Il contrario della paura? La Verità. Incontro con Franco Roberti

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Se domandassero a qualcuno “qual è il contrario della paura?” probabilmente la prima risposta che verrebbe in mente è “il coraggio”. Ma per il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti la risposta al terrore generato dalle mafie e dal terrorismo internazionale è più profonda: “Il contrario della paura è la verità”. E la ricerca della verità, la necessità di ristabilire la verità è la chiave di lettura privilegiata di Il contrario della paura. Perché terrorismo islamico e mafia possono essere sconfitti(Mondadori), presentato  al convento di San Domenico Maggiore con la presidente dell’Associazione Giancarlo Siani Adriana Maestro, della rete Mediterraneo Sociale, e il presidente di Fondazione con il Sud Carlo Borgomeo

Senza verità non c’è fiducia, e “il fatto che io creda che tu mi stia dicendo la verità fa sì che io abbia fiducia in te”, ricorda il magistrato, per il quale la necessità più impellente nel contrasto alle mafie è “ristabilire un patto fra cittadini e istituzioni, queste devono garantirsi la piena fiducia dei primi. È così che si comincia a ripristinare le condizioni di legalità, non solo con la mera repressione”. Perché sia chiaro che “il più grande regalo che sia stato fatto alle mafie è la mancata realizzazione dei principi della Costituzione”. Difatti, afferma Roberti, che “l’azione delle mafie è quella di agenzia di servizi della povertà. Dove i normali diritti, come quelli all’uguaglianza o al lavoro, vengono negati, lì interviene il boss di turno a garantirli a chi si sottomette a lui e all’organizzazione criminale. Le istituzioni devono nuovamente garantirsi credibilità per rompere questo circolo vizioso”

Questa è la strada maestra per combattere i due mostri che Roberti affronta nel libro: mafia e terrorismo. Che possono essere sconfitti secondo il procuratore, come è scritto a chiare lettere nel sottotitolo. Ma come? “L’unica risposta a fenomeni che vanno sempre più globalizzandosi non può che essere globale. La divisione fra Stati fa il loro gioco. Ora più che mai c’è bisogno della massima cooperazione fra le magistrature e le forze di polizia di tutto il mondo. Se si risponde in maniera localistica diventa impossibile seguire i flussi di denaro e così ricostruire le attività delle mafie e del terrorismo”. Dove i diritti dei più deboli sono negati, dove le possibilità di sviluppo sono misere, lì cresce il potere dei boss.

 

“La forza della mafia è fuori di essa”, Roberti lo ripete come un mantra. C’è poi la sindrome di Grimilde che affligge una società che non vuole guardarsi allo specchio e vedere il marcio che c’è in essa. Come la Napoli che dà addosso a chiunque gli ricordi che c’è la camorra:  “Gomorra esiste, è una realtà di Napoli. Non è l’unica ma c’è e sta a noi creare gli antidoti”. Terrorismo e mafia possono sembrare fenomeni diversi, l’uno persegue obiettivi politici l’altra obiettivi di arricchimento, ma “entrambi hanno in comune l’azione criminale”. E nell’ultimo anno e mezzo Roberti, procuratore nazionale antimafia, si è visto attribuire dal Parlamento anche prerogative in materia di lotta al terrorismo internazionale. In lui, da sempre riluttante all’idea che i magistrati scrivano libri, nasce l’idea di scriverne uno: “Ho sempre pensato che la vera forza della democrazia sia l’opinione pubblica. Formare un’opinione pubblica consapevole su questi temi vuole essere il mio personale contributo in questo momento storico”. E la lettura del libro di Roberti può risultare davvero utile se si vuole capire qualcosa in più di mafia e terrorismo. Perché alla verità, che è il contrario della paura, si giunge attraverso l’informazione e la conoscenza.