Il cronometro marino e quegli ostacoli frapposti lungo la via del progresso

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La scuola che recepisce l’istruzione reimmaginata mette i polymath sotto la luce del proiettore. Resi edotti da narrazioni credibili e coerenti del ruolo giocato da personalità poliedriche e antitetiche quali furono, per esempio, Marin Mersenne (1588-1648) e Robert Hooke (1635-1703), gli studenti si addestreranno alla partecipazione nei processi collaborativi. Padre Mersenne fu un polymath francese che combatté il costume della segretezza degli esperti di calcolo del suo tempo, il cui nome “cossisti” derivava dalla parola italiana “cosa” perché essi ricorrevano a simboli per rappresentare quantità sconosciute. “Segretario dell’Europa colta”, come lo appellò René Descartes (1596-1650), Mersenne credeva nell’eguaglianza delle intelligenze e incoraggiò lo scambio di idee e l’operare con spirito di collaborazione, così precorrendo con il suo gruppo di matematici la nascita dell’Accademia di Francia. Hooke, al contrario, teneva un atteggiamento circospetto. Il filosofo naturale inglese non accettò una clausola brevettuale che consentiva ad altri di sfruttare gli eventuali vantaggi economici derivanti da miglioramenti apportati alla sua idea progettuale di un cronometro da marina adatto a determinare la longitudine. Un comportamento di chiusura mentale che chiude l’ingresso alla collaborazione è uno degli ostacoli frapposti lungo la via del progresso. Solo a partire dal 1730, quando il falegname appassionato della meccanica degli orologi, John Harrison (1693-1776), presentò il suo primo progetto di cronometro marino, si cominciò a intravedere la soluzione dell’annoso problema di calcolo della longitudine. Prima di allora, l’inesattezza della misurazione si era tradotta in navi che affondavano, merci disperse in mare e un pesante bilancio in vite umane.

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