Il giurista: “Art.1 Costituzione è carta identità Paese”

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Roma, 9 ott. (Adnkronos/Labitalia) – La dignità della persona nella Costituzione, i suoi valori fondanti come lavoro, utilità sociale e democrazia, che sono ancora attuali e, anzi, necessitano per molti versi di essere ancora applicati e tutelati. Alla presentazione del volume ‘La dignità della persona nella Costituzione’ scritto dalla giornalista Bianca Di Giovanni e promosso dall’Inca Cgil, esperti e studiosi hanno riflettuto sulla nostra Carta che, scritta 70 anni fa, è ancora viva e ci indica la strada da seguire.

“L’articolo 1 -ha detto Carlo Smuraglia, giurista, già componente del Csm, ex senatore e attualmente presidente emerito dell’Anpi- è stato giustamente definito ‘la Carta d’identità della Costituzione e del Paese’, perché in poche righe dice quello che dovrebbe essere l’Italia: una democrazia e il suo valore fondante, il lavoro. E il modo in cui la Carta intende il lavoro è un modo preciso: non è una semplice attività, ma un attributo fondamentale della persona e la condizione per cui la persona può svilupparsi e vivere nella famiglia con dignità”.

Proprio la dignità, ha ricordato Smuraglia, “è un valore fondamentale nella nostra Costituzione e ricorre in vari punti”. “Spesso, però, proprio la sinistra l’ha dimenticato, come quando si è deciso di abolire l’art. 18. In ballo non c’erano solo le conseguenze economiche seppure gravi, ma al centro di questo dibattito andava messa la dignità del lavoratore che ha diritto di lavorare senza pensare di poter essere licenziato su due piedi e risarcito con 4 soldi”. La dignità, ha proseguito Smuraglia, “manca anche nel lavoro precario e senza riferimento alla dignità, anche l’art.1 della Costituzione perde di significato”.

Adolfo Pepe, professore di storia contemporanea all’Università di Teramo, ha ricordato che “l’Italia è stato l’unico Paesi dei tre Paesi usciti sconfitti dalla seconda Guerra Mondiale che è riuscita ad imporre un’Assemblea Costituente”. Pepe ha ricordato anche la figura di Giuseppe Di Vittorio, che fu tra i Padri costituenti e di come la Costituzione fosse, per il sindacalista pugliese, “un patto imposto alle classi dirigenti che avevano lasciato solo il Paese, e il popolo, perché il Paese si sarebbe salvato solo col lavoro”.

Ma adesso, ha sottolineato Luigi Ferrajoli, professore emerito di Filosofia del diritto all’Università degli studi Roma Tre, “lavoro e dignità delle persone sono stati e sono oggetto di attacchi da parte delle politiche: la precarizzazione, la soppressione dell’art. 18 che ha trasformato il lavoratore in merce che può essere espulso e sostituito in qualsiasi momento”. “La precarizzazione del lavoro ha prodotto effetti devastanti sulla base della Repubblica perché ha frantumato le classi che prima erano aggregate dalle condizioni sociali e di lavoro, e ha invece messo le persone l’una contro l’altra”, ha detto Ferrajoli.

Infine, Beniamino Deidda, ex procuratore generale presso la Corte d’Appello di Firenze, che da magistrato si è occupato di importanti processi sulla tutela della salute dei lavoratori, ha sottolineato che “rispetto al passato, adesso vengono approvati provvedimenti grossolanamente contrari alla Costituzione, come le due aliquote fiscali, contrarie al principio della progressività fiscale e come alcune norme del decreto sicurezza”. “Ma i principi della Costituzione -ha concluso- non sono ideologici, sono valori fondanti del patto sociale e valgono anche per il ministro Salvini”.