Il G7 sfida i mercanti di morte: coalizione contro la tratta dei migranti

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Bari, 14 giu. (askanews) – Una coalizione del G7 per prevenire e contrastare il traffico di migranti. Dal vertice di Borgo Egnazia, a presidenza italiana, emerge con forza la necessità di un impegno collettivo ad affrontare la migrazione come fenomeno globale. Il tema spicca nel giorno della storica partecipazione di Papa Francesco e occupa un lungo paragrafo della dichiarazione finale: “rafforzeremo le nostre azioni per prevenire, contrastare e smantellare le reti criminali organizzate che traggono profitto dal traffico di migranti e dalla tratta di persone”, confermano i leader in un passaggio del testo.

L’accordo è chiaramente solo politico. Il G7 non è sede adatta ad assumere decisioni operative e saranno i tecnici a decidere cosa fare e come intervenire. L’idea di fondo, però, sarebbe quella di promuovere una maggiore cooperazione sulle capacità investigative, coinvolgendo le autorità competenti nei paesi di origine, transito e destinazione. In particolare, per “azioni di contrasto congiunte basate su prove, contro le reti di contrabbando e tratta”, sarà essenziale migliorare lo scambio di dati tra i Paesi della ‘coalizione’. Fondamentale sarà inoltre seguire l’approccio “follow the money” per identificare, indagare e contrastare efficacemente la criminalità organizzata, affrontando gli aspetti finanziari, compresa la confisca dei beni”.

Giorgia Meloni, che ai lavori di oggi ha invitato alcuni rappresentanti del continente africano, può dirsi soddisfatta. I leader hanno fatto propri alcuni dei principi più cari alla presidente del Consiglio, riconoscendo la necessità di fronteggiare le sfide “attraverso un approccio integrato, globale ed equilibrato”, in linea con il diritto internazionale. “Azioni collettive svolte in uno spirito di impegno e responsabilità congiunta” sono state ritenute essenziali per lo sviluppo di soluzioni sostenibili e inclusive per gestire efficacemente la migrazione a beneficio di tutti, “compresi i paesi a basso e medio reddito che affrontano significative pressioni migratorie”.

L’impegno del G7, però, sembra andare oltre. I capi di Stato e di governo, infatti, intendono garantire una governance della migrazione che sia sempre più sostenibile, capace di “garantire il pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali per tutti, indipendentemente dal loro status migratorio”. Nessuna possibilità di equivocare a questo proposito; la dichiarazione finale contiene un passaggio chiaro: “ricordiamo il diritto di ognuno di chiedere asilo dalle persecuzioni come previsto dalla Dichiarazione Universale dei diritti umani e di chiedere la protezione internazionale tutelata dalla Convenzione di Ginevra sui rifugiati”.

In questo contesto, l’intenzione è quella di incrementare gli sforzi per affrontare le cause profonde della migrazione irregolare e degli sfollamenti forzati, quali conflitti, instabilità politica, povertà, criminalità, corruzione e violazioni dei diritti umani. L’obiettivo è promuovere partenariati globali ed equi tra i paesi di origine, transito e destinazione per aprire la strada a “soluzioni strutturali a lungo termine che contribuiscano allo sviluppo sostenibile, alla resilienza e alla stabilità”. Contemporaneamente saranno aumentati gli sforzi per prevenire e affrontare la migrazione irregolare, contrastare le attività illegali che la facilitano e affrontare le sfide che pone agli individui e alle società.

In questo ambito, saranno messe a punto strategie volte a dissuadere le persone dall’intraprendere “viaggi migratori irregolari e pericolosi”, e “saranno rafforzati i processi di gestione delle frontiere e dei visti”, anche al fine di limitare le attività delle reti di traffico e tratta di migranti. Inoltre, sarà sostenuto “il ritorno sicuro e dignitoso delle persone non idonee a rimanere” nel Paese raggiunto, nonché per sostenere gli sforzi di reintegrazione sostenibili nei paesi di origine.

Allo studio c’è infine anche la possibilità di mettere a punto “percorsi sicuri e regolari per migranti e rifugiati”, che possono rappresentare alternative realistiche, avere il potenziale per ridurre la migrazione irregolare e l’uso delle reti di contrabbando e tratta, e contribuire a prevenire le conseguenze umanitarie negative derivanti dall’imbarcarsi su rotte pericolose. I percorsi regolari dovranno rispondere ai requisiti nazionali, aderire alle legislazioni dei Paesi G7 e alle loro decisioni sovrane. In questo contesto, i programmi regionali volti a garantire i talenti e la mobilità professionale e a stabilire percorsi efficaci per il reinsediamento – nelle intenzioni del G7 – potranno fornire percorsi sicuri e legali per i migranti, affrontando al tempo stesso le lacune lavorative nei paesi di destinazione. (di Corrado Accaputo)