo chiaro e basato su dati concreti (data-driven) come i temi della sostenibilità e dell’agenda ESG impattino sul sistema economico, sociale e sulle imprese italiane.
I Pilastri della Rubrica
- Focus sui Dati: Ogni puntata si basa su analisi ed evidenze empiriche realizzate in collaborazione con istituti di ricerca come ISTAT e Istituto Tagliacarne.
- Superamento del Pregiudizio: Il filo conduttore è dimostrare che la transizione ecologica e sociale non è un mero “costo” o un adempimento burocratico, ma un investimento strategico che genera competitività, produttività e nuovi posti di lavoro.
- I Temi Trattati: Dalla rendicontazione ESG alla finanza sostenibile, dalla riduzione delle disuguaglianze territoriali all’impatto economico del Rapporto di Primavera dell’ASviS e del Festival dello Sviluppo Sostenibile.
L’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) Nata nel 2016 per iniziativa della Fondazione Unipolis e dell’Università di Roma “Tor Vergata”, riunisce oltre 300 istituzioni e reti della società civile per promuovere l’attuazione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite in Italia.
- Relazione sui temi ESG (Environmental, Social, Governance)
L’acronimo ESG identifica tre fattori chiave utilizzati nell’ambito degli investimenti finanziari, della gestione aziendale e della rendicontazione d’impresa per valutare la sostenibilità e l’impatto etico di un’organizzazione o di un’attività economica. Negli ultimi anni, la prospettiva aziendale si è evoluta in modo profondo: le metriche ESG hanno trasformato il concetto stesso di creazione di valore, passando da una vision incentrata unicamente sul profitto a breve termine (la shareholder theory) a un modello integrato di responsabilità verso tutti gli portatori di interesse (stakeholder theory).
Il primo pilastro: Environmental (Ambiente)
Il pilastro ambientale analizza l’impatto diretto e indiretto che un’organizzazione ha sull’ecosistema naturale. Le metriche chiave riguardano:
- Decarbonizzazione e cambiamento climatico: Misurazione delle emissioni di gas a effetto serra lungo l’intera catena del valore (Scope 1, Scope 2 e Scope 3) e definizione di obiettivi di riduzione aligned con gli Accordi di Parigi.
- Transizione energetica ed efficienza: Utilizzo di fonti rinnovabili, riduzione dei consumi di energia primari e implementazione di tecnologie a basso consumo.
- Economia circolare e gestione delle risorse: Riduzione degli sprechi, riciclo delle materie prime, riduzione del consumo idrico e gestione sostenibile dei rifiuti aziendali.
- Tutela della biodiversità: Valutazione dell’impatto delle attività e degli stabilimenti aziendali su suolo, foreste ed ecosistemi locali.
Le aziende che eccellono in quest’area riducono l’esposizione ai rischi regolatori (come la Carbon Border Adjustment Mechanism o le tasse ambientali) e si proteggono dai rischi fisici derivanti dal climate change.
Il secondo pilastro: Social (Sociale)
Il fattore sociale misura le relazioni tra l’impresa, le persone che lavorano per essa e le comunità esterne con cui interagisce. I temi cruciali includono:
- Salute e sicurezza sul lavoro: Garantire ambienti protetti, ridurre al minimo gli infortuni ed erogare formazione continua in materia di prevenzione.
- Diversità, Equità e Inclusione (DE&I): Promozione della parità di genere (tra cui il superamento del gender pay gap), integrazione delle diversità culturali e generazionali, e garanzia di pari opportunità di carriere a tutti i livelli.
- Condizioni di lavoro e benessere aziendale: Politiche per la conciliazione vita-lavoro (work-life balance), sistemi di welfare aziendale e retribuzioni eque.
- Impatto sulla comunità e responsabilità lungo la filiera: Rispetto dei diritti umani, tutela del lavoro dignitoso anche presso i fornitori e contributi allo sviluppo socio-economico dei territori in cui l’azienda opera.
Le organizzazioni con solide prassi sociali beneficiano di un più elevato tasso di attrazione e ritenzione dei talenti (employee retention), riducendo il turnover e migliorando la produttività generale.
Il terzo pilastro: Governance (Gestione e Amministrazione)
La governance riguarda il sistema di regole, pratiche e processi con cui un’azienda viene diretta e controllata. È il pilastro abilitante per i fattori ambientali e sociali. Comprende:
- Composizione del Consiglio di Amministrazione: Indipendenza dei consiglieri, diversità di genere e competenza specialistica sui temi della sostenibilità.
- Etica aziendale e trasparenza: Lotta attiva alla corruzione, prevenzione dei conflitti di interesse, adozione di codici etici e tutela dei segnalanti (whistleblowing).
- Retribuzione dei dirigenti legata alla sostenibilità: Collegamento dei bonus e della remunerazione variabile dei top manager al raggiungimento di specifici target ESG.
