Il burnout colpisce anche i preti: casi di suicidio e depressione

145
in foto un'immagine generica di prete (Imagoeconomica)

Lo stress e la solitudine, malattie di questa epoca, colpiscono anche i sacerdoti. Il burnout e il senso di inadeguatezza sono alcune delle spie di questo malessere che si affaccia ormai anche nella Chiesa. “Si tratta di un disagio destinato a crescere, perché spesso i preti hanno diverse parrocchie da amministrare, senza risiedere in nessuna di esse, e ai compiti amministrativi si aggiungono le responsabilità canoniche, civili e penali”: è quanto sottolinea La Civiltà Cattolica in un saggio pubblicato nell’ultimo numero e firmato da padre Giovanni Cucci. La rivista dei gesuiti ricorda dati allarmanti emersi da alcuni studi. “Da qualche tempo si assiste a un impressionante aumento dei suicidi fra i sacerdoti in Brasile. Nel corso dell’anno 2018 si sono tolti la vita 17 presbiteri e altri 10 nel 2021”, si legge nell’articolo. Disagi sono emersi anche da una ricerca effettuata in Francia. “Uno di loro – scrive Civiltà Cattolica riferendosi ai sacerdoti coinvolti nel sondaggio – confessava di non essere il pastore con l’odore delle pecore, ma con l’odore di benzina… Per molti non ci sono giorni di riposo. Anche se la situazione non è drammatica come in Brasile, in Francia ci sono stati sette suicidi di preti nel corso di quattro anni”. Anche dalle ricerche effettuate in Italia emerge un certo “malessere” dei preti intervistati. Tra le cause c’è “il burnout, anche se gran parte di loro non ha usato questo termine e spesso neppure lo conosce; si rilevano piuttosto delle precise cause esterne (molteplicità degli impegni, complessità delle problematiche, la sensazione di essere dei ‘funzionari del sacro’, che erogano servizi asettici a fedeli indifferenti)”. Il giornale dei gesuiti individua però delle possibili vie d’uscita già sperimentate o proposte in alcune diocesi del mondo, dall’ampliamento della vita comunitaria, magari con la presenza di famiglie, al coinvolgimento delle donne nei percorsi di formazione dei sacerdoti. “Nei casi più difficili, si può pensare a un periodo di stacco da trascorrere in un contesto più protetto, mantenendo sempre la possibilità di interfacciarsi con i responsabili della diocesi”, è un’altra proposta. C’è poi la questione della formazione permanente o dell’assistenza spirituale. “Se ne sono accorte molte ditte e multinazionali, che hanno da tempo avviato iniziative volte a far fronte al disagio dei propri dipendenti, culminato in burnout, depressioni e suicidi: hanno in altre parole compreso la profonda unità tra qualità della vita, serenità personale e qualità del lavoro. Affrontare il problema anche in sede ecclesiale è doveroso”, conclude Civiltà Cattolica.