Il fascino della corruzione corre sul web

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Ormai viviamo in un mondo informatizzato. Tutti felici col cellulare in mano. Ha sconfitto la noia e la timidezza. Ma ci ha creato mille problemi, non solo economici. C’è più spazio per pochi tecnici e ingegneri ma non per i manovali. Abbiamo esteso il sistema ai nostri conti in banca e ora stupidamente anche alle elezioni. Credendo di guadagnare tempo e denaro, apriamo le porte agli hacker. Se il progresso non si può fermare, almeno limitiamone i danni. Se no a gestire i nostri risparmi ed eleggere chi ci governi, non sarà il popolo ma la criminalità, che è più all’avanguardia di noi. Tra le truffe e le trappole che ogni mattina troviamo sul computer ci sarà anche il nome del nuovo Presidente.

Piccoli uomini non crescono
Da come va in bicicletta non sembra un esperto cui affidare la guida del paese. Anche sui pedali è incerto come in politica. Sembra un bambino che segue le indicazioni dei genitori. Guarda avanti per non perdere l’equilibrio! Non si cura degli elettori che dovrebbe affascinare con un’andatura spedita e disinvolta. È, invece, un ragazzo maldestro che solo da qualche giorno sta sul sellino. Anche per saper pedalare ci vuole esperienza e capacità. Sedicente emulo di Pertini, ha finalmente trovato un punto in comune col grande presidente. Neppure lui andava in bicicletta. Anni di studio per conseguire due lauree, poi la guerra e la lotta al regine, non trovò il tempo di imparare. Come Di Maio.

Così è, purtroppo, la dittatura
Cari Signori Regeni, non biasimo il vostro legittimo accanimento contro la dittatura. Anzi, è ammirevole la tenacia con cui cercate di far sopravvivere Giulio reclamando una giustizia che non può esservi data. Perché, se nel paese esistesse questo principio, il vostro figliolo sarebbe ancora vivo. Forse, però, è esagerato pretendere che l’Italia si isoli da un paese con cui ha interessi storici, sociali e umani, oltre che economici. Sarebbe più utile alla memoria di tante vittime, non cercare la verità, ma, anzi, evidenziare l’impossibilità che emerga dove impera istituzionalmente la violenza. Così, altri giovani saranno più prudenti nel muoversi nei luoghi come l’Egitto o, magari, non ci andranno.

A proposito di Egitto, Venezuela e certe nostalgie di destra o di sinistra
La libertà è un bene primario per gli intellettuali, i pensatori e le persone di buonsenso. Per tutti gli altri è molto più importante il lavoro, un tetto, la pancia piena. Questo promette – e talvolta mantiene – il dittatore, che ottiene, così, milioni di consensi. Che gliene importa a tanti cittadini di ottenere un passaporto, poter contestare chi è al potere, esprimere il proprio voto? Prima viene la salute dei figli e la loro crescita sana. Il resto sembra superfluo. Ma non lo è. Prima o poi capita che una ragazzina venga violentata da un arrogante che conta. Anche se individuato, il bruto non è colpevole, perché la vittima è figlia di un dissidente. Allora molti si pentono. Ormai, però, è troppo tardi.

Una famiglia disperata può bloccare le attività dello stato
Più di un anno senza ambasciatore al Cairo. Per giusta protesta. Ma non basta. Doveva esserci tensione a oltranza, magari la guerra. I Regeni sono indignati. In modo esagerato. Solo in Italia ne hanno diritto. Si ostinano a chiedere giustizia, ingenuamente, inutilmente, a una dittatura militare. Paralizzano, così, l’attività dello stato che deve avere rapporti diplomatici anche con i paesi che non sono democratici, i due terzi del mondo. Sono affranti da un dolore che, purtroppo, il tempo non lenisce. Issano sul balcone la bandiera a mezz’asta. Il Premier si scusa per l’armistizio con l’Egitto. Un gesto cortese, ma non molto virile. Anziché raccomandare ai giovani prudenza dove non c’è libertà.

