Il capitale invisibile degli oratori barocchi

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Per gettare un occhio sul futuro del malconcio turismo italiano ci siamo recati a Palermo. I suoi oratori barocchi stuccati dallo scultore Giacomo Per gettare un occhio sul futuro del malconcio turismo italiano ci siamo recati a Palermo. I suoi oratori barocchi stuccati dallo scultore Giacomo Serpotta (1856-1732) sono un bene unico. Il turista che li visita, però, non è immerso in un’esperienza originale. Vede e vive ciò che è comune a tutti i siti d’arte del nostro paese. Un’esperienza standard, spersonalizzata, svolta con una guida acustica. Ciò perché i beni unici sono costretti entro una cornice che ne impedisce la valorizzazione. Bilancio è il nome della cornice. Redatto secondo i canoni della vecchia economia industriale, quasi che quegli oratori fossero una miniera d’estrazione di carbone, il bilancio trascura i tanti asset invisibili che contraddistinguono i beni unici portati alla luce dalla creatività artistica, per essere fruibili da una moltitudine di persone. Il valore che il bilancio industriale assegna agli oratori non è il valore che si avrebbe sul mercato se si prendessero in esame e si rafforzassero le sue radici rappresentate dai “3 Capitali Invisibili”: il capitale intellettuale, il capitale reputazionale e il capitale imprenditoriale. Al pari dei Cavalieri dell’Apocalisse, i “3 Capitali” restano misteri da comprendere per arrivare all’interpretazione autentica degli oratori barocchi. Non possiamo attenderci che i contabili sposino la causa dell’economista inglese John Maynard Keynes quando sosteneva che è meglio avere approssimativamente ragione anziché trovarsi totalmente in torto. A inaugurare una nuova stagione degli oratori non sarà il senso della realtà dei contabili, preoccupati di commettere errori e di doverne pagare le conseguenze. Le novità potranno arrivare solo dall’inventiva esuberante dei giovani privi di pregiudizi, meglio se dotati dell’ignoranza creativa che contraddistingueva William Shakespeare. Che siano allora i giovani palermitani a prendere la rincorsa. Non solo gli studenti, i laureati e i ricercatori nel campo dei beni culturali. Scendendo nel pozzo della specializzazione viene a mancare la luce, la visione del tutto. E si finisce col redigere monografie dal sapore accademico per un pubblico ristretto: ciò che contribuisce al congelamento dell’attuale stato dell’arte in cui versano gli oratori. Altro sarebbe lo scenario se quei giovani imbastissero legami prima fiduciari e poi imprenditoriali con i loro colleghi di storia, filosofia, economia, architettura, chimica, fisica, informatica, ecc. Insomma, se il capitale sociale della fiducia fosse il catalizzatore di un ecosistema transculturale, allora gli oratori fiorirebbero a nuova vita. Ciascun oratorio diverrebbe una startup innovativa, fondata dai protagonisti di quell’ecosistema. Immerso in quel brodo culturale che è la realtà aumentata in cui si mescolano tecnologie digitali e contenuti innovativi, il turista in visita agi oratori barocchi di Palermo vivrebbe un’esperienza singolare. Gli oratori palermitani attendono che si avveri la Grande Unificazione tra la loro impronta di unicità e l’impronta imprenditoriale delle startup innovative nate dalla mutua collaborazione tra giovani di diversa estrazione disciplinare. A indicare quanto il percorso possa essere praticabile, sarà il loro senso della possibilità, unito al coraggio nell’affrontare l’incertezza e, soprattutto, alimentato da quelle “fresche” motivazioni che consentirono all’ignorante Shakespeare di percorrere sentieri inediti. piero.formica@gmail.com

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