Il Lazzaro felice di Alice Rohrwacher incanta Cannes

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Roma, 14 mag. (AdnKronos/Cinematografo.it) – “Questo è un film che racconta la possibilità della bontà, che gli uomini da sempre ignorano, ma che si ripresenta e li interroga come qualcosa che poteva essere e non abbiamo voluto”. ‘Lazzaro felice’ è il magico disincanto con cui lo sguardo di Alice Rohrwacher si posa sul nostro cinema fondativo, quello dalla parte degli ultimi, quello fiabesco e popolare di Citti e di Pasolini, di Scola e di Comencini. E ferma il tempo, letteralmente.

Accolto con molti minuti di applausi alla proiezione in Grand Theatre Lumière (alla presenza congiunta di invitati e stampa accreditata), ‘Lazzaro felice’ è in gara per la Palma d’Oro e arriverà nelle nostre sale il 31 maggio, distribuito da 01 distribution.

“In questo momento parlare di Olmi è doveroso, necessario e commovente. Perché non c’è sguardo che mi manca di più, e uno dei più grandi rimpianti è stato non potergli far vedere film. Che ho terminato mercoledì, quindi portarlo qui a Cannes è stata una scommessa. Sono molto felice sia stato accolto così, è un film molto libero, è come ci è venuto”, dice ai cronisti Alice Rohrwacher, subito dopo la prima proiezione ufficiale del film.

Quella di Lazzaro (Adriano Tardiolo) un contadino che non ha ancora vent’anni ed è talmente buono da poter sembrare stupido, e Tancredi (Luca Chikovani), giovane come lui, ma viziato dalla sua immaginazione, è la storia di un’amicizia. Un’amicizia che nasce vera, nel bel mezzo di trame segrete e bugie. Un’amicizia che, luminosa e giovane, è la prima, per Lazzaro. E attraverserà intatta il tempo che passa e le conseguenze dirompenti della fine di un Grande Inganno, portando Lazzaro nella città, enorme e vuota, alla ricerca di Tancredi.

“Lazzaro è una figura che ritroviamo nella vita di tutti noi, il meno protagonista di tutti. Una persona che normalmente non viene mai messa in primo piano, l’ultimo della fila, che pur di non disturbare non si mette mai in mostra”, spiega ancora la regista, che aggiunge: “Nonostante questo film esprima fortemente il bene e il male, attraverso i crismi della fiaba, Lazzaro non esprime mai un giudizio. Nella storia c’è questo giudizio, ma Lazzaro ha nei confronti del prossimo una fiducia incondizionata, che lo porta anche a compiere scelte sbagliate, se vogliamo”.

Sospeso in un’epoca indefinita ma poco a poco riconoscibile, Lazzaro felice racconta un passaggio, “quello che Elsa Morante definì tra il primo e il secondo medioevo. Tra un medioevo storico e uno umano. Tutto cambia e tutto rimane com’è, era importante costruire questa storia in modo quasi classico e poi rompere tutto. Che è un po’ quello che è successo al nostro paese, ma Lazzaro non può cambiare perché Lazzaro è uno stare al mondo, di fidarsi del prossimo”.

Schiavi ma inconsapevoli, tutti i contadini dell’Inviolata – proprietà di una ricca marchesa interpretata da Nicoletta Braschi – scoprono per caso che la mezzadria è stata bandita per legge molti anni prima. Ma come cambierà, per loro, l’esistenza?

“Il mondo a cui facciamo riferimento è recente, un passato prossimo, ma tutta la dimensione del film è sospesa. La mezzadria è terminata nel 1982, sistema feudale che abbiamo in qualche modo recuperato andando a prendere dei contadini che avevano ancora memoria di quella realtà”, dice ancora Alice Rohrwacher, che aggiunge: “E’ anche un film religioso, se vogliamo, dal punto di vista preistorico del termine, la storia di una piccola santità senza miracoli, senza poteri o superpoteri, senza effetti speciali, la santità dello stare al mondo e di non pensare male di nessuno, ma semplicemente credere negli altri esseri umani. E quando Antonia (poi da adulta interpretata da Alba Rohrwacher, ndr) racconta la storia di San Francesco, che non è nominato, è ispirata ad un libro per bambini di Chiara Frugoni, con il lupo che gli si avvicina e non lo mangia perché capisce che è buono”.

Lazzaro è interpretato dal giovane esordiente Adriano Tardiolo, 19 anni e finito nel film quasi per caso: “La prima volta che l’abbiamo incontrato gli abbiamo chiesto se voleva fare il film e ci ha risposto con una gentilezza dolcissima, ‘no grazie’, poi abbiamo insistito per un mese…”, racconta ancora la regista, con Tardiolo che aggiunge: “Ci siamo conosciuti nella mia scuola, erano venuti per fare dei provini ai quali non ho partecipato. Ma in qualche modo ci siamo incontrati, e poco a poco abbiamo imparato a conoscerci”.