Iaccarino: Timida ripresa

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Non ci sono buone notizie per l’economia campana in vista del 2015. “Per invertire la rotta servono cambiamenti e quelli annunciati da Renzi non sembrano preoccuparsi Non ci sono buone notizie per l’economia campana in vista del 2015. “Per invertire la rotta servono cambiamenti e quelli annunciati da Renzi non sembrano preoccuparsi troppo della frattura Nord/Sud”. Secondo Lucio Iaccarino, scienziato sociale, scrittore, opinionista, blogger, e coordinatore generale di Think Thanks, società di ricerca e comunicazione, per la ripresa serve un cambio di mentalità. Che prospettive ci sono per l’economia del Sud e della Campania nel 2015? Le indicazioni dei dati macro-economici sono timidamente rassicuranti, Sud e Campania attendono di capire come saranno spesi nel concreto i soldi della nuova programmazione 201420. Si tratta di economie ancora dipendenti dalla spesa pubblica e un cambio di mentalità in tal senso è ancora lontano. I dati riferiscono di un leggero aumento del Pil e dei consumi. Basterà per la ripresa? Il mercato meridionale è più dedito al consumo che alla produzione. Pa, dipendenti pubblici, commercio al dettaglio, sono ancora troppo centrali. Manca un disegno industriale prospettico per i grandi comparti dell’economia campana come metalmeccanico, cantieristica, trasporti, industria aerospaziale: ancora poche prospettive di internazionalizzazione per una crescita generalizzata. Secondo l’Istat la disoccupazione in Campania resterà più alta che in Italia e nel Sud. Perché? Il potenziale di crescita in Campania è altissimo, grazie alla presenza di grandi aziende traino ma anche di tantissime Pmi. L’occupazione passa per una visone dell’economia del Sud che sembra mancare, bisogna lavorare per ridurre la polverizzazione delle microimprese. Secondo molti economisti il problema della Campania e del Sud è la scarsa produttività. E’ così? Credo che non esista un problema antropologico di bassa produttività ma che esista una questione meridionale come ritardo organizzativo e manageriale delle Pmi, spesso affidate a leader che delegano poco e più propensi a passare il governo dell’azienda a parenti che non a figure manageriali competenti. Quali potrebbero essere le principali leve di sviluppo? Terziarizzazione, managerializzazione del settore enogastronomico, incentivi all’accorpamento, turismo e servizi lavorando sui brand vincenti a livello internazionale con un approccio di marketing territoriale. Spesa pubblica sul patrimonio, investimento dei privati e sostegno dalle banche.