Il Mezzogiorno da prima a dopo

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Riproponiamo l’articolo di Ermanno Corsi apparso sul Roma di martedì 13 settembre all’interno della rubrica Spigolature

di Ermanno Corsi

La 18esima legislatura repubblicana finisce col 25 settembre (elezioni politiche anticipate) e l’insediamento delle nuove Camere il 13 ottobre prossimo, le prime che si presenteranno “quasi dimezzate”: 200 senatori su 315 e 400 deputati su 630.Prima verifica, e non per semplice curiosità: quale sarà il partito maggiormente penalizzato dalla riduzione, abbastanza sensibile, dei parlamentari? Facile immaginare il Movimento Cinque Stelle che, peraltro, dal 2018 in poi non ha fatto altro che subire dimissioni, litigiosità interne, fughe, transiti in altre formazioni. Un Movimento entrato a Montecitorio con quasi il 33 per cento e primo partito in assoluto, vi ritornerebbe – secondo i sondaggi – con uno stentato 10/12. Brutto colpo anche il divieto del terzo mandato. Ma almeno una consolazione, per i non ricandidati, non manca. Raggiunto il fatidico 24 settembre, si è completato -sia pure nella calcistica “zona Cesarini”- l’arco di giorni, mesi e anni che assicurano buonuscita e pensione. Resta comunque uno strano destino: i Cinque Stelle hanno voluto un Parlamento più magro e loro per primi, come sembra ormai inevitabile, ne pagheranno le conseguenze.

SINGOLARE DESTINO. I Cinque Stelle pagano un conto molto salato per una riforma costituzionale che era stata tante volte pensata come necessaria, ma mai attuata e della quale avrebbero potuto “menare intero vanto” (come disse Benedetto Croce in una ben diversa circostanza). In proposito c’è, nella storia napoletana, un precedente cui si può fare ora riferimento. Il ricordo va alla singolare vicenda di “Gioacchino che fece la legge” e che “lui stesso in nome di quella legge venne appiso”, cioè impiccato” (napoleonico re di Napoli, Gioacchino Murat stabilì per legge che sarebbe stato punito con la pena capitale chiunque avesse tramato contro il potere costituito; entrato in rotta con i Borbone e catturato a Pizzo Calabro, trovò per primo morte immediata). Da precisare che non venne “appiso”, ma fucilato mentre raccomandava, al plotone che eseguiva la condanna, di “sparare al cuore e non al viso”, tanto teneva all’integrità del suo estetico, regale aspetto….

DELUDENTE RIFORMA. E’ quella che riguarda il Reddito di Cittadinanza, fortemente voluto dai grillini di “prima generazione”. ”Abbiamo sconfitto la povertà”, si gridò con eccesso di enfasi nelle aule parlamentari quando la legge venne approvata, pur tra lo scetticismo di non pochi fra gli stessi seguaci dello stravagante Beppe Grillo (e non mancò la immediata, dura critica del Fondo monetario internazionale).Soprattutto nelle regioni meridionali una corsa senza freni con liste interminabili e rabberciate di aspiranti percettori (si disse ironicamente che “andavano da neonati e persone decedute fino a centenari”).In tre anni, dal Sud al Nord, quasi 5 milioni gli ammessi al contributo, per una spesa di oltre 4 miliardi di euro. Per quantità, e peso erogatorio, Campania e Sicilia al primo posto, in coda Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta. Si rivissero i tempi dell’assistenzialismo di massa e delle mance di Stato, della rinuncia a trovare occupazione, della convenienza a congiungere reddito e lavoro nero a tutto vantaggio di camorra e malavita organizzata. Devastanti le conseguenze sociali a tutto danno, in modo particolare, delle nuove generazioni.

NUOVO AVVIO. E’ auspicio unanime che non sia gattopardesco del tipo “tutto cambi purchè tutto resti com’è”. La strada imboccata è quella della Pubblica Amministrazione: a Napoli un concorso per 1400 posti (laureati e diplomati) per il Comune e la Città Metropolitana. Raffica di domande che vanno oltre le 120 mila. A Taranto il “Manifesto per il Sud” spalanca una porta ancora più larga: in sette anni, da ora al 2029, si faranno 900 mila assunzioni per rafforzare l’apparato statale. L’impegno sottoscritto da due governatori che l’occasione rivede insieme, il pugliese Michele Emiliano e il campano Vincenzo De Luca, dopo un lungo, aspro dissidio. Garante il segretario del Pd Enrico Letta.

LACERANTE INTERROGATIVO. Riguarda la Regione Campania e i progetti deluchiani per l’area est di Napoli. Dopo tanta discussione, sembra legittimo chiedersi: ma cos’è che occorre davvero, una “nuova sede” per la Regione oppure una “nuova Regione” per la Campania?