Il Castello di Gesualdo: da fortezza a residenza del musicista assassino

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di Elisabetta Colangelo

L’aria è tiepida, la giornata è limpida. Se non esistono più le mezze stagioni, beh, allora questo di febbraio è un preludio d’estate. Una giornata che ti spinge ad uscire, esplorare, scoprire posti nuovi. Anni fa un bellissimo concerto di Franco Battiato ci aveva portato a Gesualdo, in Irpinia. La storia del “musicista assassino” aveva affascinato l’artista catanese, ed è seguendo quella suggestione che, a distanza di più di dieci anni, decidiamo di tornare qui.
Arriviamo in paese di domenica mattina, la gente è in piazza, il caffè, l’aperitivo, l’uscita dalla Messa. L’atmosfera, serena e rassicurante, è in apparente contrasto con l’imponenza del maniero che domina dall’alto il centro abitato, segnandone il panorama, offrendo alla vista scenari da fiaba. Non resta che andare a scoprirlo.
Percorriamo l’ampio viale che conduce fino alla sommità della rocca dalla quale si espande una magnifica veduta panoramica su Gesualdo, sull’Alta Irpinia, sulla Valle di Avellino e sui Monti del Sannio. Il Castello, maestoso e bellissimo, uno dei monumenti più importanti dell’Irpinia e della Campania, fu realizzato, nel suo nucleo originario, in epoca longobarda, dapprima come fortezza con funzioni difensive e solo in seguito fu sede di comando dell’ampio feudo della potente famiglia Gesualdo.
Ma chi era Carlo Gesualdo? Il Principe di Venosa Carlo Gesualdo nacque l’8 marzo 1566 , seguì a Napoli severi studi ai quali fu avviato dal padre, discreto letterato e noto mecenate, molto legato ai Gesuiti. Fin da giovane mostrò una passione enorme per la musica tale da farlo divenire, uno dei più illustri madrigalisti di ogni tempo apprezzato in tutto il mondo. Oltre alla sua eccellente produzione artistica, il suo nome è legato ad una tragica vicenda che lo vide protagonista. Sposato, con tanto di dispensa papale, con la cugina Maria d’Avalos, ne scoprì ben presto la tresca con Fabrizio Carafa. E così, con un piano ben escogitato, dopo aver finto di allontanarsi per una battuta di caccia, rientrò all’improvviso, sorprendendo i due amanti in flagranza. Era la notte fra il 16 e il 17 ottobre 1590 quando i due amanti vennero barbaramente trucidati e i loro corpi esposti sulle scale del palazzo San Severo a Napoli dove il fatto fu consumato.
Fu a quel punto che Carlo Gesualdo riparò nel maniero che visitiamo per sfuggire alla vendetta dei parenti della moglie e dell’amante. Qui si dedicò alla musica componendo negli ultimi anni della sua vita numerosi madrigali. Forse cercando il perdono di Dio per i suoi atroci peccati, il principe fra tante altre opere, fece edificare tre chiese e due conventi: uno per i Domenicani e uno per i Cappuccini. Dopo tre anni e quattro mesi dal duplice assassinio si recò, accompagnato da suo cognato Ferdinando Sanseverino conte di Saponara, dal conte Cesare Caracciolo e dal musico Scipione Stella, a Ferrara per unirsi di nuovo in matrimonio con Eleonora d’Este.
Negli anni della sua permanenza il castello divenne importante centro musicale, in grado di attirare i più famosi letterati del tempo, tra cui Torquato Tasso. Il suo avvento fu lo spunto per la trasformazione strutturale del castello, che, con la sua pianta rettangolare rafforzata agli angoli da torrette semicircolari, ha più la parvenza di residenza dallo stile rinascimentale che di un maniero-fortezza. Il principe fece realizzare anche un teatro per la rappresentazione delle sue opere nel castello, ed una stamperia per la pubblicazione dei testi musicali.
Notevole il sistema idrico del castello: un’ampia e profonda cisterna si colmava di acqua sorgiva per il tramite di un complesso sistema idraulico lapideo, ancora oggi oggetto di approfondimenti. La cisterna approvvigionava di acqua non solo l’intero Castello ma, attraverso canali sotterranei, anche i sottostanti palazzi gentilizi delle famiglie Pisapia, Adinolfi, Danusci, Sorga e Volpe, giunte a Gesualdo al seguito del Principe Carlo.
La visita guidata è interessante, si snoda tra gli ambienti ristrutturati e visitabili, mentre un’area cospicua del castello è, all’attualità inaccessibile. Arricchiscono la visita le mostre permanenti di riproduzioni di strumenti musicali e dei costumi d’epoca, del Principe, della sua sposa, dei figli, e finanche dello “spettro” di Maria d’Avalos, che la tradizione vuole si aggirasse nel castello per tormentare il marito assassino.
Amore, arte, musica, tradimenti, misteri, gli elementi ci sono tutti: la suggestione è servita.