Il 45% delle merci viaggia su nave Campania, interscambio da 10 mld

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Un terzo di tutto l’import ed export in Italia parte o arriva via mare. E una grossa fetta di questa risorsa è collocata nel Sud che potrebbe svolgere il ruolo di piattaforma logistica a beneficio di tutto il sistema produttivo nazionale. Anche perché sta emergendo in modo marcato una direttrice marittima che dall’Europa, via Mediterraneo, passa per il Canale di Suez, Golfo e Asia. Lo dicono i dati emersi a margine della presentazione del secondo rapporto annuale “Italian Maritime Economy. Rischi e opportunità al centro del Mediterraneo”, curato da Srm, il centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo.

I numeri

In particolare, il 33,7 per cento del valore aggiunto dell’economia del mare è prodotto nel Mezzogiorno (14,7 miliardi di euro) e il 38,6 per cento dell’occupazione generata in totale dall’economia marittima si trova al Sud. In termini di infrastrutture, i 12 porti meridionali movimentano il 45,7 per cento del totale del traffico container e il 47 per cento del traffico complessivo di merci. L’importanza del trasporto marittimo per le imprese del Sud si rispecchia anche nei dati del commercio estero: l’interscambio commerciale del Mezzogiorno viene realizzato per il 60 per cento con modalità marittima per un valore di quasi 55 miliardi di euro.

La Campania

E in Campania? Il valore dell’interscambio commerciale realizzato via mare può superare i 10 miliardi di euro. Ad oggi nella regione viene movimentato via mare, sempre nell’ambito di importazioni e esportazioni, poco più del 45 per cento delle merci, per un valore che si avvicina ai 10 miliardi di euro contro i 55 miliardi dell’intero sistema meridionale. Ma come può il sistema regionale accrescere la propria competitività e aumentare il valore dell’interscambio commerciale marittimo? Secondo imprenditori e banchieri intervenuti alla presentazione del rapporto al Banco di Napoli, è necessario innanzitutto rafforzare l’intermodalità con un efficiente collegamento tra le vie del mare, le arterie ferroviarie e quelle stradali. Per riuscirci la Campania deve essere in grado di mettere in rete tanto le infrastrutture quanto le imprese e i porti. Rientra in questo discorso il rafforzamento delle aree retroportuali. Altra leva su cui agire è rappresentata dalle cisiddette “Free Zones”, aree concepite per favorire gli investimenti sia mediante fiscalità agevolata che attraverso altri servizi specifici. In Cina, Emirati Arabi e Nord Africa le Free Zones si stanno espandendo rapidamente. La Campania dovrebbe pensarci. Per Maurizio Barracco, presidente del Banco di Napoli, e Massimo Deandreis, direttore generale di Srm, “la Campania deve diventare un Hub logistico di rilevanza strategica perché con il raddoppio del canale di Suez i traffici aumenteranno in maniera esponenziale e il nostro sistema dovrà farsi trovare preparato”. Insiste sull’importanza del “partenariato tra pubblico e privato Franco Gallia, direttore regionale di Intesa Sanpolo,” mentre Paolo Scudieri, presidente di Srm, individua la chiave di volta “negli investimenti infrastrutturali che in Nord e Sud Europa fanno già la differenza”.

Connessione tra le infrastrutture

Il presidente del Cnr, Luigi Nicolais, insiste sulla connessione tra infrastrutture. “I porti della nostra Regione – dice – rispetto al sistema globale sono piccolissimi. Per questo non avrebbe senso e si perderebbero inutilmente le risorse economiche a disposizione se per affrontare le nuove sfide che ci si pongono dinanzi anziché fare rete si mettessero in competizione”.