Il gabinetto segreto del Mann: oltre gli stereotipi la buona gestione aiuta la didattica

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Progettando la visita a un museo, per giunta a un museo archeologico, e facciamo pure un nome al MANN, è facile che le aspettative siano di un certo rilievo. Ancor più facile, nel caso del MANN, che queste aspettative siano poi pienamente soddisfatte. La realtà però, come sempre accade, può anche superare l’immaginazione. Colpo di scena: un intera sezione dall’argomento piccante, proibito, tanto licenzioso che l’accesso sia da sempre, “riservato a persone d’età e dalla specchiata moralità”, o con moderna terminologia, vietato ai minori. Poffarre. Che succede al Museo Archeologico? Cosa hanno esposto? Nulla di nuovo, nulla che non sia nel museo da sempre, qualcosa che dai tempi dei Borbone, simbolo della libertà d’espressione, esiste ma che fin da allora è coperto da un pesante drappo di riservatezza. Si chiama forse Gabinetto Segreto per nulla? Certamente no. Quattro ambienti più due d’accesso nei quali furono raccolti i vari reperti a soggetto erotico o sessuale portati alla luce durante gli scavi di Pompei ed Ercolano o che furono acquisiti in altro modo. Archeologia erotica? Certamente: le sale dedicate raccolgono per provenienza tanti oggetti la cui visione ai minori di 14 anni è permessa solo alla presenza di un accompagnatore adulto. Da Priapo ai baccanali di Dioniso fino al lupanare tante testimonianze che mostrano esplicitamente un mondo spudorato e vecchio quanto il mondo stesso. Nonostante l’argomento il numero di visitatori del Gabinetto Segreto non è alto. Statue, affreschi, tripodi e oggetti hanno il medesimo valore artistico ed archeologico di tutto quanto esposto nelle altre sezioni del Museo. Il MANN, non è certo l’Erotic Museum di Amsterdam. Eppure il museo olandese, che non mostra certo opere d’arte o archeologia, ha all’attivo un tale numero di visitatori da far dedicare ben altri due musei al piccante argomento. A Berlino Il Museo dell’erotismo Bate Uhse mostra oggetti, manifesti e statue provenienti da tutto il mondo, e finalizza la visita proprio alla testimonianza del peso dell’eros sul costume dei popoli. Senza offrire ai visitatori cocktail afrodisiaci o altri gadget. L’uso di musica, luci, e perché no di qualche narrazione mirata potrebbe essere ottimo supporto per alimentare il flusso turistico nelle sale del Gabinetto Segreto accendendo anche un interesse che superi la curiosità maliziosa per l’argomento. I divieti incuriosiscono e stuzzicano l’interesse, questo è certo. La comunicazione però è fondamentale. Bisogna essere informati circa l’esistenza di una raccolta speciale, attraente e un po’ proibita, per poterne desiderare la visione. Spesso invece il visitatore scopre la presenza di questa sezione solo durante la visita. Non è preparato, rimanda a una prossima volta. Il nome della sezione Gabinetto Segreto non è anche il suo destino: segreto sì, ma fino a un certo punto. Adeguatamente pubblicizzati questi ambienti, potrebbero fornire un ottimo incremento al flusso di turisti. Eros, arte, usi e costumi: c’è tantissimo materiale che può essere letto anche con fini educativi. La nostra è l’epoca delle immagini. Costruire intorno a tutto il materiale raccolto nel Gabinetto Segreto una narrazione che supporti le suggestioni che esso induce, è una prova di gestione molto stimolante, una sfida che può essere interpretata cambiando di volta in volta le regole del gioco. Il risultato sarebbe un laboratorio sulle relazioni tra parola e immagini che farebbe emergere riflessioni di estetica, storia, politica. Probabilmente questa sezione, se un giorno la scuola avesse un serio salto evolutivo, potrebbe essere offerta agli alunni delle scuole mettendoli allo stesso tempo davanti all’immagine e all’occhio di chi guarda. La visita al Gabinetto Segreto può allenare lo sguardo a vedere “oltre”. Oltre i pregiudizi, gli stereotipi, le idee ricevute, le paure, le abitudini e la fretta, o la distrazione. Una buona gestione dovrebbe aiutare la didattica tra gli oggetti in esposizione e i visitatori di un bene culturale.