Il diritto di vivere la città

di Antonluca Cuoco* e Alessandra Senatore**

La qualità della convivenza nelle nostre città rappresenta uno dei principali indicatori del grado di libertà di una comunità. Quando una persona rinuncia a passeggiare la sera o cambia le proprie abitudini per paura, perché percepisce il contesto sociale in cui vive come pericoloso, la questione della sicurezza non è più soltanto un problema di ordine pubblico: diventa una limitazione concreta della libertà individuale. Il tema della sicurezza è da ormai il protagonista della cronaca in tutta Italia, ma assume una rilevanza più grave in quei contesti dove dilagano il degrado urbano, l’abusivismo e la microcriminalità, spesso alimentata dalla presenza di persone abbandonate a sé stesse o utilizzate dalla criminalità come manodopera per lo spaccio di droga.

La sicurezza è uno dei principali fattori critici per l’esercizio della libertà individuale ed è un tema che non può essere strumentalizzato politicamente, come troppo spesso accade, perché non ha colore politico, la sicurezza non è né di destra né di sinistra: è un diritto che attiene alla cittadinanza ed è precondizione fondamentale per il benessere collettivo e per la coesione sociale. La percezione di non essere al sicuro innesca infatti fenomeni patologici per l’intero contesto sociale, spingendo le persone a isolarsi e abbandonare gli spazi pubblici. La paura del crimine riduce la fiducia interpersonale e la partecipazione civica, trasformando le aree urbane da luoghi di incontro in zone conflittuali, la fiducia nelle istituzioni si deteriora, si diffondono paura e rabbia, che spesso sono i detonatori di fenomeni estremi.

In generale l’insicurezza urbana genera conseguenze negative a livello non solo sociale ma anche economico, basti pensare al deprezzamento immobiliare, alla chiusura di attività commerciali locali, alla fuga degli investitori e alla diminuzione del turismo; in così interi quartieri si impoveriscono. In altre parole, le città sono il luogo dove si misura ogni giorno la qualità del nostro patto sociale ed è per questo che garantire e tutelare la sicurezza urbana deve essere una priorità politica e amministrativa. Non può esserci fiducia reciproca e nelle istituzioni se non vi è la percezione che le regole vengono fatte rispettare. Una comunità coesa non è quella priva di conflitti, ma quella capace di governarli attraverso istituzioni efficienti, attente e credibili, che nutrano la partecipazione civica investendo su una comunità fatta di cittadini responsabili. La sicurezza, in questa prospettiva, è un bene pubblico che rafforza la libertà di tutti.

Calare nella pratica un tema così complesso non è semplice, una visione liberale vorrebbe che ci si tenesse egualmente lontani tanto da un approccio improntato al giustificazionismo quanto al populismo securitario. Strumentalizzare la percezione di insicurezza dei cittadini per ottenere consenso elettorale, attraverso la mera creazione di nuovi reati o l’inasprimento delle pene a fini di propaganda non serve, soprattutto se poi quei reati non vengono effettivamente sanzionati. Anzi ciò produce solo ulteriore frustrazione nel cittadino perché vede disattesa la sua aspettativa di giustizia. E non è più possibile giustificare determinati comportamenti devianti divenuti sempre più frequenti per alcune fasce di popolazione, adducendoli alle condizioni di difficolta individuale o sociale dei soggetti coinvolti. La complessità del fenomeno impone un approccio altrettanto complesso, che non si riduce alla sola applicazione del codice penale, ma richiede interventi a più livelli: penale, amministrativo, e certamente educativo. Di fronte ai principali fatti alla base dell’insicurezza nelle nostre città – come aggressioni e violenze ad opera di bande e scriteriati di vario genere – in primis servono istituzioni presenti che mostrino di esserlo con azioni decise, che non tengano conto delle possibili strumentalizzazioni politiche da parte di chi evidentemente ha a cuore altri obiettivi. Uno Stato è presente se fa rispettare le regole poste alla base della civile convivenza e quindi mettendo in condizione le forze dell’ordine di esercitare il proprio compito di controllo ed intervento con tutti i mezzi che gli sono consentiti dalla legge. Risulta essenziale un presidio del territorio anche con l’ausilio di tecnologie moderne ed una maggiore tutela dell’operato delle forze di polizia significa anche poter contare su una giustizia efficiente che garantisca certezza della pena.

Nei nostri quartieri resta strategico intervenire sul contesto materiale ed avere cura degli spazi urbani: illuminazione, decoro, manutenzione e verde pubblico, luoghi di aggregazione, rigenerazione urbana in generale, sono elementi che favoriscono la vivibilità e la fruizione sociale degli spazi contribuendo a renderli più sicuri. È provato che più un posto è degradato più induce i suoi avventori al senso di abbandono e alla percezione di una scarsa attenzione da parte delle istituzioni, aumentando quindi anche il senso d’insicurezza. Da ultimo, e non certo per importanza, è essenziale investire nell’educazione civica, che non è solo quella che si impartisce nei percorsi scolastici ma è spesso quella che matura attraverso la partecipazione concreta ad iniziative sociali rivolte alla convivenza, di qui l’importanza di soggetti aggregativi come gli oratori, le associazioni e i comitati di quartiere. Favorire le iniziative rivolte alla partecipazione civica rappresenta, per chi governa, una scelta strategica perché migliora la consapevolezza dei cittadini dei propri diritti ma anche dei doveri, contribuendo a costruire una cittadinanza responsabile, e questo a maggior ragione in un momento storico in cui la cittadinanza è un valore che richiede piena consapevolezza soprattutto per quanti vivono le nostre città anche da stranieri. L’integrazione e la coesione sociale in generale possono essere garantite solo se si favoriscono questi processi educativi.

* segretario Partito Liberaldemocratico Salerno
** referente welfare Partito Liberaldemocratico Salerno