Il “passo del gambero” dell’Unione Europea

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di Achille Flora

Dopo che il Next Generation UE, finanziato direttamente dalla Commissione UE, emettendo titoli pubblici con garanzia di tutti gli Stati membri, sorta di Eurobond, che sembravano aver accantonato una volta e per tutte frammentazioni ed egoismi nazionali che avevano caratterizzato le fasi precedenti, ora, sotto i colpi della penuria di risorse energetiche, questo passo in avanti viene superato con passi all’indietro. È il cosiddetto “passo del gambero”, caratterizzato da una marcia irregolare con cui, di fronte ad un imminente pericolo, ad un passo in avanti corrispondono diversi passi all’indietro.
Il pericolo attuale proviene essenzialmente da errori passati con cui, particolarmente Germania e Italia, hanno legato a filo doppio, i loro rifornimenti di gas alle forniture di un Paese sovranista, guerrafondaio e inaffidabile come la Federazione Russa. Mentre i prezzi del gas crescono artatamente come una strategia economica destabilizzante, un prosieguo della guerra con armi economiche, tesa proprio a frammentare l’unità europea sulle sanzioni verso la Russia, diversi segnali sembrano dare ragione a questa strategia russa.
I Paesi europei erano già divisi, tra chi guadagna da questo aumento del prezzo, come la Norvegia grande produttore di gas, godendo della maggiorazione del prezzo del gas, ma anche da chi come l’Olanda che, come sede del TTF (Title Transfer Facility), un mercato virtuale in cui i fornitori dei mercati europei acquistano gas per poi rivenderlo ai diversi Paesi, con prezzo legato all’indice TTF, ha un ruolo centrale nella regolazione del prezzo del gas, cui è agganciato quello dell’energia elettrica . Un mercato basato su una piattaforma di scambi, spot con consegne a breve e future con consegne a lungo termine, comparto in cui alligna la speculazione, sia sui prezzi futuri sia sulle garanzie accessorie.
I passi del gambero all’indietro sono stati diversi: dall’introdurre gas ed energia nucleare tra le fonti sostenibili – passata senza veti nel Parlamento europeo nel 2022 – o il ricorso a risorse energetiche particolarmente inquinanti come lignite, carbone e nucleare, per far fronte al calo di forniture del gas russo.
La frammentazione tra i Paesi UE è divenuta oggi dirompente, con la decisione della Germania di finanziare con uno stanziamento di 200 miliardi di euro, il Fondo per la stabilizzazione dell’economia, per costruire uno scudo difensivo vs la guerra energetica. La divaricazione con gli altri Paesi europei è evidente. Ben 15 paesi, tra cui l’Italia, avevano proposto alla Commissione UE di adottare un tetto al prezzo del gas (Price Cap) con cui porre un freno ai suoi continui aumenti, ma la Commissione si allineata alle preoccupazioni della Germania di non trovare più gas sui mercati, poiché i Paesi venditori potrebbero non fornirli ad un prezzo calmierato, limitando così il tetto del prezzo al solo gas russo e a quello utilizzato per produrre energia elettrica, anche se la proposta tende a trattare con i produttori in maniera unitaria e con maggiore forza dei Paesi europei, per poi intervenire con sussidi, per riportare il prezzo del gas ad un livello sostenibile.
Bene ha fatto Draghi, cui si è allineato il premier in pectore Meloni, a levare la sua voce contro l’affrontare tale emergenza in ordine sparso, in base alle diverse disponibilità di bilancio. Una prospettiva che farebbe tornare indietro un processo di convergenza unitaria del processo di unificazione europea, alimentando spinte egoistiche e sovraniste. Una prospettiva che darebbe ragione all’obiettivo russo di dividere i Paesi europei.
La riconversione energetica in Europa, non diversamente da quella finanziaria e fiscale, può realizzarsi solo se i diversi Paesi membri si muovono in maniera unitaria, cosa già difficile per le scelte nelle risoluzioni sulle fonti energetiche che i diversi Paesi hanno fatto negli anni passati, dal nucleare francese ai rigassificatori spagnoli per la riconversione di gas liquido. Una frammentazione che, al suo interno, contiene una spinta che tende a dissolvere lo spirito unitario e le forme di solidarietà tra Paesi per redistribuire gli eccessi di stoccaggio di gas verso i Paesi in maggiore difficoltà, tra cui la stessa Germania.
Uno snodo che puntualmente si ripresenta, ogni volta che gli interessi nazionali entrano in conflitto con quelli comunitari. Solo l’Europa unita potrà sconfiggere queste spinte centrifughe e mantenere saldamente al suo interno quell’unità d’intenti che potrà mettere al margine tendenze sovraniste e autocratiche.