- Trasparenza e rendicontazione: Adozione di standard di reporting internazionali riconosciuti (come i GRI Standards o gli ESRS europei previsti dalla Direttiva CSRD – Corporate Sustainability Reporting Directive).
Una buona governance assicura che gli impegni sulla sostenibilità non rimangano mera propaganda o dichiarazioni strategiche superficiali, garantendo la correttezza dei dati pubblicati ed evitando pratiche di greenwashing.
Il valore strategico della valutazione ESG
Oggi i fattori ESG non costituiscono più una spesa a fondo perduto o una semplice attività di pubbliche relazioni. Gli istituti di credito, i fondi d’investimento e la grande distribuzione valutano costantemente il profilo ESG delle aziende prima di concedere finanziamenti, stipulare contratti o definire i tassi di interesse (sustainability-linked loans). Le aziende con un solido profilo di sostenibilità presentano un profilo di rischio complessivo inferiore e una maggiore resilienza di fronte ai cambiamenti di mercato e normativi.
- Approfondimento sui dati e i contenuti del Rapporto di Primavera ASviS
Il Rapporto di Primavera dell’ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) rappresenta un documento analitico di riferimento per misurare lo stato di avanzamento dell’Italia rispetto ai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, ponendo un’attenzione particolare sul legame sistemico tra sostenibilità, produttività aziendale ed economia reale.
Il paradigma economico: Sostenibilità come leva di produttività e crescita
Uno degli argomenti centrali evidenziati nel Rapporto di Primavera e rimarcati dalle analisi presentate da ASviS riguarda la smentita del luogo comune secondo cui la transizione ecologica e l’adozione delle pratiche ESG rappresentino esclusivamente un costo penalizzante per il sistema produttivo.
Incrociando i dati raccolti ed elaborati in collaborazione con l’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) e con l’Istituto Tagliacarne, il Rapporto dimostra empiricamente che la sostenibilità agisce come un acceleratore della competitività aziendale e dell’occupazione.
I dati ISTAT sul settore manifatturiero
L’analisi ISTAT condotta sulle imprese manifatturiere italiane con più di 10 addetti suddivide le aziende in base alla maturità del loro profilo di sostenibilità. I risultati evidenziano che:
- Dinamica del Valore Aggiunto: Le imprese con un elevato profilo di sostenibilità hanno registrato negli ultimi anni un incremento della crescita del valore aggiunto superiore di oltre il 16% rispetto a quelle che non hanno investito in strategie di sostenibilità o in finanza sostenibile.
- Differenze settoriali: L’impatto positivo degli investimenti in sostenibilità varia a seconda della filiera industriale. Il vantaggio competitivo in termini di valore aggiunto risulta particolarmente pronunciato in comparti come il tessile e l’alimentare, settori in cui l’attenzione all’impronta ecologica, alla tracciabilità della filiera e alla qualità delle materie prime viene fortemente premiata dal mercato e dai consumatori. Nel settore della meccanica, pur riscontrandosi differenze minori in termini percentuali assoluti, la direzione della crescita si conferma comunque favorevole alle imprese sostenibili.
I dati dell’Istituto Tagliacarne: Il confronto tra aziende High ESG e Low ESG
Gli studi dell’Istituto Tagliacarne inseriti nel quadro analitico dell’ASviS ampliano l’orizzonte d’osservazione, analizzando l’impatto delle politiche aziendali sui tre pilastri (Environment, Social, Governance) in un arco temporale di lungo termine (2017-2024):
- Crescita del Valore Aggiunto: Le imprese classificate con profilo High ESG hanno registrato tra il 2017 e il 2024 un aumento complessivo del valore aggiunto pari al 65%, contro il 55% rilevato per le imprese appartenenti alla categoria Low ESG.
- Impatto sull’Occupazione: La differenza appare ancora più marcata sul fronte occupazionale. Le imprese che integrano strategie ESG continuano a creare posti di lavoro a un ritmo decisamente più sostenuto, smentendo la narrazione secondo cui la riconversione ecologica comporterebbe una distruzione netta di occupazione.
Le sfide territoriali e la velocità d’azione
Oltre ai dati di natura micro ed macroeconomica relativi al mondo delle imprese, il Rapporto di Primavera dell’ASviS sottolinea l’importanza di affrontare le disuguaglianze territoriali presenti in Italia. Il divario tra il Nord e il Mezzogiorno, così come la disparità tra grandi centri urbani e aree interne, rischia di essere colmato solo attraverso politiche pubbliche strutturate che supportino le aziende locali nell’adozione di standard sostenibili.
L’ASviS conclude che la velocità di attuazione è la variabile decisiva: ritardare gli investimenti nella sostenibilità non protegge l’economia, ma espone le imprese italiane a un ritardo competitivo rispetto ai concorrenti europei e internazionali che stanno accelerando sulla transizione sostenibile.





































