Il giorno dopo

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Per come era variegato il pubblico presente allo stadio di San Siro a Milano per assistere alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali, più corretto sarebbe stato definirlo The Day After. Senonché di questi tempi non sarebbe stata una scelta fatta a cuor sereno, in quanto avrebbe potuto richiamare alla mente ancora fatti spiacevoli. Lo stesso gruppo di parole corrisponde tal quale al titolo di un film di guerra americano dei primi anni ’80. Ancora un volta l’ Italia ha dimostrato che, anche se afflitta da tanti problemi, quando si impegna, non è seconda a nessun’altra nazione. Ieri sera Milano, in occasione della cerimonia di apertura di quelle Olimpiadi, ha accolto ospiti di grande prestigio, un vero parterre du roi. In effetti il raffronto con gli incontri di teste coronate in occasione di edizioni delle Olimpiadi di molti anni orsono, pur non potendo disporre delle moderne tecnologie, furono l’ embrione un po’ meno consistente di quanto ha riservato per i prossimi giorni il duetto Milano – Cortina. È credibile che vincitori e vinti, al ritorno a casa, avranno molto da raccontare, e chl li starà ascoltando, almeno un pensiero, concreto o sogno che potrà essere, a trascorrere, prima o poi, le vacanze nel Bel Paese, lo farà. Volendo tentare di verificare se lo spirito delle recenti edizioni conservi almeno qualche spunto del significato che i Greci vollero dare a quella manifestazione, si palesa subito che il desiderio principale, pressochè alla pari con la vittoria, ben interpretato da tutti gli atleti in campo, era quello di vivere in pace. Tanto era sincero tale sentimento che i combattimenti, ovunque fossero in atto conflitti nel mondo conosciuto fino a allora, sarebbero dovuti cessare per l’intera durata di quei giochi. Attualmente una proposta del genere susciterebbe solo ilarità, senz’ altro fuori luogo.

Quindi sarà bene limitarsi al godimento dello spettacolo e ripetere, senza temere di peccare per voglia di serenità: ” che vinca il migliore”.