IL BIOLOGICO CHE AZZERA LA CRISI – II PARTE –

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Si fa un gran parlare di Biologico sono pertanto opportune delle  precisazioni : “alimenti biologici”, definizione inesatta dal momento  che tutti gli alimenti di consumo comune Si fa un gran parlare di Biologico sono pertanto opportune delle  precisazioni : “alimenti biologici”, definizione inesatta dal momento  che tutti gli alimenti di consumo comune sono di origine biologica, cioè derivano da un organismo vivente. Il nome corretto è invece “Prodotti da (o provenienti da) agricoltura biologica” : è  biologico  il metodo di produzione, non il prodotto. Qualora fosse necessario aggiungere ingredienti provenienti da agricoltura convenzionale, questi vanno scelti solo da una lista designata dalla legge; si tratta in genere di prodotti che nell’UE non si possono coltivare (per motivi geografici), oppure che non sono disponibili in produzione biologica (come papaia, cannella, zenzero ecc).Una definizione univoca di agricoltura biologica è difficile, poiché non ci sono metodi produttivi “solo biologici” o “solo convenzionali” bensì una serie di tecniche agronomiche diverse, che incrementano uno o più aspetti tipici dell’agricoltura biologica (come l’agricoltura integrata e l’agricoltura biodinamica), senza ignorare che all’agricoltura biologica si è affiancata la zootecnia biologica. Agricoltura integrata: è un metodo produttivo che previene e combatte le infestazioni delle colture con metodi naturali (quali l’impiego degli antagonismi naturali esistenti fra gli insetti infestanti stessi e i predatori e/o i microrganismi; l’utilizzo di mezzi chimici è invece lasciato come extrema ratio). Agricoltura biodinamica: Concetto agronomico introdotto nell’800 dal filosofo austriaco Rudolf Steiner, è forse la prima forma di agricoltura biologica concettualizzata applicata da un’azienda autosufficiente che segua i ritmi della natura; il che presuppone la rotazione delle colture, l’uso di prodotti naturali (come il letame) per la lotta agli infestanti ecc. In genere  “biologico” è  quel metodo produttivo che contempla: l’applicazione di tecniche agricole a ridotto impatto ambientale (inquinamento di terreni, acque ecc), uno scarso impiego di additivi alimentari, l’assenza di OGM e la realizzazione di allevamenti nel pieno rispetto del benessere dell’animale. Per cogliere l’accezione del termine “biologico” ci si dovrebbe rifare alla denominazione inglese di questo metodo produttivo: Ecological Agriculture = agricoltura ecologica in quanto consiste nell’analisi degli aspetti agronomici della coltivazione di piante e cereali e dell’allevamento dei capi di bestiame, al fine di stabilire le opportune strategie per realizzare tecniche produttive ecosostenibili. Nonostante l’agricoltura biologica abbia riscosso grande interesse solo negli ultimi anni, per taluni consumatori è una moda, per altri è una filosofia di vita, trae le sue origini due secoli fa, in Germania, quando il filosofo Rudolf Steiner creò un modello di azienda agricola autosufficiente, con lo scopo intellettuale di contrapporsi alla sempre maggiore capacità dell’uomo di pilotare la natura: l’agricoltura biodinamica. L’idea di Steiner fu poi elaborata e concretizzata da alcuni agricoltori, fino all’apertura a Berlino, nel 1887, della prima Reform Haus, adibita alla vendita dei prodotti derivati da questo “nuovo” metodo di coltivazione. Col passare degli anni le botteghe di prodotti biodinamici si diffusero in tutto il territorio tedesco fino a sconfinare nei paesi europei limitrofi. Gli agronomi, nel frattempo, si applicarono nello studio e nella sperimentazione di metodi produttivi a ridotto impatto ambientale, che sfruttassero e non forzassero la natura. L’UE ha poi redatto una specifica regolamentazione per la produzione biologica, secondo cui i produttori devono seguire precise regole, devono essere iscritti agli albi regionali delle aziende biologiche e sono monitorati da enti appositi,autorizzati dall’UE. Come per ogni alimento degno di definirsi tale, anche gli alimenti da agricoltura biologica hanno un’etichetta, realizzata in base al regolamento comunitario vigente in materia, indicante: nome e codice (preceduto dalla sigla IT) dell’organismo di controllo autorizzato, codice dell’azienda produttrice, numero di autorizzazione e dicitura “Organismo di controllo autorizzato con D.M. Mi.R.A.A.F. n.XXX del XX/XX/XX in applicazione del Reg. CEE n.2092/91”.  