Il Papa in Giappone

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In foto l'arrivo del Papa in Giappone

A 38 anni dalla visita di Giovanni Paolo II avvenuta nel 1981 arriva in Giappone, in una bruttissima serata di vento  e pioggia, Papa Francesco. Ad accoglierlo c’è il vice Primo ministro Taro Aso, accompagnato dai vescovi, dal clero ed da un centinaio di bambini che haano tra le mani un messaggio di benvenuto scritto in lingua spagnola. Francesco Paolo visita Hiroshima e Nagasaki, dove esplosero le bombe atomiche il 6 e 9 di agosto del 1945. Una visita che vuol essere un forte messaggio contro le armi nucleari.
Per Francesco “una chiesa di martiri può  parlare con maggiore libertà, specialmente nell’affrontare questioni urgenti di pace e giustizia nel nostro mondo”. Nelle tappe di Hiroshima e Nagasaki ha pregato per le vittime di quei tragici eventi in cui persero  la vita tantissimi giapponesi e molti restarono feriti.
Il Papa ha raggiunto in serata la Nunziatura Apostolica per incontrare i vescovi e diplomatici delle 13 diocesi giapponesi. Il motto della sua  visita è “Proteggere ogni vita”.
Il cattolicesimo arriva in Giappone nel XVI secolo. Fu a Kagoshima  (città gemellata con Napoli) che Francesco Saverio approdò nel 15 di agosto del 1549. Fortissima fu la repressione, durata oltre 50 anni, narrata nel  documentario, assolutamente da vedere, di Martin Scorsese dal titolo Silence.
Racconta Shusaku Endo che Don Giovanni Battista Sidoti (o Sidotti) fu l’ultimo missionario nel periodo Ero. Padre di origini siciliane, nato a Palermo il 22 di agosto del 1667, sbarcò nel Sol Levante sull’isola di Yakushima nel 1708. Studioso del Giappone e della sua lingua, gli venne proibito ogni contatto con le comunità. Scoperto ed arrestato, successivamente si trasferì a Nagasaki  e poi a Edo dove diffusa era la comunità cristiana. I suoi resti sono stati ritrovati nel luglio del 2014, durante i lavori di costruzione di un parcheggio.