Il cardinale Sepe: Mai la nostra vita sarà inutile

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Di seguito pubblichiamo l’omelia che il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, ha rivolto ai fedeli in occasione della Domenica delle Palme e della Passione del Signore:

Cari fratelli e sorelle,
Abbiamo appena ascoltato il racconto della Passione del Signore, mentre poco fa abbiamo partecipato alla breve processione per ricordare l’entrata di Gesù a Gerusalemme accolto con gioia dalla folla con rami di palme e con canti per esprimere  venerazione a “Colui che viene nel nome del Signore”.
Questa domenica delle Palme e della Passione, posta dalla liturgia all’inizio della Settimana Santa, è come la porta che ci introduce nel cuore del mistero della nostra salvezza compiutasi con la morte e risurrezione del Signore.
In questo Giubileo della misericordia vogliamo volgere attenzione al comportamento di due personaggi descritti nel Vangelo: Pietro e Giuda, i quali sono spesso associati ad indicare due facce dello stesso tradimento. Pietro ha rinnegato il Signore e lo ha abbandonato; Giuda ha consegnato Gesù ai suoi nemici e lo ha venduto. Pietro, incontra lo sguardo del Maestro e comprende tutto il male che ha compiuto e l’amore di colui che ha tradito. E piange amaramente. Anche Giuda si accorge della grave colpa commessa: “Ho peccato”, dice agli anziani di Israele, “perché ho tradito sangue innocente”. Ma nei due c’è una differenza sostanziale: Giuda rimane chiuso nel suo peccato, non vede via d’uscita, dispera di qualsiasi perdono, va e si impicca. Pietro, che crede nel perdono e nell’amore di Gesù, gli rinnova per ben tre volte, che gli “vuole bene”, e diviene colui che è chiamato a confermare i fratelli nella fede.
Questo confronto ci fa capire il vero significato della Misericordia di Dio nei nostri confronti: noi possiamo sempre contare sull’amore del nostro Dio che è Padre ed è ricco di misericordia, nonostante la nostra debolezza e i nostri tradimenti. Per usare una felice espressione di Papa Francesco: “Lui mai si stanca di perdonare, ma noi, a volte, ci stanchiamo di chiedere perdono”.
Lo stesso insegnamento ci viene se analizziamo l’atteggiamento di altri due personaggi descrittici dal Vangelo: i due ladroni. L’uno ha fiducia nella misericordia di Gesù e riceve il premio di andare in Paradiso; l’altro, non gli crede e si chiude nel suo egoismo, morendo nel suo peccato. Possiamo allora dire che il primo ad entrare per le porte del Paradiso, riaperto da Gesù, è stato un ladro.
Cari fratelli e sorelle,
di fronte al dolore che tutti ci accomuna e che nulla possiamo fare per evitare, siamo tutti crocifissi. L’unica cosa che ci è possibile fare è un atto di fiducia in quell’uomo la cui vita ci ha colpiti, e il cui dolore, la cui morte accettata per noi è l’atto di amore più grande di Dio nei nostri riguardi.
In questo modo, mai la nostra vita sarà inutile, mai deve disperare del bene che può chiedere e che può fare, nonostante le nostre miserie. La misericordia di Dio sa usare perfino la sofferenza e la morte per darci vita.
Maria SS.ma, Madre Dolorosa e Madre della Misericordia, ci guidi sulla strada della Croce e ci aiuti ad incontrare la sguardo misericordioso del suo Figlio.
Buona Settimana Santa
e ‘A Maronna c’accumpagna!