“Fuori dall’Europa la transizione non è un’opzione etica, è una battaglia di sovranità industriale”. Con questo monito potente di Francesco Luccisano, Country Director Italy di Syensqo, si è aperto uno dei passaggi più significativi del confronto svoltosi la scorsa settimana presso la Sala dei Caduti di Nassirya di Palazzo Madama. Il messaggio è chiaro: “La transizione è anche una competizione globale per controllare le filiere del futuro. L’Europa ha le competenze e gli asset per dire la sua in questa competizione. Ma deve agire sapendo che altrove i suoi competitor geopolitici usano la politica industriale per mettere fuori mercato le nostre aziende.” Il senso di urgenza e la passione per il fare sono stati il filo conduttore di un incontro che ha trasformato dati tecnici e grafici in una visione umana e condivisa, dove la transizione deve avere il volto del pragmatismo e il cuore del coraggio industriale. Il dibattito, promosso dal Sen. Costanzo Della Porta, ha toccato la necessità profonda di una politica che sappia finalmente ascoltare chi la strada la vive ogni giorno, perché come ha dichiarato lo stesso Senatore Della Porta, bisogna fare scelte assennate e vicine alle imprese, poiché al 2035 non si arriva con forzature ideologiche, ma con un dialogo che produca norme capaci di funzionare nella realtà, proteggendo il mercato e creando città che siano davvero a misura di cittadino. Il racconto di questa trasformazione è passato attraverso l’esperienza diretta di chi il cambiamento lo guida, come Lorenza Di Carlo di ATAC, che sta già ridisegnando la mobilità romana riducendo drasticamente l’impiego del diesel, e di chi come Loredana Tomassetti Nobili di MSX International ricorda con forza che dietro ogni tecnologia ci sono le persone: la formazione non è un accessorio, ma il ponte necessario per non lasciare indietro nessuno in questo passaggio epocale. Ma la sostenibilità è anche una sfida di cura e di sicurezza quotidiana, un concetto espresso con partecipazione da Gianluca Amati dell’omonimo Gruppo, che ha acceso un faro su una realtà spesso ignorata: un parco macchine vecchio è un rischio per tutti e investire nella manutenzione non è un semplice costo, ma un atto di responsabilità verso la comunità. In uno scenario globale dove la Cina investe massicciamente per mettere fuori mercato le nostre eccellenze, il richiamo alla consapevolezza trova riscontro nei fatti concreti portati da Piero Cardile di ANCD-CONAD, tra colonnine di ricarica e potenziamento del trasporto su rotaia, e nelle richieste di stabilità e semplicità avanzate da Luca Banci di Fortech e Dario Fidanza di BIG SB, portavoce di aziende che non chiedono miracoli, ma la possibilità di pianificare un futuro che non penalizzi chi produce valore. A tirare le fila di questo intenso confronto è stato Riccardo Pilat, CEO di Pilat & Partners, sottolineando come le imprese si trovino oggi immerse in un paradigma irreversibile. Questo incontro non è stato un evento isolato, ma una tappa fondamentale di un ampio ciclo di convegni che Pilat & Partners sta organizzando con determinazione per sensibilizzare istituzioni e aziende sul fatto che il futuro non è un traguardo lontano, ma una realtà che chiede risposte immediate. Il futuro è adesso, e solo una transizione che sappia essere pragmatica, misurabile e umanamente compatibile potrà garantire all’Italia di restare protagonista in un mondo che non aspetta.





































