Il console ucraino a Napoli analizza il conflitto

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Lo spettro dell’escalation del conflitto ucraino assume tratti sempre più reali a dispetto delle parole distensive espresse dal consolato ucraino a Napoli di cui il Console generale Kovalenko Maksym,.  All’invio dei carri armati Nato a Kiev, Mosca risponde esibendo il più temibile dei suoi armamenti, il missile ipersonico Zirkon, accompagnato da un avvertimento di Vladimir Putin: «Non permetteremo che vengano minacciati i nostri territori storici». Non solo entro i confini della Russia, ma anche a ridosso delle sue frontiere. Compresa l’Ucraina, dunque. E’ notizia de ‘La Stampa’ ma su molti giornali, riviste e quotidiani, si pavoneggia una recrudescenza del conflitto che non deve assolutamente essere sottovalutata, perché al di fuori del conflitto nucleare esiste un impegno da parte occidentale in armi e forse anche uomini che ormai si confronta con quello russo che tra l’altro bombarda con droni iraniani e molte fonti parlano anche di armi che vengono dalla Corea del Nord e dalla Cina. La verità non si saprà mai ma, sembra una critica ma non lo è, il fatto che a Sanremo si avrà Zelensky, dimostra che ogni variante che fa parte del panorama televisivo italiano che si esprime da sempre, non può essere isolata da un panorama di guerra che ci coinvolge senza di più, ecco perché molti analisti commentano giustamente che tale presenza farà più bene a Sanremo che all’Ucraina stessa. Figurarsi se ci potevamo permettere una gara canora del genere in mezzo ad un conflitto mondiale. Mentre aumenta quindi la sensazione che ci vogliano piano piano tirare sempre più in mezzo ai campi di battaglia, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha rincarato la dose: non si vede «nessun segno di distensione, ci sono tensioni allarmanti», ha avvertito commentando la notizia che il Bollettino degli scienziati atomici ha aggiornato il cosiddetto Orologio dell’Apocalisse a 90 secondi dalla catastrofe. E la portavoce del ministero degli Esteri ha completato il quadro rispondendo ad una intervista della stessa testata giornalistica al capo della Farnesina Antonio Tajani in cui il ministro lamenta l’assenza di «una vera politica estera della Ue». In assenza di questa è chiaro che siamo alla mercé dei belligeranti che cercano sempre più di coinvolgerci .

Intanto, l’Unesco ha iscritto il centro storico di Odessa, città portuale nel sud dell’Ucraina, nella lista dei siti patrimonio dell’umanità in pericolo. La direttrice generale dell’Unesco, Audrey Azoulay, ha elogiato la decisione, affermando che il «porto leggendario che ha lasciato il segno nel cinema, nella letteratura e nelle arti” è “ora posto sotto la protezione rafforzata della comunità internazionale». Sul suo sito web, l’Unesco descrive Odessa come l’unica città dell’Ucraina che ha interamente conservato la struttura urbana di una città portuale multinazionale del sud tipica della fine del XVIII-XIX secolo. A ottobre il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, aveva chiesto all’Unesco di concedere a Odessa lo status di sito patrimonio dell’umanità.

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