Il dono è esserci

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di Ugo Righi

Reciprocità
Parole per spiegare le parole. Cervelli intenti a studiare il cervello. Tristezze contagiose come una risata. Carte che provengono dal macero di carte.
Sguardi veduti. Casi declinati secondo i casi. Fiumi grandi con serio contributo dei piccoli.
Boschi ricoperti di bosco fino al ciglio. Macchine adibite a fabbricare macchine.
Sogni che all’improvviso ci destano dai sogni. Salute necessaria per tornare in salute.
Tanti scalini a scendere quanti sono a salire. Occhiali per cercare gli occhiali.
Respiro che inspira ed espira. E almeno una volta ogni tanto ci sia l’odio dell’odio.

Wisława Szymborska

Aiutare è difficile.
Se aiuti qualcuno molto o troppo a lungo, corri il rischio che a un certo momento lui ti odi.
Seneca affermava che “chi ha ricevuto, ucciderà il suo benefattore”, come contropartita dell’umiliazione subita.
Com’è intrecciato il sentimento di amore con quello dell’odio e com’è spesso sull’orlo di crisi!
Siamo a Natale: periodo deputato all’esposizione dei buoni sentimenti, con quest’onda lunga di affetti che si mischiano a effetti speciali.
Eccedenza emotiva che gira nell’aria e nei luoghi, è ora silenzio e memoria ora è rumore e luccichio.
Mai come in questi giorni, siamo consapevoli che tutti abbiamo bisogno di aiuto e di amore, ma spesso sbagliamo le parole e i gesti che poi non tornano indietro, e creano fratture nell’anima.
Ci facciamo regali e scambiamo doni.
Donare è difficile.
Il meccanismo psicologico del dono è complesso: si attiva
un intreccio di piacere/dovere compiendo delle distinzioni basate sulla reciprocità, prevalentemente sociale o affettiva, affinché il dono rilevi e rinforzi un legame.
Costo e valore dell’oggetto non sono la stessa cosa.
Un dono non è un oggetto che si consegna, non è qualcosa che si fa: donare significa molto di più.
Sto parlando ora con quest’anziana grassa signora, benestante di soldi ma malestante di anima, mi racconta di una sua “amica” in difficoltà economiche e aggiunge, con aria ispirata piena di bontà, che intende regalarle per Natale dei cestini di cibo poiché ora, con la crisi, è “diventata una morta di fame”, ma, per fortuna, c’è lei.
Questa donna sta preparando un dono di Natale e penso con tristezza che il costo, per chi lo riceverà, sarà molto alto e, che potendo scegliere, sono sicuro, ne farebbe a meno.
Quest’altra donna dall’aria torbida contabilizza gli oggetti e fa corrispondere il prezzo al valore: ecco la patologia del dono!
Quest’altra giovane donna sta preparando dei doni, ma non è la stessa cosa, lei sta pensando con cura alle persone che ama e agli oggetti e parole che possano esprimerlo.
Cerca leggerezza consistente, priva di orpelli che faccia arrivare lo spirito del dono, che ne rappresenti l’essenza.
Lei spierà il sorriso come “restituzione”.
Nel suo significato più profondo rappresenta uno degli atti più intensi quando riflette un gesto autentico perché si regala se stessi con la parte di amore o di attenzione verso il destinatario del gesto.
In teoria questo dovrebbe presupporre che, per essere davvero valido, non si dovrebbe attendere e ricevere nulla in cambio immediatamente, se non la riconoscenza schietta di chi riceve.
La gratuità, infatti, che è la parte distintiva del valore del dono, è una forma di reciprocità non motivata dalla ricerca del ritorno, non è determinata dall’azione di risposta immediata, reattiva, dell’altro.
Naturalmente la restituzione fa parte fondamentale del gioco, si deve “restituire”, altrimenti si spezza la reciprocità simmetrica e si umilia il ricevente non ritenendolo meritevole di rispondere.
Ma non va (non andrebbe) fatto subito, quasi come una reazione, bisogna farlo in un altro momento per creare o mantenere un circolo virtuoso che moltiplichi i momenti di attenzione privilegiata per l’altro.
La cultura autentica del dono non ha come lettura quella del valore economico ma la profondità e schiettezza del gesto.
Questo è vero e quindi quando c’è affetto, non si misura il valore economico del dono ma bisogna stare attenti in tutti gli altri casi dove questa comprensione è a rischio.
Se si fanno o ricevono doni ai quali non si può rispondere, questo potrebbe dire sancire l’esclusione dal gioco causa il mancato equilibrio del valore economico.
Occorre dare la possibilità di donare “restituendo” essendo consapevoli che le forme di restituzione possono essere numerose se si supera la banale valutazione economica e che la reciprocità è caratteristica dei rapporti di scambio di valore sociale.
Una cultura profonda del dono non divide in chi dà e chi può soltanto ricevere, i “reietti”, gli “esclusi”, che devono aspettare la compassione degli altri.
Lo scambio di doni, l’alternarsi tra il dare, il ricevere e il ricambiare evidenziano l’esistenza di una relazione in cui il dono mette in azione un movimento di reciprocità, uno scambio per stare meglio.
Sono i rapporti che determinano lo stare bene o male: ci sono pacchetti dono che sembrano bombe a mano e altri per percorsi di vicinanza costruttiva.
Molti regali scompaiono, ma certi doni intangibili rimangono per sempre.
E si possono fare anche un qualsiasi Martedì alle 16,23.