Il caso del Consolato indiano di Milano

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In foto Paolo Emanuele Rozo Sordini

“Provvederemo ad acquisire maggiori elementi attraverso un passo formale su questa Ambasciata d’India, al fine di valutare gli esatti contorni della vicenda”. Un caso che “desta preoccupazione e che stiamo già seguendo con la dovuta attenzione”. Il ministero degli Esteri , come citato nell’articolo di Andrea Gianni sul Giorno, si è mosso sulla vicenda della dipendente del consolato generale indiano a Milano finita nel mirino per aver chiesto il congedo straordinario Covid per gravi motivi familiari e per essersi iscritta alla Cisl “senza aver ottenuto l’autorizzazione” del datore di lavoro. La donna, italiana, nel frattempo ha rinunciato all’impiego: ha scelto di rassegnare le dimissioni per giusta causa indicando nelle motivazioni “mancato pagamento delle retribuzioni, delle differenze retributive e la discriminazione subita per motivi di iscrizione al sindacato e per aver chiesto i congedi straordinari”. Il consolato ha convocato per un incontro il segretario della Cisl Fp di Milano, Giorgio Di Mauro, che ha sollevato la vicenda. Tentativo di provare a risolvere con la diplomazia un caso che sta provocando non pochi imbarazzi ed è rimbalzato dal capoluogo lombardo a Roma. Rispondendo a una lettera del sindacalista al ministro degli Esteri Luigi Di Maio, la Farnesina sottolinea che “nel nostro ordinamento vige il principio della libertà sindacale” e “sebbene le rappresentanze diplomatiche e consolari godano di immunità della giurisdizione” gli articoli 41 e 55 della Convenzione di Vienna “prevedono il rispetto da parte delle rappresentanze stesse delle leggi e dei regolamenti dello Stato di accreditamento”. Il ministero, quindi, si attende “da parte di tutte le rappresentanze in Italia una condotta in linea con i principi sopra riportati e, più in generale, con l’intero corpo giuslavoristico italiano”. Nella lettera, firmata dal diplomatico Paolo Emanuele Rozo Sordini, viene richiamata la Disciplina del rapporto di lavoro dei dipendenti delle ambasciate, consolati, legazioni, istituti culturali e organismi internazionali. Provvedimenti interni, in sostanza, non possono scavalcare le leggi italiane sul lavoro. A causa della richiesta di congedo e dell’iscrizione al sindacato “non autorizzata”, la donna aveva ricevuto un richiamo con il quale venivano minacciati .