Il fascino della corruzione corre sul web

Ormai viviamo in un mondo informatizzato. Tutti felici col cellulare in mano. Ha sconfitto la noia e la timidezza. Ma ci ha creato mille problemi, non solo economici. C’è più spazio per pochi tecnici e ingegneri ma non per i manovali. Abbiamo esteso il sistema ai nostri conti in banca e ora stupidamente anche alle elezioni. Credendo di guadagnare tempo e denaro, apriamo le porte agli hacker. Se il progresso non si può fermare, almeno limitiamone i danni. Se no a gestire i nostri risparmi ed eleggere chi ci governi, non sarà il popolo ma la criminalità, che è più all’avanguardia di noi. Tra le truffe e le trappole che ogni mattina troviamo sul computer ci sarà anche il nome del nuovo Presidente.

Piccoli uomini non crescono

Da come va in bicicletta non sembra un esperto cui affidare la guida del paese. Anche sui pedali è incerto come in politica. Sembra un bambino che segue le indicazioni dei genitori. Guarda avanti per non perdere l’equilibrio! Non si cura degli elettori che dovrebbe affascinare con un’andatura spedita e disinvolta. È, invece, un ragazzo maldestro che solo da qualche giorno sta sul sellino. Anche per saper pedalare ci vuole esperienza e capacità. Sedicente emulo di Pertini, ha finalmente trovato un punto in comune col grande presidente. Neppure lui andava in bicicletta. Anni di studio per conseguire due lauree, poi la guerra e la lotta al regine, non trovò il tempo di imparare. Come Di Maio.

Così è, purtroppo, la dittatura

Cari Signori Regeni, non biasimo il vostro legittimo accanimento contro la dittatura. Anzi, è ammirevole la tenacia con cui cercate di far sopravvivere Giulio reclamando una giustizia che non può esservi data. Perché, se nel paese esistesse questo principio, il vostro figliolo sarebbe ancora vivo. Forse, però, è esagerato pretendere che l’Italia si isoli da un paese con cui ha interessi storici, sociali e umani, oltre che economici. Sarebbe più utile alla memoria di tante vittime, non cercare la verità, ma, anzi, evidenziare l’impossibilità che emerga dove impera istituzionalmente la violenza. Così, altri giovani saranno più prudenti nel muoversi nei luoghi come l’Egitto o, magari, non ci andranno.

A proposito di Egitto, Venezuela e certe nostalgie di destra o di sinistra

La libertà è un bene primario per gli intellettuali, i pensatori e le persone di buonsenso. Per tutti gli altri è molto più importante il lavoro, un tetto, la pancia piena. Questo promette – e talvolta mantiene – il dittatore, che ottiene, così, milioni di consensi. Che gliene importa a tanti cittadini di ottenere un passaporto, poter contestare chi è al potere, esprimere il proprio voto? Prima viene la salute dei figli e la loro crescita sana. Il resto sembra superfluo. Ma non lo è. Prima o poi capita che una ragazzina venga violentata da un arrogante che conta. Anche se individuato, il bruto non è colpevole, perché la vittima è figlia di un dissidente. Allora molti si pentono. Ormai, però, è troppo tardi.

Una famiglia disperata può bloccare le attività dello stato

Più di un anno senza ambasciatore al Cairo. Per giusta protesta. Ma non basta. Doveva esserci tensione a oltranza, magari la guerra. I Regeni sono indignati. In modo esagerato. Solo in Italia ne hanno diritto. Si ostinano a chiedere giustizia, ingenuamente, inutilmente, a una dittatura militare. Paralizzano, così, l’attività dello stato che deve avere rapporti diplomatici anche con i paesi che non sono democratici, i due terzi del mondo. Sono affranti da un dolore che, purtroppo, il tempo non lenisce. Issano sul balcone la bandiera a mezz’asta. Il Premier si scusa per l’armistizio con l’Egitto. Un gesto cortese, ma non molto virile. Anziché raccomandare ai giovani prudenza dove non c’è libertà.