Il buon leader? Parte da ascolto e pianificazione

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Roma, 27 lug. (Labitalia) – Saper ascoltare, dare una direzione chiara al proprio team e saper pianificare. Non solo: guidare con l’esempio e non attraverso ordini, essere in grado di creare team che sappiano integrarsi e interagire senza conflitti ed essere in grado di assegnare, a ciascuno, il proprio compito. Sono queste le principali caratteristiche che rendono un leader un buon leader. “Viviamo – dichiara Francesca Contardi, Managing Director di EasyHunters, società di ricerca e selezione che offre servizi di recruiting digitali a elevata qualità – in un’epoca di grande cambiamento, sia a livello tecnologico, sia a livello organizzativo. La costante evoluzione digitale, all’interno delle aziende e nella vita quotidiana, ha reso indispensabili formazione e aggiornamento continui”.

“A livello organizzativo, invece, l’arrivo dei Millennials e delle generazioni seguenti – spiega – ha cambiato radicalmente il ruolo del leader: una figura non più legata all’autorità come in passato, ma al rispetto umano e alla stima professionale. Appare evidente, quindi, che chi si trova a guidare un team oggi deve prima di tutto essere una persona che non incute timore, ma infonde sicurezza e che guida con l’esempio e non dando ordini, magari urlando, dal suo ufficio ai suoi collaboratori”. Ma quali sono le caratteristiche che rendono un leader un buon leader? Eccole punto per punto.

-Saper ascoltare: chi è a capo di un team o di un’azienda deve, prima di tutto, promuovere la cultura della condivisione e fare in modo che si creino relazioni virtuose tra colleghi, affinché migliori anche la produttività. Come? Attraverso una comunicazione aperta, chiara e soprattutto bi-direzionale. È importante che ognuno si senta libero di esprimersi e trovi nel proprio capo una persona pronta ad ascoltare suggerimenti e con cui condividere eventuali problemi.

-Saper dare una direzione chiara al proprio team: senza indicazioni precise nessun team è in grado di raggiungere gli obiettivi prefissati. Ogni leader dovrebbe essere il punto di riferimento e fornire, in modo efficace, linee guida che possano portare la squadra verso il successo. Solo così tutti i componenti del team saranno nelle condizioni di lavorare al meglio ed ottenere, quindi, i risultati che ci si aspetta.

-Creare un clima positivo, senza conflitti e assegnare a ciascuno il proprio ruolo in azienda: ognuno deve essere in grado di lavorare nelle condizioni più favorevoli possibile e questo è un compito che spetta soltanto a chi è a capo di un gruppo di lavoro. Poiché si trascorre molto tempo in ufficio, è fondamentale che ci sia un clima sereno e di grande collaborazione. Un buon leader, quindi, deve essere in grado di capire gran parte degli aspetti caratteriali ed evitare, per quanto possibile, di creare team che non siano in grado di integrarsi e di lavorare insieme al raggiungimento degli obiettivi.

-Saper pianificare: nessuna improvvisazione. Un buon leader deve essere capace di individuare le priorità e comprendere i problemi davvero rilevanti per risolverli nel minor tempo possibile. Deve intuire cosa accadrà, all’azienda e al mercato, nel medio e lungo periodo.

-Guidare con l’esempio: non basta dare ordini dal proprio ufficio. Un vero leader guida la propria squadra mettendosi in prima linea. E questo atteggiamento non ha nulla a che vedere con il timore, anzi. Un leader deve rappresentare un modello a cui ispirarsi.

“Io credo – afferma Paolo Scutellaro, cinque volte campione del mondo, pluricampione Italiano di vela ed esperto di organizzazione aziendale – che la barca a vela sia la metafora perfetta dell’azienda: c’è un equipaggio che deve raggiungere una meta (o un obiettivo), ci sono eventi esterni (il mare, il vento) che, come il mercato o i competitor, possono destabilizzare il contesto, ci sono ruoli da rispettare. E proprio come in mare aperto, anche negli uffici, indipendentemente da dimensione o settore, è necessario – avverte – avere un leader capace di motivare il suo team, esaltarne i punti di forza, aiutarlo a risolvere eventuali problemi che possono sorgere e capace di prendersi la responsabilità”.

“Un buon leader – aggiunge – deve assegnare, a ciascuna risorsa, un ruolo ben preciso e, soprattutto, deve comunicare in modo puntuale in quale direzione si sta andando e perché. Non dimentichiamo che, in nessun caso, nessuna persona può fare, da sola, il lavoro di due. Se questo accade, vuol dire che il leader ha, in qualche modo, fallito nell’organizzazione del lavoro e nella suddivisione dei compiti”.

“Al tema del fallimento si collega anche un altro aspetto che io reputo fondamentale e che contraddistingue un leader capace da un semplice capo: la capacità di prendersi le proprie responsabilità. È più facile, e probabilmente anche molto più comodo, dare la colpa di un proprio errore a un’altra persona. Un vero leader, però, sa sempre riconoscere e ammettere i propri sbagli”, conclude.