Il messaggio del Papa sul mondo in crisi d’identità e i limiti dei mass-media

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I mass-media hanno limitato, se non stravolto, anche il Discorso introduttivo che papa Francesco ha rivolto all’apertura dei lavori della sessantottesima Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana, avvenuta il 18 maggio. Eppure è uno di quei discorsi brevi, semplici, limpidi che richiederebbero di essere riportati integralmente, e senza glossa, perché parlano chiaramente a tutti. Se poi si voleva aggiungere qualcosa era il notare che, quantunque papa Francesco abbia detto che i suoi interrogativi e le sue preoccupazioni “nascono da una visione globale – non solo dell’Italia, globale”, il suo dire può riferirsi anche alla Società civile italiana, dove, come in quasi ogni parte del mondo, nel nostro tempo si è accerchiati da notizie sconfortanti, da notizie locali ed internazionali che fanno sperimentare afflizione e tribolazione. Anche in Italia, e non solo nel ristretto campo accademico, si elaborano documenti nei quali prevale l’aspetto teoretico – dottrinale astratto, come se non fossero destinati a tutti ma solo a studiosi e specialisti. Anche in Italia, e sempre in tutti i campi, la maggior parte dei cittadini è invitata non ad essere libera, non ad assumersi direttamente responsabilità, ma a seguire le direttive dei “piloti” e ad essere sottomessa a questi. Anche in Italia, nei passati decenni ed anche adesso, è mancata e manca l’abitudine di verificare la ricezione di programmi e di progetti. E si sono organizzati e si organizzano una molteplicità di convegni e di eventi i quali, mettendo in evidenza le solite voci (ed alcune lo sono da oltre mezzo secolo e ripetono, per lo più, quel che è di moda e quel che la sostiene) narcotizzano la Comunità, omologando scelte, opinioni e persone, invece di lasciar trasportare verso quegli orizzonti dove lo Spirito chiede di andare. Ed anche quando si parla di spirito in realtà lo si considera il maggior avversario della situazione esistente, perché, per sua natura, tende a scuotere sempre l’artefatto ed a rendere vivente la vita. Papa Francesco conclude il suo discorso parlando della crisi che non risparmia nemmeno la stessa identità cristiana ed ecclesiale. Se osserviamo attentamente la realtà italiana, scopriamo che è dalla fine della Seconda Guerra Mondiale che in Italia c’è crisi della sua identità. Ciò, come abbiamo spesso anche qui sostenuto, è stato causato dall’aver ritenuto la sua identità, che tutto il mondo ammirava, debole, insicura, sorpassata nell’età industriale alla quale ci si era frettolosamente convertiti, e dall’aver importato indiscriminatamente da metropoli di paesi industrializzati immagini di nuove identità, riducendo l’antica individualità a teorica e dottrinale, e lasciandola ai sempre più sottili specialisti. Come abbiamo anche spesso ricordato, l’identità italiana è fondata sull’incontro e l’armonizzazione del pensiero greco-romano con il cristianesimo. Ora è proprio questa armonizzazione che si tende a non riconoscere, staccando il pensiero greco-romano dal cristianesimo. E considerando il primo sorpassato ed il secondo, (che poi prima d’essere pensiero è via), d’intralcio. E comunque entrambi inadatti a costruire quella civiltà tecnologica, che sembra venire dopo quella industriale che ha sostituito la civiltà agricola. E della quale si vorrebbero mostrare solo i rottami di quel che si è distrutto, senza riconoscere quello che nonostante tutto è ancora vivente, ed è fondamentale per gli stessi che si ostinano a non riconoscerlo.

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