Il cuneo fiscale e il tavolo a tre gambe della concertazione

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In foto il ministro per le Imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso (Imagoeconomica)

Talvolta volgere lo sguardo al passato prossimo può essere di aiuto per accostarsi a situazioni attuali che abbiano dei punti in comune con quelle affrontate a loro tempo. Venerdì il ministro dello Sviluppo economico Urso è intervenuto a un incontro organizzato a Mogliano Veneto da Confindustria, il Forum Piccola Industria. Ospite del Presidente di quella organizzazione datoriale, Bonomi, Urso ha così avuto il primo incontro diretto con i suoi naturali interlocutori. Come il recente incontro delle sigle sindacali con la Premier, anche questa occasione è stata di particolare rilievo. Tanto non solo per l’aggiornamento che il ministro ha potuto fornire a quanti lo stavano ospitando, attingendo ai lavori del governo in merito al progetto di bilancio da inviare a Bruxelles entro un paio di settimane. È stata anche l’occasione perchè Urso potesse accennare a grandi linee come intende procedere nell’ eseguire il suo mandato. Urso ha riferito dell’attenzione che il suo dicastero ha adottato in materia di cuneo fiscale, affermando che lo stesso sará diminuito del 66% per la parte a carico dei lavoratori e per il 33% per quella a carico delle aziende. La notizia ha raccolto il consenso degli imprenditori e altrettanto dovrebbe ripetersi da parte delle organzzazioni sindacali. Tale combine, se realizzata, potrebbe coinvolgere sistematicamente le tre parti in causa. Volendo con ciò ipotizzare che, per ispirarsi, politica, imprenditoria e sindacati potrebbero fare una ricerca nei propri archivi, andando indietro fino agli anni ’80. Fu quello il periodo in cui quelle tre diverse deputazioni degli italiani iniziarono a parlare di concertazione, cioè di decisioni per l’economia del Paese da prendere congiuntamente, dopo essere state discusse intorno a “un tavolo a tre gambe”. Erano quelli gli anni immediatamente successivi a un decennio che era stato funestato da episodi molto gravi. Uno per tutti il rapimento dell’onorevole Aldo Moro e dell’uccisione prima della sua scorta e, dopo oltre un mese di prigionia, dello stesso per mano delle Brigate Rosse: l’episodio, da solo, basta a descrivere il clima di quel periodo storico. Solo per abbondare si può aggiungere che i primi anni di quel decennio ereditarono tutta la violenza dei movimenti socio politici del ’68. Essi erano peraltro arricchiti da un coinvolgimento di studenti e pensatori a livello internazionale, volto a contrastare l’intervento americano nella guerra in Vietnam. Era quindi iniziato con il 1980 un periodo se non da “volemose bene”, almeno pieno di buone intenzioni. Ci sarebbe stata nel 90 anche la guerra lampo nel Golfo Persico e la stessa avrebbe accentuato gli effetti della congiuntura economica negativa. La stessa che, originatasi in Medio Oriente, era arrivata in occidente dopo aver subito un ingrossamento del tipo palla di neve che ruzzola.
In quello scenario poco edificante, la concertazione di cui innanzi ebbe vita breve e poco produttiva. Oggi il contesto è profondamente cambiato. Ci sono ancora conflitti in corso, ma non si può condannare un qualsiasi tipo di intervento diretto degli Usa come era accaduto nella zona indocinese dagli anni ’50 in poi (prima del Vietnam, l’intervento in Corea). È additata invece, senza concedere alcuna indulgenza, come una vera e propria azione criminale, l’ aggressione armata della Russia ai danni dell’Ucraina. Inoltre, in comune con i paesi della EU e gli altri occidentali, l’Italia sta scontando, ancor più degli altri, gli effetti del disastro energetico derivante da quel conflitto. Visto in chiave economica, è il caro energia che si è originato di conseguenza. La politica ripete a mo’ di disco incagliato che, per uscire dal baratro socio economico In cui il Paese è precipitato, bisogna che le parti sociali, quindi tutti gli italiani, restino unite. Provocherebbe sarcasmo, se non inducesse invece rabbia, la querelle in corso tra il governo italiano e quello francese sul problema dell’accoglienza dei rifugiati che fuggono dai loro luoghi di origine, vittime di ogni tipo di violenza. Non altrettanto dovrà accadere per le parti sociali italiane. Quel tavolo a tre gambe potrebbe essere rimesso in uso, insieme a tre sedie comode, perchè gli attori del quotidiano dramma sociale possano affrontare fattive sedute di lavoro comune. Soprattutto quelle aventi per oggetto questioni socio economiche, dove l’ argomento occupazione gioca un ruolo molto importante. In tal modo le vertenze potrebbero essere, almeno in parte, risolte ex ante, con sicura soddisfazione di tutti i protagonisti. L’occasione per riproporre la concertazione a tre nel terzo millennio è a portata di mano. Con buona probabilità potrebbe essere proprio la stessa la chiave per aprire il cancello al nuovo che certamente sta arrivando. Del resto tentar non nuoce, con la convinzione che solo adottando un comportamento che si confaccia a un modo di agire e di decidere del genere, l’aereo Italia potrà riprendere quota. Con l’accortezza di non sbagliare, per l’ assonanza, la compagnia che dovrà operare quel volo.