Ict: l’esperto, ‘net neutrality’ fondamentale per visibilità contenuti

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Milano, 22 mar. (Labitalia) – “Oggi i distributori di contenuti, i cosiddetti ott (over-the-top), come Netflix, Spotify, Youtube hanno la stessa velocità. Se venisse meno la net neutrality, ossia la libertà della rete, alcuni contenuti e servizi sarebbero visibili a seconda dell’accordo fatto dagli ott con alcuni Internet service provider, come, per intenderci, lo siamo noi, Fastweb, Tim e Vodafone”. Lo dice, in un’intervista a Labitalia, Vittorio Figini, fondatore di Uli- Utility Line Italia, uno dei più antichi Internet service provider) italiani.

Figini è anche tra i fondatori, nel 2000, di Mix (Milan Internet eXchange), a tutt’oggi il primo Internet exchange point italiano, il maggior ‘nodo’ nazionale da cui passa il traffico Internet italiano, commentando che la Federal Communications Commission vuole abolire le modifiche volute dalla amministrazione guidata da Barack Obama, che aveva sancito la situazione di fatto: la net neutrality.

“La fine della net neutrality -spiega- farebbe guadagnare quei provider che facessero accordi con gli ott per avere i contenuti in esclusiva. Ed è per questo che negli Usa colossi delle telecomunicazioni come AT&T e Isp come BellSouth, Concast e Verizon Communications sono favorevoli all’Internet a 2 velocità”.

“Il presidente Usa Donald Trump, sostenuto dalle lobbies degli Isp, dice che la Rete a due velocità -chiarisce- stimolerà gli investimenti e l’innovazione in Internet. Anche Robert Kahn, uno dei pionieri di Internet, ha affermato che la net neutrality è uno slogan dogmatico che blocca sperimentazione e miglioramenti nel cuore di Internet. In realtà, il problema delle piattaforme non richiede massimi interventi tecnologici. Si tratta di fornire maggiore banda, un po’ come, si accolga l’immagine, aumentare la portata dell’acqua in una tubatura. Dall’altra parte, bisogna riconoscere che è vero che disporre di più risorse economiche può portare a maggiori investimenti nella ricerca”.

“Gli Internet service provider -continua- hanno una certa ragione quando dicono che la maggiore richiesta di banda; non dimentichiamo che in Usa circa il 70% della Tv si vede via Internet ha inevitabilmente un costo. Dall’altra parte gli ott, pensiamo ad Amazon, Google, Microsoft, Netfix, YouTube, in un certo senso se ne approfittano: loro possono continuamente creare sempre più contenuti a prescindere di quanta banda richiedono per essere usufruiti. Sanno che non è un problema loro”.

“La soluzione -precisa- potrebbe essere che gli ott vengano incontro alle spese che gli Isp devono sostenere. Se, per esempio, YouTube richiede sempre più banda, è giusto che la stessa piattaforma contribuisca ai costi della stessa banda che ricadono sull’Isp per evitare l’aumento del prezzo pagato dall’utente finale. Anche per questo è importante educare gli stessi utenti, che ora spendono 20 euro al mese e pretendono di vedere film, ascoltare, musica, magari utilizzando Internet e la posta elettronica in modo illimitato. La banda di Internet non è infinita”.

“La normativa Ue -afferma Vittorio Figini- tutela la neutralità, ma prevede eccezioni, come le corsie preferenziali per servizi specializzati, rallentamenti di servizi, differenziazioni di traffico. In Italia una forma di corsia differenziata è lo zero-rating, utilizzato principalmente dagli operatori mobile, la pratica di fornire accesso a Internet senza costi sotto certe condizioni, per esempio permettendo l’accesso soltanto a certi siti web o sovvenzionando il servizio tramite pubblicità. Interessante, sempre riguardo all’Italia, è la Dichiarazione dei diritti e doveri di Internet, che fa l’associazione tra la net neutrality e i diritti fondamentali delle persone”.

“Per un utente -avverte- è importante scegliere un Isp con consapevolezza, conoscerne la policy e i contenuti tecnologici. Anche la comunicazione è fondamentale. Si pensi al famoso slogan pubblicitario ‘fino a 100 mega’, che può creare una certa confusione negli utenti. Noi per esempio garantiamo una banda minima garantita. E’ sbagliato che ci siano corsie preferenziali perché l’Internet a due velocità va a inficiare la libertà della Rete, che è l’ultima grande rivoluzione dell’umanità, come lo furono la macchina a vapore e l’elettricità. Detto più semplice: è giusto che per accedere a Google o per vedere Netflix si debba essere abbonati a un determinato provider?”.

“Più elementi -chiarisce Vittorio Figini- ci fanno pensare che la net neutrality è fondamentale, aspetti che la politica dovrebbe avere ben chiari. E’ sotto gli occhi di tutti l’importanza della Rete come strumento della democrazia. Si pensi all’informazione, alla questione delle fake news e alla pubblica amministrazione online. O ancora alle start-up, che spesso sono lanciate da giovani con risorse economiche limitate, ma sono importantissime per l’economia e la crescita. Le start-up senza l’Internet libero non potrebbero esistere. Anche Facebook non si sarebbe affermato con l’Internet a due velocità”.