Il marchio europeo non è obbligatorio, pertanto i prodotti che ne siano privi, non necessariamente non sono “biologici” e sono distinti in tre categorie, in base alle caratteristiche produttive:  Prima categoria: Almeno il 95% degli ingredienti agricoli è stato coltivato secondo metodo biologico per almeno due anni e l’indicazione del biologico è riportata nella denominazione di vendita. Seconda categoria: Almeno il 70% degli ingredienti agricoli è stato coltivato secondo metodo biologico per almeno due anni. L’indicazione del biologico è riportata nell’elenco degli ingredienti.  Terza categoria: Prodotti  coltivati secondo metodo biologico da almeno un anno prima del raccolto, in un’azienda che ha smesso i metodi di coltivazione convenzionali da oltre un anno. Riportano la dicitura “Prodotti in conversione dal biologico”. Dal punto di vista nutrizionale, i prodotti da agricoltura biologica hanno delle differenze rispetto ai prodotti convenzionali.  Secondo studi condotti dall’Università di Davis (California, USA), i prodotti ORGANIC contengono più fotocomposti (caroteni, antiossidanti, flavonoidi, quercetina …) rispetto a quelli convenzionali. La qualità nutrizionale è data però dal tipo di terreno e di varietà impiegata, non è assoluta e onnipresente in tutti i cibi “biologici”.  Il miglior valore nutrizionale dei prodotti da agricoltura biologica  viene per lo più perso durante la filiera (lavorazione, conservazione, trasporto, vendita), che prevede gli stessi mezzi e gli stessi tempi per tutti i prodotti. Anche l’agricoltura biologica ha i suoi pro ed i suoi contro:  il mancato uso di prodotti chimici per debellare gli insetti e le muffe che potrebbero infestare le coltivazioni, implica un aumento del rischio di perdite produttive legate alle infestazioni. Gli infestanti poi sono pericolosi non solo nelle fasi di semina e coltivazione, ma  per tutta la vita del prodotto. Si pensi alle micotossine (sostanze chimiche tossiche prodotte da alcuni funghi, tra cui le muffe che possono infestare le coltivazioni): senza un’adeguata lotta chimica agli infestanti, come accade per i prodotti da agricoltura biologica, queste sostanze sono riscontrabili nel prodotto finito in quantità maggiori rispetto ai prodotti convenzionali. La deperibilità dei prodotti biologici, inoltre, è maggiore. I progressi della tecnologia alimentare nella conservazione degli alimenti, e quindi nella riduzione della loro deperibilità, non possono essere tralasciati in una società come la nostra, moderna e veloce a tal punto da non essere in grado di preparare il sugo senza la polpa pronta in barattolo  e, avvezza a scorte alimentari di lunga scadenza.  Occhio inoltre ai claim sulla qualità superiore di bio alimenti: sono ingannevoli (inesistenti le statistiche supportanti questa tesi !) e soprattutto vietati dalla legge, secondo cui i prodotti da agricoltura biologica non possono essere pubblicizzati come di qualità superiore. Negli anni è stata anche rilevato il numero di milligrammi dei metalli pesanti che nel corso di un anno può ingerire una persona con i prodotti convenzionali, senza contare che chi consuma solo prodotti da agricoltura biologica vive comunque in un ambiente pieno di metalli pesanti dovuti in primis all’inquinamento atmosferico del luogo in cui viviamo. Nell’educazione alimentare  andrebbe divulgata la corretta conoscenza di un dato argomento stilando i pro ed i contro, senza  Fa bene, Fa male, E’ più sano, E’ più genuino, E’ più nutriente: nella fattispecie dell’agricoltura biologica, quindi, ne va esposta la rilevanza ecologico – ambientale!!!