Il Laboratorio, perla dell’artigianato campano nel cuore di Napoli. Parla l’incisore e fondatore Vittorio Avella

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(foto di Stefania Trotta)

L’Occhio di Leone, ideato dall’artista Giuseppe Leone, è un osservatorio sull’arte visiva che, attraverso gli scritti di critici ed operatori culturali, vuole offrire una lettura di quel che accade nel mondo dell’arte, in Italia e all’estero, avanzando proposte e svolgendo indagini e analisi di rilievo nazionale e internazionale.

di Chiara Fucci

Il Laboratorio nasce come stamperia d’arte nel 1978 a Nola da un’idea di Vittorio Avella e del suo socio Antonio Sgambati, resisi conto di una grave mancanza: l’assenza, a partire dai primi anni del Novecento, di una stamperia di un certo livello in una città come Napoli con una grande tradizione litografica alle spalle, che in passato aveva accolto i più grandi incisori europei. Vittorio Avella e Antonio Sgambati hanno deciso di rimediare e di aprire quello che è diventato uno dei più prestigiosi laboratori di incisione, poi trasferito a Napoli, una perla dell’artigianato campano di cui si sono serviti editori, gallerie ma soprattutto grandi artisti nazionali e internazionali con cui è stato creato uno stretto e personale rapporto di scambio, approfondendo non solo l’aspetto artistico ma anche quello poetico tramite delle edizioni che hanno unito immagine e parola coinvolgendo artisti e poeti con un orizzonte di senso comune. Abbiamo parlato con Vittorio Avella dell’idea di dare vita a questa realtà, degli artisti con cui ha lavorato e di come una tale tradizione possa ancora sopravvivere nel mondo attuale, sempre più digitalizzato.

Oggi “Il Laboratorio” è una realtà unica dell’artigianato campano, un centro in cui segno grafico e scrittura poetica si uniscono per dare vita a edizioni pregiate a livello mondiale. Come e quando è nata l’idea di creare questo spazio?
C’è da fare una premessa, dal 1964 al 1970 sono stato a Parigi all’Accademia di Belle Arti, lì ho iniziato a praticare l’incisione e ho imparato il mestiere anche con uno dei grandi incisori francesi. Tornato a Napoli ho fatto una riflessione amara, ho notato che l’incisione non era praticata e che ci si serviva a Roma e a Milano da altri stampatori italiani. Eppure Napoli è stata anche capitale e ha avuto una straordinaria storia di incisione, si pensi ad esempio alla scoperta di Pompei ed Ercolano, i più grandi incisori europei sono stati a Napoli, ci sono testimonianze straordinarie ed è una cosa bellissima che la stamperia borbonica napoletana avesse iniziato a pubblicare libri sulle scoperte di Pompei ed Ercolano con incisioni dei più grandi incisori dell’epoca; furono pubblicati solo due volumi, il terzo non fu mai completato per la caduta del regime, ma nei sottoscala del museo archeologico a Napoli furono trovate delle casse con parti del terzo volume con i capoversi disegnati da Vanvitelli e altri grandi incisori stranieri e italiani. Mi faceva male pensare che in una città del genere l’ultimo stampatore fosse morto nei primi anni del Novecento e che da allora non c’è stata mai più una stamperia di un certo livello. Per cui incoraggiato dal mio socio Tonino Sgambati è nata l’idea di creare questa stamperia, di metterci a disposizione, e così è iniziata la nostra avventura, abbiamo cominciato a incoraggiare gli artisti napoletani a fare incisione perché il problema è proprio quando mancano strutture come le stamperie, già il mercato non considera l’incisione un valore assoluto, addirittura si respingono le opere su carta, figuriamoci le incisioni. Il tentativo era quindi quello di creare di nuovo un interesse sulle tecniche calcografiche.

La realtà da lei fondata custodisce una preziosa tradizione ed è un vero e proprio punto di riferimento dell’arte grafica campana, quali sono alcuni degli artisti che per stampare le proprie opere si sono serviti della sua bottega artigiana e com’è stato il rapporto con loro?
Il nostro è un lavoro fatto a 4 mani, quello che ci interessa è non stampare solo una lastra che viene da fuori ma avere un rapporto con l’artista, nelle nostre edizioni abbiamo cercato questa relazione e addirittura gli artisti potevano scegliere il rivestimento e cambiare, noi li abbiamo chiamati libri d’artista non perché fossero di copie unica ma perché ci fosse l’essenza del libro di artista, quello di una creazione totale, dalla scelta della carta al tema, al costruire tutta l’edizione, il contorno, le legature, e questo è stato estremamente importante, è possibile definirla una peculiarità delle edizioni del Laboratorio. Abbiamo poi stampato anche per gallerie e altri editori ma il grosso del nostro lavoro l’abbiamo sempre diretto in questa direzione. Abbiamo intessuto rapporti con artisti napoletani ma anche italiani e stranieri, abbiamo ad esempio stampato le opere di artisti come Mario Persico, Ernesto Tatafiore, Riccardo Dalisi, Giuseppe Maraniello, Renato Barisani, Raffaele Lippi, Mimmo Paladino, Sergio Fermariello, Cristian Leperino, Augusto Perez, Susanne Ristow e molti altri. Un’altra caratteristica delle nostre edizioni è anche quella di aver invitato dei poeti, abbiamo fatto tutta una serie di edizioni in cui c’erano sia il poeta sia l’artista che non ha fatto un intervento di illustrazione delle poesie, abbiamo infatti sempre messo insieme un poeta e un artista che avessero la stessa affinità, non sono mai state illustrazioni ma libri completi di due artisti che secondo la nostra scelta personale avessero la stessa visione. 

In un mondo in cui a dominare è ormai il digitale, quale crede che sia il futuro dell’artigianato e, in questo caso specifico, della stampa e dell’incisione realizzate a mano in una realtà per l’appunto sempre più digitalizzata?
Io credo che non ci sarà mai la scomparsa del libro, secondo la mia esperienza in questi anni ho trovato un interesse grandissimo per queste tecniche da parte degli artisti contemporanei, fin quando c’è questo interesse secondo me il settore non morirà mai, in effetti oramai c’è di tutto nel mondo dell’arte, però penso che sia una cosa che rimarrà. Il problema è in realtà che dovrebbe esserci più attenzione per i settori dell’arte, io credo però che il futuro sarà il libro, gli artisti sono molto più interessati a questo rispetto alla sola incisione, al foglio per venderlo, forse quest’ultimo verrà un po’ meno ma io scommetto molto sul libro, credo che andrà avanti. Tali tecniche dovrebbero essere difese e portate avanti, l’Accademia ad esempio spinge in questa direzione lasciando una luce accesa su questa realtà.

In che modo crede che il patrimonio di storia, arte e cultura racchiuso nelle botteghe artigiane oggi possa essere trasmesso e quindi salvaguardato?
A Napoli abbiamo un rapporto con la fondazione Morra, abbiamo messo su una stamperia in cui facciamo corsi per i giovani ma anche per artisti adulti, per chiunque voglia imparare. C’è comunque una disponibilità, non enorme ma credo che questa sia la strada, quella di cercare di conservare queste tradizioni. 

(foto di Stefania Trotta)
(foto di Stefania Trotta)