TESTO di ANDREA MARINI (Il Sole 24 ore del 19 luglio 2026), rielaborato da C.Quintano, con l’assistenza IA di GeminiGOOGLE
Per il cancelliere tedesco Merz in Germania si lavora poco. E in Italia?
Il dibattito sollevato in Germania dal Cancelliere Friedrich Merz tocca un tema caldo, ma la situazione italiana è radicalmente diversa da quella tedesca. Merz ha criticato il modello tedesco sostenendo che nel Paese si lavori troppo poco, spingendo per riforme che superino il limite storico delle 8 ore giornaliere a favore di una maggiore flessibilità settimanale per rilanciare l’economia. I dati OCSE confermano il suo punto di partenza numerico: la Germania registra la media di ore lavorate all’anno per lavoratore più bassa tra i paesi membri (circa 1.340 ore all’anno), principalmente a causa di un’altissima percentuale di contratti part-time e mini-job.
Come si differenziano i salari medi annui lordi tra Italia e Germania nel 2024? Qual è la principale critica mossa da Friedrich Merz al modello lavorativo tedesco? Quali sono le principali differenze numeriche tra le ore lavorate annualmente in Italia e in Germania secondo i dati OCSE?
Domande di approfondimento generate da 24Ore AI
E in Italia? I dati dicono il contrario
Se in Germania la preoccupazione della politica è il monte ore ridotto, in Italia lo scenario è opposto. I lavoratori italiani passano molto più tempo sul posto di lavoro rispetto ai colleghi tedeschi. Guardando i dati ufficiali dell’OCSE sulle ore effettive lavorate all’anno per lavoratore in Germania si lavora circa 1.331 ore all’anno (dato 2024, in calo rispetto alle 1.466 ore del 2000), il dato più basso di tutta l’area OCSE. In Italia siamo a 1.716 ore (erano 1.850 nel 2000) al 17° posto su 46 paesi monitorati dall’OCSE, posizionandosi stabilmente sopra la media europea. In termini pratici, un lavoratore in Italia accumula in media 385 ore in più all’anno rispetto a uno in Germania. Questo significa che, a livello macroeconomico, in Italia si lavora quasi l’equivalente di un giorno in più alla settimana rispetto al modello tedesco.
Il paradosso di ore e stipendi
Questo divario mette in luce un forte paradosso che smentisce l’idea che “lavorare più ore” equivalga a produrre più ricchezza. Nonostante gli italiani trascorrano molto più tempo in ufficio o in fabbrica, la produttività per singola ora lavorata è più bassa rispetto a quella della Germania, spesso a causa di problemi strutturali, carenze nell’innovazione tecnologica e modelli organizzativi meno efficienti. A fronte di un impegno orario decisamente maggiore, i salari medi annui in Italia restano sensibilmente inferiori rispetto a quelli dei lavoratori tedeschi: in Italia, secondo Eurostat, nel 2024 lo stipendio medio annuo lordo arrivava a 33.523 euro, in Germania era a 53.791 (con una media della Ue a 27 di 39.808 euro).
In base all’articolo, la situazione del lavoro in Italia si differenzia da quella tedesca sotto tre aspetti principali:
- Le ore lavorate: In Italia si lavora molto di più rispetto alla Germania. Secondo i dati OCSE del 2024, in Italia la media è di 1.716 ore all’anno per lavoratore, mentre in Germania è di 1.331 ore (il dato più basso di tutta l’area OCSE). Questo significa che in Italia si accumulano in media 385 ore in più all’anno, l’equivalente di quasi un giorno di lavoro in più alla settimana.
- La produttività: Nonostante il maggior tempo trascorso al lavoro, la produttività italiana per singola ora lavorata è più bassa di quella tedesca. L’articolo attribuisce questo paradosso a problemi strutturali, carenze nell’innovazione tecnologica e modelli organizzativi meno efficienti.
- I salari: A fronte di un monte ore superiore, i salari in Italia sono sensibilmente inferiori. Nel 2024, lo stipendio medio annuo lordo in Italia era di 33.523 euro, contro i 53.791
Il confronto tra Italia e Germania evidenzia una retribuzione media annua lorda significativamente più elevata in territorio tedesco
. Questa disparità, spesso citata nel dibattito sul capitale umano, è accentuata dal fatto che in Italia i salari nominali rimangono strutturalmente più bassi, rendendo il potere d’acquisto dei lavoratori italiani particolarmente vulnerabile alle fasi inflattive
. La produttività del lavoro, misurata in termini di output per lavoratore, risulta inoltre storicamente superiore in Germania rispetto all’Italia
Questa combinazione di fattori crea un circolo vizioso che penalizza fortemente il sistema economico italiano. Possiamo riassumere i punti chiave di questo divario strutturale in tre concetti principali:
- La trappola della bassa produttività: Come accennavi, la produttività tedesca è storicamente superiore. In Italia, la stagnazione dell’output per lavoratore impedisce alle imprese di generare quel valore aggiunto che permetterebbe di aumentare i salari in modo sostenibile, preferendo spesso competere sul costo del lavoro piuttosto che sull’innovazione.
- Stagnazione dei salari nominali: A differenza di altri partner europei, i salari nominali in Italia sono rimasti quasi piatti negli ultimi decenni. Questo significa che, anche senza considerare l’inflazione, la crescita retributiva è stata minima.
- Vulnerabilità del potere d’acquisto: Questa è la conseguenza più dolorosa per i lavoratori. Con stipendi di partenza già bassi e fermi, ogni fiammata inflazionistica (come quella che ha colpito l’Europa negli ultimi anni) si traduce in una perdita immediata e severa del potere d’acquisto reale, poiché i salari non riescono a rincorrere l’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità.
In sintesi, mentre il modello tedesco riesce a produrre più ricchezza concentrandola in meno ore (grazie a investimenti e organizzazione), quello italiano si ritrova a compensare le inefficienze strutturali allungando i tempi di lavoro, senza però riuscire a garantire una retribuzione adeguata e protetta dal carovita.





































