Il futuro dell’ arbitrato Internazionale (e non solo): da dove parte e come verrà utilizzata la tecnologia

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Con lo sviluppo post bellico degli ordinamenti interni, l’aumento di relazioni politiche, economiche, commerciali e diplomatiche ha incrementato esponenzialmente le relazioni tra Stati, dando vita a nuovi “esperimenti politici” quali la Comunità Europea e a nuove fonti, di stampo internazionale, come i trattati internazionali e la consuetudine. Da qui nasce l’esigenza di risolvere eventuali conflitti tra Stati, e poiché ci troviamo ancora ai primordi di questo nuovo fenomeno, risulta complicato istituire veri e propri giudici internazionali con annessi uffici giudiziari, ragion per cui la prima soluzione preferibile appare quella dell’arbitrato, istituto che prende vita nel secolo XIX, sotto il nome di “arbitrato isolato”, il cui svolgimento prevedeva la stipulazione di un compromesso arbitrale, con il quale si nominava un collegio o un capo di Stato terzo ed imparziale in funzione di giudice. Già alla fine del XIX secolo e agli inizi del XX secolo la dottrina internazionale del tempo proponeva una distinzione  tra clausola compromissoria e trattato generale di arbitrato scindendoli in completi e incompleti. L’ingente successo ottenuto da questo nuovo metodo risolutivo delle controversie ha fatto si che si verificasse una “istituzionalizzazione” dei tribunali internazionali, che si concretizzò nella Corte Permanente di Arbitrato, creata dalla convenzione dell’Aja del 1899, e nella Corte Internazionale di Giustizia, il cui statuto è annesso alla Carta dell’ONU. La tendenza a creare organi arbitrali si manifestò anche durante la ratificazione di alcuni trattati internazionali, come ad esempio quello di Montego Bay, il quale, oltre a contenere una vasta disciplina circa il diritto del mare, prevede anche l’istituzione di un apposito organo giudiziario per la risoluzione di controversie concernenti la materia.

Sebbene l’arbitrato si presenti come la via più rapida ed economica per la risoluzione delle controversie internazionali, non è oltretutto esente da problemi applicativi: infatti, se la giurisdizione del giudice internazionale non viene accettata preventivamente da tutti gli Stati facenti parte di una controversia, questo non può giudicare; inoltre l’esecuzione della sentenza non risulta essere agevole, proprio per la mancanza di mezzi coercitivi. Dunque, l’unica soluzione plausibile è quella di utilizzare le stesse norme che provvedono all’adattamento delle norme Statali alle regole internazionali, di cui la sentenza abbia accertato il contenuto.

Tuttavia, il processo evolutivo dell’arbitrato internazionale non si interrompe qui.

Le tecnologie degli ultimi anni stanno influenzando il modo di condurre il processo, non solo nel nostro ordinamento (si noti, ad esempio: l’acquisizione del documento informatico come prova a tutti gli effetti, la recente creazione del processo telematico, l’introduzione della Posta Elettronica Certificata come metodo di notificazione ufficiale), ma anche a livello internazionale. Si assiste sempre di più ad una telematizzazione dell’arbitrato, che già godeva di flessibilità e velocità, evitando un eccessivo spreco di tempo, che in altri ordinamenti, come il nostro, è causato maggiormente da vecchi formalismi. Proprio perché questo istituto non è vincolato da regole codificate, la costante modificazione della prassi, fonte normativa in continua evoluzione e al passo con le nuove esigenze, produce di conseguenza un continuo aggiornamento automatico del processo arbitrale. L’utilizzo della rete internet dunque, apre le porte ad un nuovo modo di concepire il processo arbitrale internazionale, rendendolo ancora più agevole ed efficace.

Un problema particolarmente sentito da parte di arbitri ed avvocati, è la distanza tra i Paesi tra i quali si instaura la controversia, che comporta costi elevati per le ore di lavoro (tra le quali si computano anche quelle di volo per raggiungere i luoghi e gli uffici). Il ricorso a consultazioni telefoniche o alle videoconferenze, lo scambio di memorie e documenti via e-mail, quando la natura delle questioni trattate, e le regole del tribunale arbitrale adito lo consentano, sono diventate già una pratica relativamente diffusa. Si parla sempre più di “arbitrato virtuale”, ovvero svincolato da un luogo fisico. Anche questa moderna concezione di arbitrato non sfugge alle critiche; l’interrogazione di testimoni, o ancora più semplicemente, eventuali problemi tecnici legati alla connessione internet, potrebbero portare a non lievi problemi, inoltre, parte della dottrina ritiene che l’arbitro avrebbe maggiori difficoltà nel leggere la gestualità, il tono della voce o altri messaggi visibili del corpo, che risulterebbero sicuramente maggiormente percepibili dal vivo, e che potrebbero convincere il giudice a provvedere con una decisione definitiva.

Il giorno 11 Giugno 2015, il Vice Segretario Generale della Camera di Commercio di Stoccolma, Kristin Campbell-Wilson, ha preso parte alla prima “multi location-arbitration”, con la presenza di venticinque partecipanti provenienti da diverse città (come Londra, Washington, Hong Kong, Singapore, Miami, Francoforte e Parigi), attraverso quindici fasce orarie diverse.

“The virtual arbitration: Undesiderable or Inevitable (or both)?” il titolo della conferenza, durante la quale si è svolta una simulazione di arbitrato internazionale, con la presenza di arbitri, un consiglio e dei testimoni, utilizzando dei sistemi video ad alta risoluzione ed altre nuove tecnologie.

Durante la conferenza è stato dimostrato come sia materialmente possibile avvalersi della tecnologia per interrogare testimoni, scambiare documenti e alleviare i costi del processo.

La necessità di telematizzare la risoluzione delle controversie si è sentita anche in Europa. In un rapporto del Consiglio d’Europa, approvato all’unanimità il 2 Novembre 2015, titolato “Access to justice and the Internet: potential and challenges”, l’assemblea evidenzia che l’accesso alla giustizia costituisce elemento fondamentale di uno Stato democratico che voglia definirsi “stato di diritto”.

Dopo ripetuti sforzi da parte di numerosi Stati, volti a riformare il processo e renderlo più accessibile, l’Assemblea accoglie con favore l’utilizzo delle moderne forme di tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT), come i fascicoli elettronici, i portali internet, le videoconferenze, i sistemi di gestione dei casi, i moduli di calcolo automatici per i casi riguardanti la fornitura di titoli e le banche dati per facilitare la condivisione delle informazioni, che hanno non solo il potenziale di semplificare e accelerare le procedure, ma anche di migliorare la coerenza e la prevedibilità dei risultati.

L’Assemblea osserva inoltre che la ICT ha spianato la strada per il perseguimento della risoluzione alternativa delle controversie (ADR) via Internet, per mezzo delle cosiddette procedure di risoluzione delle controversie online (ODR) tra consumatori e operatori commerciali, a seguito di acquisti di beni e servizi online, che stanno semplificando l’interazione tra individui, imprese e governi (lo sviluppo dell’ e-commerce e dell’e-governance hanno contribuito fortemente alla sensibilizzazione degli utenti alla telematizzazione del processo arbitrale).

La tecnologia, insomma, che già da tempo ci accompagna anche nelle nostre più semplici azioni quotidiane, si presenta come uno strumento determinante, destinato a rivoluzionare ancora una volta il mondo del diritto, al quale non possiamo fare a meno di appartenere.