Una analisi del collasso burocratico e la ricetta liberaldemocratica per salvare la scuola italiana
di Antonluca Cuoco (dialogo con Patrizio Del Prete)
I numeri previsti per l’anno scolastico 2026/2027 tracciano l’ennesimo ed inequivocabile bollettino di guerra che certifica il fallimento strisciante del centralismo burocratico statale: 46.826 cattedre vacanti in tutta Italia e un esercito di oltre 150.000 supplenti annuali chiamati a rattoppare le falle di un sistema al collasso. Più che un’istituzione di istruzione pubblica, la scuola italiana somiglia ormai a una tombola cieca gestita da algoritmi ministeriali, in cui a perdere sono la continuità didattica, il merito, la qualità dell’insegnamento e, soprattutto, gli studenti.
Su cosa dovremmo focalizzare la nostra attenzione di sistema? Patrizio Del Prete, docente e responsabile nazionale scuola e formazione del Partito Liberaldemocratico, offre una lettura precisa.
“Il più grande equivoco dell’attuale sistema scolastico è far credere che un impianto fortemente centralizzato garantisca pari opportunità e coesione sociale su tutto il territorio nazionale. Nei fatti, accade l’esatto contrario: il centralismo è un imponente bluff contabile e sociale che alimenta le disuguaglianze invece di colmarle. L’egualitarismo retributivo — che impone lo stesso identico stipendio base a Milano o Belluno come a Crotone o Ragusa — ignora del tutto le profonde differenze nel costo della vita e del mercato immobiliare. Un insegnante che guadagna 1.400 euro al mese e deve sostenerne 800 per una stanza in affitto al Settentrione viene spinto sotto la soglia della sostenibilità economica.”
Difendere quindi lo “stipendio unico nazionale” non è un atto di giustizia sociale ma si rivela è una condanna alla fuga perenne dalle sedi del Nord e un incentivo al ricambio costante di docenti. “Sì”, commenta Del Prete, “ed allo stesso modo, la finta democrazia delle graduatorie e degli algoritmi ministeriali non premia né l’esperienza reale né la preparazione didattica, ma l’accumulo spasmodico di punteggi ed espedienti: master “un tanto al chilo”, corsi online pro-forma e certificazioni acquistate a pagamento per scalare le graduatorie al Sud, per poi accettare la cattedra al Nord come una “tassa di soggiorno” temporanea prima del rientro a casa.”
C’è inoltre da osservare una spaccatura geografica drammatica. I dati sulla distribuzione territoriale dei posti scoperti tracciano infatti un quadro paradossale: al Settentrione (58,6% dei posti vacanti, oltre 27.000 cattedre) le graduatorie provinciali son del tutto esaurite. Segnala Del Prete: “Gli istituti sono costretti a ricorrere sistematicamente alle Messe a Disposizione (MAD) per arruolare personale spesso privo di abilitazione. I picchi più drammatici si registrano in Lombardia con 12.104 posti scoperti e in Veneto con 5.130 cattedre senza titolare.” Al Centro (18,5% del totale, circa 8.600 cattedre) le ‘scoperture’ si concentrano prevalentemente sul sostegno e sulle discipline STEM mentre al Sud e Isole (22,9% del totale, circa 10.700 cattedre) di fatto il mercato dell’insegnamento è del tutto saturo. Qui Del Prete ricorda come le Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS) e le Graduatorie ad Esaurimento (GAE) scoppiano di decine di migliaia di abilitati che si contendono pochissimi posti, alimentando la transumanza temporanea verso il Nord per maturare punteggio.
“Quando un sistema rifiuta la selezione meritocratica e livella le retribuzioni verso il basso, applica una spietata forma di selezione avversa: la mediocrizzazione espelle l’eccellenza. I giovani più brillanti — specialmente nelle materie STEM e nelle scienze umane — scartano l’insegnamento pubblico per rivolgersi al settore privato o all’estero, dove le competenze vengono incentivate e valorizzate.
Il sintomo clinico di questo collasso è rappresentato dai dati INVALSI sulla dispersione scolastica implicita: oltre 1 studente su 2 esce dalle scuole superiori ottenendo un diploma senza aver maturato le competenze fondamentali in italiano, matematica e inglese. In diverse aree del Sud e delle Isole, la somma tra dispersione implicita e abbandono scolastico reale supera il 60% degli studenti arrivati all’ultimo anno.”
Un’alternativa pragmatica esiste e proviene dal modello regionale. Di fronte alla carenza di medici, la Regione Veneto ha dimostrato, ad esempio, che i problemi complessi si risolvono con la flessibilità: bandi mirati, ingaggi flessibili e benefit territoriali per attrarre professionisti. “La scuola deve seguire la medesima strada attraverso tre pilastri liberaldemocratici imprescindibili”, commenta Del Prete, quindi “chiamata Diretta e Autonomia Scolastica, abolizione di algoritmi e graduatorie infinite. Merito e Contrattazione Territoriale. Autonomia Finanziaria e Valutazione della Dirigenza.”
Continuare a chiedere risorse a pioggia senza legarle all’autonomia, alle esigenze del territorio e alla valorizzazione del merito significa solo alimentare un colabrodo burocratico. Solo restituendo libertà, concorrenza positiva e responsabilità alle singole scuole potremo garantire un futuro di qualità all’istruzione italiana.
Patrizio Del Prete, Responsabile Scuola — Partito Liberaldemocratico
Antonluca Cuoco, segretario Partito Liberaldemocratico Salerno e membro Assemblea Nazionale





































