Il caso Guidi, le beghe del Governo e l’incapacità di ammettere gli errori

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1.
Il verminaio che sta venendo fuori dalla pubblicazione, con… sapiente tempistica, delle intercettazioni “petrolifere”, mi induce a qualche riflessione. La prima riguarda il linguaggio della signora Guidi: sul piano squisitamente estetico, a prescindere da merito, non proprio da signora bene educata. La seconda, analoga a quanto pensavo della miriade di telefonate dell’ormai fu Cavaliere alle cosi dette “olgettine”: ma se stavano continuamente al telefono, e non per affari di Stato, quando trovavano il tempo per pensare alle cose di Governo, che riguardavano gli interessi degli Italiani? Nello specifico, la signora Guidi, sicuramente espressione della tanto lodata Società Civile, invece di preoccuparsi per il tasso insopportabile della disoccupazione giovanile, del gap crescente dell’Italia sul piano della innovazione, della modernizzazione, della ricerca, si trastullava su temi di ben altra natura: quando si dice la persona giusta al posto giusto. Ma, quel che è… peggio, in quei colloqui con il suo uomo, ormai ex, non c’è niente che possa riguardare sentimento, tenerezza, affetto. Non dico Amore. Solo trame, beghe, bassa cucina. Dimenticavo: niente di penalmente rilevante. Per carità. Se questi sono gli esempi che vengono dal Governo del Rottamatore, cosa deve pensare questa generazione degli esclusi, che, troppo spesso, è costretta ad emigrare per poter esprimere le proprie capacità? Matteo Renzi darebbe una grande prova se, invece di raccontarci la noiosa giaculatoria dei successi del suo Governo, avesse un lampo di resipiscenza e riconoscesse qualche errore, se non altro in… eligendo. Alla prossima.

2.
Alla fine Matteo Renzi è venuto a Napoli e si è occupato di tutto: da Bagnoli a Bassolino, fino alla Valente. Ed alla immancabile pizza napoletana. Tornerà, ha promesso, perché le reazioni, anche violente, dei Napoletani gli sono… simpatiche. Sono sempre stato contrario ai poteri straordinari, di cui ai troppo numerosi commissariamenti, praticamente in tutti i settori importanti. Della “invenzione” di quei poteri, in deroga ad ogni legge, furono responsabili essenzialmente il PCI e la DC, con il PSI, e gli altri Partiti del Centro Sinistra, in posizione subalterna. La legge 219 fu il frutto di quello che, a quel dì, “battezzai” come una sorta di “bipolarismo consensuale” tra la DC ed il PCI. Una legge che solo in parte determino la ricostruzione post terremoto. Da allora nacquero mille commissariamenti, fino a quello, addirittura, del Teatro di San Carlo: tutto in deroga, comprese le procedure di appalto. Ed i prezzi, spesso davvero speciali. Tuttavia, quando i problemi non si risolvono attraverso le Istituzioni, con le procedure ordinarie, l’uso dello strumento commissariale diventa obbligato. Così è stato per Bagnoli. A giusta ragione. Ne si può dolere il Sindaco di Napoli: non è stato capace, con le procedure ordinarie, di spendere, solo per esemplificare, gran parte dei 100 milioni di euro, risorse comunitarie, per “risanare” il centro storico. Bagnoli, una storia antica con responsabili chiari ed individuabili: il PCI, la DC, la CGIL con l’aggiunta di qualche intellettuale di osservanza. Ricordo ancora quando il 1° di maggio, fra il 1982 ed il 1983, durante la tradizionale manifestazione ci determinammo abbandonare il palco di piazza Matteotti, Giulio Di Donato, Enzo Clarizia ed io, perché letteralmente minacciati ed aggrediti. La ragione: Giulio Di Donato, responsabile della politica ambientale per il PSI, aveva “osato” cominciare a parlare di dismissioni dell’acciaieria e di riconversione del sito, e del personale, in favore di prospettive turistiche. Fu incaricato Renzo Piano di approntare un progetto di massima. I comunisti, Antonio Bassolino in testa, insieme alla CGIL, reagirono duramente, scatenando l’”inferno” in città. Ne fu “vittima” Gianni De Michelis, allora Ministro per le Partecipazioni Statali, che potè abbandonare un infuocata assemblea all’Italsider solo dopo l’impegno, a nome del Governo, di stanziare ben 3000 miliardi per “ricostruire” il laminatoio e l’alto forno, mentre l’acciaio era in chiara ed evidente crisi. Noi socialisti eravamo trent’anni avanti. Per questo fummo massacrati, soprattutto dai comunisti, che della difesa dell’acciaio a Bagnoli fecero del puro ideologismo. Criminalizzando chi osava contraddire quelle posizioni chiaramente sbagliate. Ora tutto è alle nostre spalle: noi socialisti siamo a casa da tempo, mentre Bassolino è stato bocciato nel suo tentativo di “rinascita”, anche se non demorde. Chi sarà vivo nel 2019 vedrà se l’impegno assunto dal Presidente del Consiglio sarà mantenuto.

3.
Il 14 e 15 di aprile Papa Francesco sarà a Lesbo, in Grecia, a visitare quel Centro Migranti, ormai diventato il simbolo della tragedia che vive questa gente, che fugge da guerra, violenza, fame. Lo accoglierà, insieme alle Autorità del Governo Greco, il Patriarca Ortodosso Bartolomeo I. Dopo la storica visita a Lampedusa, la Messa celebrata in America al confine con il Messico, la lavanda dei piedi del recente Giovedì Santo, sarà un altro segnale preciso di questo grande Papa. Troverà, naturalmente, la disperazione dei migranti, incerti del loro futuro, respinti ormai da tanta parte dell’Europa opulenta, ma troverà anche gesti di bellissima generosità. La storia, di questi tempi sarebbe meglio definirla Fiaba, delle nonne di Lesbo, Mariuccia, Emilia, Epstatia, che danno il biberon ad un bambino disperso, figlio di migranti, è assolutamente straordinaria. “Quel bambino che piangeva, quello tutto bagnato, quello paralizzato dal freddo… un papà (lo aveva ritrovato!) non la smetteva più di ringraziarci per aver riabbracciato il suo bambino, si inchinava a mani giunte e piangeva. E pensare che a vederlo senza genitori ci eravamo dette: magari lo cresciamo noi questo fagotto. Peccato essere troppo vecchie… il Papa, povero figlio, se viene fin qua deve essere perché anche lui l’ha capita questa cosa.” Una “indifferenza” che, purtroppo, riguarda anche tanta parte di Santa Madre Chiesa, lenta, se non riottosa, a recepire la tenace testimonianza di Papa Bergoglio. Di questi tempi sempre più all’altezza dei tempi. Nel segno dell’Amore.

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